L’ESSENZA E L’ORA DELLA FEDE

Culto del 27 Set 2020
Predicatore: Apostolo Lirio Porrello
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Ecco, la sua anima si è inorgoglita in lui, non è retta, ma il giusto vivrà per la sua fede. Abacuc 2:4

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

Ulteriori approfondimenti sul tema dalla fede caratterizzano l’odierna predicazione che, come avviene di consueto, non manca di suscitare nei presenti interesse e meraviglia per l’abbondanza di rivelazioni e di chiarimenti che vengono dati sulla Parola di Dio.

Il viaggio spirituale che abbiamo intrapreso all’inizio di questa serie di predicazioni si pone l’obiettivo finale di condurci alla più alta dimensione del soprannaturale, quella della gloria, l’atmosfera di perfezione in cui vive Dio e dove tutto è possibile, ma a cui si può accedere solo dopo avere raggiunto le due tappe che la precedono: quella della vera fede e quella dell’unzione.

La scorsa domenica è stata chiarita la differenza che intercorre tra il credere e l’avere fede. È stato detto che credere vuol dire essere convinti che quanto Dio dice nella Sua Parola è vero, ma che per appropriarsi delle Sue promesse non basta soltanto credere, a tal fine infatti occorre mettere la fede in azione, cioè agire in accordo a ciò che si crede.

In proposito viene ricordato che il Siro Naaman, pur avendo creduto che il profeta Eliseo avrebbe potuto guarirlo dalla lebbra, ottenne la guarigione dopo avere messo in pratica ciò che Dio gli chiedeva attraverso il profeta. Egli iniziò con il credere, ma ricevette la guarigione per fede.

Molti credenti non ricevono perché non riescono a vedere nel mondo dello spirito, che è reale pur essendo invisibile, e credono solo a quello che percepiscono con i sensi naturali. In pratica si comportano come chi non è nato di nuovo, che vive basandosi esclusivamente sui sensi naturali e non ha la percezione del mondo spirituale.

Romani 12:2 E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio.

Solo Dio, che è Onnisciente e vive nell’eternità, conosce alla perfezione ogni cosa di ogni tempo: del passato, del presente e del futuro. Egli ci chiama a modificare la nostra visione della realtà, che è imperfetta, distorta e pronta a evidenziare tutte le impossibilità, e ad avere la Sua stessa visione delle cose, a rinnovare dunque la nostra mente e a salire così di livello.

1Corinzi 2:16 Infatti chi ha conosciuto la mente del Signore per poterlo ammaestrare? Or noi abbiamo la mente di Cristo.

L’apostolo Paolo afferma che, se fissiamo il nostro sguardo sulle cose che si vedono, non viviamo nella dimensione dello spirito in cui Dio ci ha messi all’atto della nuova nascita e non possiamo vedere ciò che è invisibile.

2Corinzi 4:18 mentre abbiamo lo sguardo fisso non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono, poiché le cose che si vedono sono solo per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne.

A questo punto l’apostolo Lirio ribadisce quanto detto in una precedente predicazione, cioè che la vera fede si basa su tre elementi: la Conoscenza, la Decisione, la Coerenza (CDC).
Per poter esercitare fede nella volontà di Dio, che è rivelata nella Sua Parola scritta, occorre innanzitutto averne conoscenza, quindi prendere la decisione di aderirvi a prescindere da ciò che si vede e si sente, infine parlare e agire coerentemente con la decisione presa.

Molti si chiedono perché molti cristiani non hanno una vita benedetta.
Questo avviene non perché Dio non voglia benedirli, ma perché costoro con le parole dichiarano di essere d’accordo con la Parola di Dio e con i fatti dimostrano il contrario.
A questo punto l’apostolo Lirio fa notare che tutte le chiese cristiane, di ogni denominazione, hanno una parziale conoscenza della verità rivelata, per cui dichiararsi appartenenti a una o a un’altra denominazione equivale a dichiarare i propri limiti, mentre dichiararsi figli di Dio è il modo più corretto per identificarsi con quello che Dio dice che siamo e non con i limiti in cui si trova la propria chiesa di appartenenza.

