L’IDDIO DELLE RELAZIONI E I PATTI DELLA BIBBIA

Culto del 29 Mag 2022
Predicatore: Apostolo Lirio Porrello
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Ma io stabilirò il mio patto con te e tu entrerai nell’arca: tu, i tuoi figli, la tua moglie e le mogli dei tuoi figli con te. Genesi 6:18

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 Sin dai primi capitoli della Genesi, Dio si fa conoscere come Colui che con l’uomo, Sua creatura prediletta, instaura una relazione sulla base di patti.

Dalla lettura di Genesi 6:18, si evince che il primo patto di cui parla la Bibbia lo stipulò con Noè, e poiché l’arca che Noè costruì rappresenta la salvezza, come allora si salvò chi vi entrò, mentre andò in perdizione chi ne rimase fuori, così oggi, essendo Cristo Gesù la nostra Arca, si salva chi è in Cristo ed è perduto chi ne è fuori. Nessuno può pensare a una via di mezzo, perché non esiste; o si è dentro o si è fuori dall’Arca!

Dalla Scrittura apprendiamo che è stato sempre Dio a prendere l’iniziativa di fare patti con l’uomo, essendo Egli un Dio di relazioni.

Dopo che Adamo Gli si ribellò (Genesi 3), si sottrasse alla Sua autorità,  rifiutò la Sua paternità e scelse di vivere indipendentemente da Lui, di fatto il Creatore perdette il diritto legale di esercitare la Sua paternità, ma essendo un Dio che ama le relazioni e continuando ad amare l’uomo, per potere ripristinare con lui la relazione perduta e darle legalità, nella Sua sapienza iniziò a stabilire dei patti con altre persone,  tra cui Noè e Abramo.

Genesi 12 parla della chiamata di Dio ad Abramo e Genesi 15 chiarisce che il Suo proposito era quello di dargli la terra in cui lo aveva mandato. Ad Abramo, però, la Parola del Signore non bastò, evidentemente perché ancora non Lo conosceva a fondo, infatti dalla risposta che Gli diede trapela il suo bisogno di  ricevere maggiori assicurazioni sulla veridicità di ciò che gli veniva detto. A quel punto il Signore si abbassò al suo livello e per dargli la certezza assoluta  del valore della Sua Parola, volle fare con lui un patto e Gli chiese di portare alcuni animali che avrebbe usato a tal fine.

Genesi 15:7 Poi l’Eterno gli disse: «Io sono l’Eterno che ti ho fatto uscire da Ur dei Caldei, per darti questo paese in eredità». 8 E Abramo chiese: «Signore, Eterno da che cosa posso io sapere che l’avrò in eredità?». 9 Allora l’Eterno gli disse: «Portami una giovenca di tre anni, una capra di tre anni, un montone di tre anni, una tortora e un piccione giovane». 10 Allora Abramo gli portò tutti questi animali, li divise in due e pose ciascuna metà di fronte all’altra; ma non divise gli uccelli.

Abramo obbedì, divise a metà gli animali e con il sangue da essi versato stipularono un patto. L’apostolo Lirio precisa che tutti i patti vengono sigillati col sangue, anche il Nuovo Patto che ci riguarda e che fu  suggellato col sangue di Cristo.

Genesi 15:17 Ora come il sole si fu coricato e scesero le tenebre, ecco una fornace fumante ed una torcia di fuoco passare in mezzo agli animali divisi. 18 In quel giorno l’Eterno fece un patto con Abramo dicendo: «Io do alla tua discendenza questo paese, dal torrente d’Egitto al grande fiume, il fiume Eufrate

 

Nel patto Dio s’impegnò a dargli la terra e ne indicò i confini. Questo per dargli sicurezza.

Quando Abramo aveva novantanove anni l’Eterno gli apparve. Non si trattò di un sogno o di una visione, eventi in cui si vede un’immagine, ma non c’è la presenza, nell’apparizione c’è la reale presenza. Dio gli si manifestò realmente per comandargli di camminare alla Sua presenza in integrità e gli promise che, se avesse obbedito,  avrebbe stabilito con lui un patto e lo avrebbe moltiplicato grandemente.