Altra domanda che molti si pongono è la seguente: “Perché Israele non entrò nella terra promessa nonostante quella fosse la volontà di Dio?”. Non vi entrò per la sua incredulità, non perché non fosse quella la volontà di Dio, il quale tuttavia per la Sua misericordia offre sempre la possibilità di un nuovo inizio.

Salmo 130:7 O Israele, spera nell’Eterno, perché nell’Eterno vi è misericordia e presso di Lui vi è redenzione completa.

La redenzione acquistata da Dio per noi è completa, a non essere completa è la rivelazione che ne abbiamo, e sono molte le cose i credenti non ricevono perché con i loro comportamenti pongono a Dio dei limiti. Ad esempio, molti credenti non vivono nella prosperità perché di fatto non sanno che la loro redenzione è completa e che si estende anche all’area economica, con la conseguenza che non si vedono prosperi come li vede Dio.

Ebrei 11:1 Or la fede (pistis) è certezza (hypostasis = sostanza) di cose che si sperano, dimostrazione (elegchos= prova, evidenza) di cose che non si vedono;

1Pietro 2:24 dice: Egli stesso portò i nostri peccati nel suo corpo sul legno della croce, affinché noi, morti al peccato, viviamo per la giustizia; e per le sue lividure siete stati guariti.

Questo versetto afferma che sulla croce Gesù portò (in un tempo passato) tutti i nostri peccati, affinché liberi dal peccato noi possiamo vivere per la giustizia, e aggiunge che in virtù delle Sue lividure noi siamo stati guariti. In pratica l’apostolo Pietro mette in risalto due fatti storici: la liberazione dal peccato e la guarigione divina, che Gesù acquistò per noi con la redenzione.
Egli si fece carico dei nostri peccati e li portò sulla croce, ma si caricò anche le nostre malattie, e come per mezzo della fede noi riceviamo la salvezza, così per mezzo della fede riceviamo la guarigione, che già esiste realmente nella dimensione dello spirito.

Nel Vangelo di Marco leggiamo che Gesù non pose limitazioni alla nostra possibilità di ricevere.

Marco 11:24 Perciò vi dico: Tutte le cose che domandate pregando, credete di riceverle e le otterrete.
Prima si crede e poi si ottiene, non viceversa, ma non si può credere aspettando una guarigione futura e dichiarare: “Un giorno guarirò”, perché una simile dichiarazione impedisce di ricevere. La donna dal flusso di sangue, ad esempio, stabilì l’attimo in cui avrebbe ricevuto guarigione: “Quando tocco…!” (Marco 5:28). Non fu guarita perché aveva creduto, ma quando toccò le vesti di Gesù.

Bisogna passare dal credere alla vera fede, cioè ad agire in base a ciò che si crede, e poiché la fede attinge all’eterno presente e non è condizionata dal tempo in cui viviamo sul piano naturale, occorre dichiarare: “Ricevo la guarigione ora”, nell’attimo presente.

Apocalisse 1:8 «Io sono l’Alfa e l’Omega, il principio e la fine», dice il Signore «che è, che era e che ha da venire, l’Onnipotente».

La fede è la mente di Dio rivelata all’uomo, affinché possa avere dominio nelle dimensioni del tempo, dello spazio e della materia. Egli sottomette ogni cosa al Suo volere, infatti compie anche miracoli creativi, e fornisce all’uomo la fede affinché anch’egli abbia il Suo stesso potere. Ricordiamoci che per ventiquattro ore Giosuè fermò il sole e la luna (Giosuè 10:12-13), fermò quindi l’intero sistema solare, sottomettendo così il tempo al proposito di Dio, il quale ha il potere di allungare o accorciare i tempi per favorire la realizzazione dei Suoi scopi.