Tutti i patti si basano sulla fiducia, sia che alla base ci sia una condizione, sia che si tratti di un patto incondizionato.

Genesi 17:1 Quando Abramo ebbe novantanove anni, l’Eterno gli apparve e gli disse: «Io sono il Dio onnipotente (El Shaddai); cammina alla mia presenza, e sii integro; 2 e io stabilirò il mio patto fra me e te e ti moltiplicherò grandemente».

Attraverso un processo, Abramo imparò a fidarsi di Dio, al punto che fu chiamato “Amico di Dio”, e in quell’amicizia sperimentò il riposo. L’Eterno lo aveva chiamato quando era un idolatra e gli fece fare un tale percorso da farlo diventare Suo amico. Questo perché Dio è un Dio che ama le relazioni.

Giacomo 2:23 Così si adempì la Scrittura, che dice: «Or Abrahamo credette a Dio, e ciò gli fu imputato a giustizia»; e fu chiamato amico di Dio.

Il massimo della Sua caratteristica relazionale, il Padre la manifesta nello stretto rapporto che aveva con Suo Figlio Gesù.

Giovanni 5:19 Allora Gesù rispose e disse loro: «In verità, in verità vi dico che il Figlio non può far nulla da se stesso, se non quello che vede fare dal Padre; le cose infatti che fa il Padre, le fa ugualmente anche il Figlio. 20 Poiché il Padre ama (philèo) il Figlio e gli mostra tutte le cose che egli fa; e gli mostrerà opere più grandi di queste, affinché voi ne siate meravigliati

Giovanni 5:30 Io non posso far nulla da me stesso; giudico secondo ciò che odo e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà del Padre che mi ha mandato.

 

Lo stesso tipo di rapporto di reciproco amore che aveva con Gesù, il Padre lo vuole con ciascuno di noi, infatti Gesù ci ha insegnato a pregare: “Padre Nostro…”, perché vuole che viviamo da figli, non da orfani, ma in realtà molti non sanno chi sono e invece d’identificarsi con quello che sono, s’identificano con quello che fanno.

A questo punto l’apostolo Lirio chiarisce che ci sono due teologie da non confondere: una teologia dottrinale e una teologia relazionale. La prima insegna la verità ed ha a che fare con la conoscenza, la seconda ha a che fare con la presenza di Dio. Sono due cose diverse, perché si può avere una grande conoscenza dottrinale e non avere una relazione con Dio, si può non avere alcuna conoscenza dottrinale e conoscere Dio perché si sperimenta la Sua presenza.


Giovanni 15:9 Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi; dimorate nel mio amore

Con queste parole Gesù ci dice che l’amore che ha per noi è lo stesso di quello che il Padre ha per Lui. Per questo Gesù ha potuto dire: “Chi ha visto me, ha visto il Padre”.

Quando noi dimoriamo nell’amore, siamo motivati dall’amore in tutto ciò che facciamo; quando invece siamo motivati da altri sentimenti, ad esempio dallo spirito di competizione, vuol dire che non amiamo il bene degli altri e quindi non stiamo dimorando in Dio.

La teologia relazionale contiene due idee chiave:

  1. Dio non cessa di interessarsi alle Sue creature e non abbandona mai Si relaziona con loro in vari modi.

  2. Il carattere e gli attributi di Dio sono immutabili, mentre la Sua condotta, pur sempre in accordo con il Suo carattere, viene influenzata da noi attraverso le nostre preghiere. Le creature infatti influenzano Dio in vari modi.

 

Malachia 3:6 «Io sono l’Eterno, non muto; perciò voi, o figli di Giacobbe, non siete consumati. 7 Fin dai giorni dei vostri padri vi siete allontanati dai miei statuti e non li avete osservati. Tornate a me e io tornerò a voi», dice l’Eterno degli eserciti. «Ma voi dite: “In che cosa dobbiamo tornare?”.

 

Da questi versetti si evince che Dio è sempre fedele, lo è anche quando noi non lo siamo, proprio in virtù del fatto che il Suo carattere è immutabile. Grazie alla Sua misericordia, tuttavia, i Suoi comportamenti possono mutare, infatti dice: “Tornate a me e io tornerò a voi”.