Il secondo capitolo del Vangelo di Giovanni parla delle nozze di Cana, episodio che segna il principio dei segni fatti da Gesù. In quell’occasione Egli manifestò di essere la Parola di Dio vivente e rivelò come si vive nel soprannaturale. È una scrittura che ci introduce alla gloria, infatti è scritto che i discepoli videro la Sua gloria e credettero in Lui.

Quando Sua madre Gli comunicò che il vino era finito, nonostante Egli le avesse risposto che la Sua ora non era ancora giunta, proseguì dicendo ai discepoli di fare tutto quello che Lui avrebbe comandato, lasciando loro intendere che se avessero obbedito avrebbero visto la manifestazione del soprannaturale. L’obbedienza, infatti, è la parte che deve compiere chi vuole collaborare con Dio, affinché il soprannaturale si manifesti.
I servi obbedirono, dapprima riempiendo i recipienti con acqua, poi quando Gesù disse loro: “Ora attingete e portatene al maestro della festa”. Nell’attimo in cui obbedirono alla Sua Parola, istantaneamente l’acqua divenne vino. Questa legge spirituale dell’ora vale anche per noi, infatti Dio vuole benedirci ora, guarirci ora, farci prosperare ora…

Giovanni 2:1 Tre giorni dopo, si fecero delle nozze in Cana di Galilea, e la madre di Gesù si trovava là. 2 Or anche Gesù fu invitato alle nozze con i suoi discepoli. 3 Essendo venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». 4 Gesù le disse: «Che cosa c’è tra te e me o donna? L’ora mia non è ancora venuta», 5 Sua madre disse ai servi: «Fate tutto quello che egli vi dirà». 6 Or c’erano là sei recipienti di pietra, usati per la purificazione dei Giudei, che contenevano due o tre misure ciascuno. 7 Gesù disse loro: «Riempite d’acqua i recipienti». Ed essi li riempirono fino all’orlo. 8 Poi disse loro: «Ora attingete e portatene al maestro della festa». Ed essi gliene portarono. 9 E come il maestro della festa assaggiò l’acqua mutata in vino (or egli non sapeva da dove venisse quel vino, ma ben lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), il maestro della festa chiamò lo sposo, 10 e gli disse: «Ogni uomo presenta all’inizio il vino migliore e, dopo che gli invitati hanno copiosamente bevuto, il meno buono; tu, invece, hai conservato il buon vino fino ad ora». 11 Gesù fece questo inizio (archè = principio come in Giov 1:1) dei segni in Cana di Galilea e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui. 12 Dopo questo, egli discese a Capernaum con sua madre, i suoi fratelli e i suoi discepoli; ed essi rimasero lì pochi giorni. 13 Or la Pasqua dei Giudei era vicina, e Gesù salì a Gerusalemme

Il maestro della festa godette del miracolo e lo stesso gli invitati, ma ad averne rivelazione erano stati: Maria, che disse ai servi di fare tutto quello che Gesù avrebbe comandato, e i servi, che obbedirono al Suo comando perché anch’essi avevano ricevuto rivelazione.
Gesù compì questo segno in Cana di Galilea. Ma perché viene definito “segno” e non “miracolo”? Che differenza c’è tra le due cose? La differenza è che il segno oltre al miracolo contiene un insegnamento. Alle nozze di Cana Gesù insegnò come funziona la fede, insegnò come si accede al soprannaturale e come con la Sua presenza ogni difficoltà diventa un’opportunità; in definitiva in quell’occasione manifestò la Sua gloria.

Tutto questo avvenne pochi giorni prima della Pasqua, il che ci dice che il soprannaturale inizia con la morte dell’Agnello, e quando ne abbiamo la rivelazione comprendiamo che la redenzione è completa e che dobbiamo riporre tutta la nostra fede: in Colui che è Fedele e Verace.