Ci ricordiamo dell’intercessione di Abramo per Sodoma e Gomorra? Contrattò con Dio e alla fine ottenne ciò che Gli aveva chiesto.

Genesi 18:32 E Abrahamo disse: «Deh, non si adiri il Signore e io parlerò ancora questa volta soltanto. Ammesso che in città se ne trovino dieci?». L’Eterno rispose: «Non la distruggerò per amore dei dieci». 33 Come l’Eterno ebbe finito di parlare ad Abrahamo, se ne andò. E Abrahamo tornò alla sua dimora

 

Dio aveva esordito dicendo che avrebbe distrutto Sodoma e Gomorra e alla fine cedette alle richieste di Abrahamo. Questo ci fa ancor più capire che è un Dio di relazione e ci incoraggia a rivolgerci a Lui per ogni cosa, mentre non avrebbe senso pregare se Lui non fosse disponibile a mutare comportamento per favorirci.

Quando chiamò Abramo, gli promise sette benedizioni senza chiedergli nulla in cambio. Il patto che stipulò con Lui era basato esclusivamente sulla sovranità di Dio.

Genesi 12:1 Or l’Eterno disse ad Abramo: «Vattene dal tuo paese, dal tuo parentado e dalla casa di tuo padre, nel paese che io ti mostrerò. 2 Io farò di te una grande nazione e ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai una benedizione. 3 E benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà; e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra».

 

Se non vogliamo cadere nell’errore di credere che Dio sia ingiusto, dobbiamo comprendere che Egli si relaziona sempre sulla base di un patto.

La Bibbia ci fa saper che, in base alla legge, un adultero doveva essere sottoposto a lapidazione, eppure leggiamo che Davide, pur avendo peccato di adulterio, non fu lapidato. Perché?

Perché Saul peccò e gli fu tolto il regno, mentre Davide non fu punito? Il fatto è che, mentre Saul era sotto il patto mosaico, che prevedeva la lapidazione degli adulteri, Davide non era sotto il patto mosaico, perché Dio aveva con lui un patto personale (il patto davidico, Salmo 89), secondo cui, se avesse peccato sarebbe stato punito, ma non rigettato. In altri termini, Dio rispettò sempre i patti, anche per Saul e per Davide, e allo stesso modo si relaziona con noi sulla base della Nuova ed eterna Alleanza, attraverso Gesù Cristo.

 Patti condizionati e patti incondizionati.

Degli otto patti di cui parla la Bibbia, sei sono condizionati e due incondizionati. Nel patto condizionato, l’uomo è chiamato ad adempiere una parte: l’obbedienza a quello che Dio ha stabilito (vedi Deuteronomio 28). Era condizionato il patto che fece con Adamo, infatti alla promessa di Dio Adamo doveva rispondere osservando determinate condizioni, mentre quello che fece con Abramo era incondizionato, perché basato sulla grazia e sulla Sua sovranità.

Il Nuovo Patto è incondizionato, infatti Dio non lo ha fatto basandosi sulla nostra condotta, ma basandosi su quello che Gesù ha compiuto per noi, e in quel Patto noi siamo entrati per fede.

 L’apostolo Lirio precisa che il patto stipulato con Abrahamo era un patto eterno, e poiché anche quello adempiuto da Gesù fu definito: La Nuova ed Eterna Alleanza, ci si chiede: si tratta di due diversi patti o il secondo è l’adempimento del primo? Proprio così, il patto stipulato con Abrahamo non aveva a che fare con il tempo, ma con l’eternità, e da Gesù fu migliorato.

Galati 3:17 Or io dico questo: la legge, venuta dopo quattrocentotrent’anni, non annulla il patto ratificato prima da Dio in Cristo, in modo da annullare la promessa.

 

Al tempo di Abramo la legge non c’era, fu data quattrocentotrent’anni dopo, per cui, anche se il patto mosaico fallì, non annullò il patto stipulato con Abramo, che era un patto eterno. In quei quattrocentotrent’anni il popolo d’Israele fu schiavo in Egitto e quando ne uscì, Dio diede a Mosé le tavole della legge. Fece un patto con il popolo attraverso Mosé, ma quel patto non annullò quello che aveva fatto n Abramo.

 

Romani 9:4 che sono Israeliti, dei quali sono l’adozione, la gloria, i patti, la promulgazione della legge, il servizio divino e le promesse;

 

Tutte queste promesse Dio le fece a Israele, ma noi Gentili, che eravamo fuori dai patti e dalle promesse, in che modo ci entriamo? Ce lo dice l’apostolo Paolo.

 
Efesini 2:11 Perciò ricordatevi che un tempo voi gentili di nascita, chiamati incirconcisi da quelli che si dicono circoncisi, perché tali sono stati fatti nella carne per mano d’uomo, 12 eravate in quel tempo senza Cristo, estranei dalla cittadinanza d’Israele e estranei ai patti della promessa, non avendo speranza ed essendo senza Dio nel mondo.

 

È vero, Dio aveva fatto il patto con Israele, ma pensava ai gentili, che vi entrarono attraverso Cristo, progenie di Abrahamo!

Quando Gesù era in procinto di ascendere al cielo, i discepoli Gli chiesero quando  sarebbe stato restaurato il regno in Israele, infatti erano convinti che questo sarebbe avvenuto, sulla base di quanto stabilito nel patto davidico. Gesù non negò che questo sarebbe avvenuto ma non si espresse sui tempi, che sono nella sovranità di Dio.

Atti 1:6 Così quelli che erano riuniti assieme lo interrogarono, dicendo: «Signore, è in questo tempo che ristabilirai il regno a Israele?». 7 Ma egli disse loro: «Non sta a voi di sapere i tempi e i momenti adatti, che il Padre ha stabilito di sua propria autorità.

Le promesse di Dio non sono mai legate al tempo e comunque Egli non è tenuto a rivelare quando avverrà l’adempimento di una Sua promessa, per non dare vantaggi al nemico. Quando Dio fa una promessa possiamo essere certi che la manterrà ma non sappiamo quando, dobbiamo solo avere fiducia nella Sua Parola.

 C’è una sostanziale differenza tra i patti dell’AT e il Nuovo Patto. Anche se tutti si basano sulla fiducia, quelli dell’Antico Patto avevano solo una prospettiva futura, mentre non è così nel Nuovo Patto, la cui prospettiva riguarda il presente. I patti dell’AT si basavano sulla speranza e i profeti avevano il compito di riconoscere i tempi, ma non per tutte le cose, dato che alcune rimanevano sotto la sovranità di Dio e bisognava solo fidarsi di Lui. È stato notato che in tutto l’AT la parola “fede” viene citata solo due volte, mentre viene più adoperata la parola “fiducia”.

Tutti i patti hanno una tempistica basata sul futuro e contengono alcune promesse di immediato adempimento, altre che si adempiranno in un futuro vicino e altre ancora che si adempiranno in un futuro indeterminato. Il Nuovo Patto, però, prevede qualcosa di profondamente diverso rispetto a quelli dell’AT. Nell’epistola agli Ebrei è scritto infatti che la fede è certezza di cose che si sperano, affermazione che parla di futuro e che potrebbe sembrare una definizione di fiducia come quelle dell’Antico Patto, ma di seguito viene aggiunto qualcosa che riguarda solo il Nuovo Patto: “dimostrazione di cose che non si vedono”.

 Ebrei 11:1 Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di cose che non si vedono

La seconda parte di questo versetto parla di presente, di cose che non si vedono, ma che già esistono e che quindi hanno solo bisogno di essere rivelate e ricevute… al presente, perché la fede non si basa su qualcosa che Dio deve fare, ma su ciò che Gesù ha già fatto, tanto che sulla croce disse: tutto è compiuto, e se è compiuto è storia, non speranza.

Noi dobbiamo solo credere a ciò che Gesù ha compiuto e ricevere per fede ORA, non nel futuro!

                 L’Antico Patto si basava sulla speranza, il Nuovo si basa sulla storia!