LACENA DEL SIGNORE

Culto del 19 Dic 2021
Predicatore: Apostolo Lirio Porrello
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1Corinzi 11:23 Poiché io ho ricevuto dal Signore ciò che vi ho anche trasmesso: che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, 24 e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Prendete, mangiate; questo è il mio corpo che è spezzato per voi; fate questo in memoria di me». 25 Parimenti, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me».26 Poiché ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finché egli venga. 27 Perciò chiunque mangia di questo pane o beve del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole del corpo e del sangue del Signore. 28 Ora ognuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva del calice, 29 poiché chi ne mangia e beve indegnamente, mangia e beve un giudizio contro se stesso, non discernendo il corpo del Signore. 30 Per questa ragione fra voi vi sono molti infermi e malati, e molti muoiono.31 Perché se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati. 32 Ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal Signore, affinché non siamo condannati col mondo.
La Cena del Signore è un memoriale che Dio ci ha comandato di compiere e si celebra per ricordare il sacrificio eterno di Gesù, grazie al quale chi crede in Lui può entrare nel nuovo Patto con Dio Padre e beneficiare di tutti gli effetti del sacrificio di Cristo sulla croce, ovvero la vita eterna, la Grazia, la guarigione etc.
Non dobbiamo mai dimenticare che Cristo è il Sommo Sacerdote in eterno, seduto alla destra del Padre, che ha compiuto sulla croce una volta e per sempre l’espiazione per i nostri peccati. Nell’Antico Testamento Dio aveva comandato a Mosè di festeggiare la cosiddetta festa dell’espiazione, una festa autunnale, nel settimo mese dell’anno (Tishri) in cui il sommo sacerdote (prefigura di Cristo) doveva entrare nel Luogo Santissimo del Tabernacolo e presentare i propri peccati e i peccati d’Israele al Signore per fare l’espiazione.Troviamo scritto tutto questo in Levitico 23:26 L’Eterno parlò ancora a Mosè dicendo: 27 «Il decimo giorno di questo settimo mese (Tishri) sarà il giorno dell’espiazione. Ci sarà per voi una santa convocazione; umilierete le anime vostre e offrirete all’Eterno un sacrificio fatto col fuoco. 28 In questo giorno non farete alcun lavoro, perché è il giorno dell’espiazione, per fare espiazione per voi davanti all’Eterno, il vostro DIO.
Lo Yom Kippur, ovvero la Festa dell’Espiazione, in realtà non sarebbe esistito se Adamo non avesse peccato! Difatti, a causa dell’entrata del peccato nella vita dell’uomo, Dio ha ritenuto necessario stabilire per il Suo popolo un giorno per l’espiazione dei peccati, affinché venissero coperti e si ristabilisse in quel giorno la comunione uomo-Dio. Per questa ragione lo Yom Kippur era un appuntamento divino molto importante e Dio dà specifiche raccomandazioni e istruzioni a Mosè su ciò che doveva fare il Sommo sacerdote.

Levitico 16:2 L’Eterno disse a Mosè: «Parla ad Aaronne, tuo fratello, e digli di non entrare in qualsiasi tempo nel santuario, di là dal velo, davanti al propiziatorio che è sull’arca, perché non abbia a morire, poiché io apparirò nella nuvola sul propiziatorio. 3 Aaronne entrerà nel santuario in questo modo: prenderà un torello per il sacrificio per il peccato e un montone per l’olocausto. 4 Si metterà la tunica sacra di lino e porterà sul suo corpo i calzoni di lino; si cingerà della cintura di lino e avrà in capo il turbante di lino. Queste sono le vesti sacre; egli le indosserà dopo essersi lavato il corpo nell’acqua. 5 Dall’assemblea dei figli d’Israele prenderà due capri per il sacrificio per il peccato e un montone per l’olocausto. 6 Aaronne offrirà il torello del sacrificio per il peccato, che è per sé, e farà l’espiazione per sé e per la propria casa. 7 Poi prenderà i due capri e li presenterà davanti all’Eterno all’ingresso della tenda di convegno.

In realtà il compito del sommo sacerdote era di entrare ogni giorno nel Luogo Santo del Tabernacolo e pulire il candelabro per mantenerne costante l’intensità della luce; soltanto in occasione del Yom Kippur poteva entrare nel Luogo Santissimo vestito interamente di lino (poiché rappresenta la Giustizia) con dei sacrifici per espiare i peccati, perciò entrava carico di peccati, ma usciva da quel luogo avendo ottenuto il perdono divino!

Ma continuiamo a leggere in Levitico 16:14 Poi prenderà del sangue del torello e lo spruzzerà col suo dito sul propiziatorio dal lato est; spruzzerà pure un po’ di sangue col suo dito davanti al propiziatorio sette volte. 15 Poi scannerà il capro del sacrificio per il peccato, che è per il popolo, e ne porterà il sangue di là dal velo; e farà con questo sangue ciò che ha fatto col sangue del torello; lo spruzzerà sul propiziatorio e davanti al propiziatorio.

Il sommo sacerdote, dunque, doveva offrire due tipi di sacrifici: uno per i propri peccati e l’altro per i peccati del popolo, per ottenere il perdono da Dio. Ciò che compiva il sommo sacerdote nell’Antico Testamento era figura e ombra di ciò che avrebbe fatto Gesù sulla croce, la differenza sta nel fatto che Cristo era senza peccato e il Suo sacrificio è valso per sempre! Per questa ragione leggiamo una frase profetica in Ebrei 9:11 Ma Cristo, essendo venuto come Sommo Sacerdote dei beni futuri, attraverso un tabernacolo più grande e più perfetto non fatto da mano d’uomo, cioè non di questa creazione.
Da questo verso possiamo comprendere che il sacerdozio di Cristo, il Messia, non è finito; il Suo ministero è iniziato, ma gli effetti di questa espiazione non sono stati manifestati completamente, perché viviamo ancora in un mondo di peccato! Troviamo un riscontro del mistero nella profezia ebraica, accennato nell’epistola agli Ebrei, nel Salmo 110:4 L’Eterno ha giurato e non si pentirà: «Tu sei sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedek».
In questo verso, Dio afferma che il Messia che sarebbe venuto, sarebbe stato un Messia Sommo Sacerdote e come tale avrebbe potuto celebrare lo Yom Kippur. Gesù però, invece di usare il sangue di animali, usò il proprio sangue, perché offerse la propria vita in sacrificio e tale sangue venne presentato nel santuario celeste. Essendo senza peccato, Egli fu dichiarato innocente! Gesù difatti non aveva mai peccato, ma proprio come faceva il sommo sacerdote dell’Antico Patto, caricò di tutti i peccati dell’umanità, come leggiamo nei famosi versi di Isaia 53:4.

Eppure egli portava le nostre malattie e si era caricato dei nostri dolori; noi però lo ritenevamo colpito, percosso da DIO ed umiliato. 5 Ma egli è stato trafitto per le nostre trasgressioni, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo per cui abbiamo la pace è su di lui, e per le sue lividure noi siamo stati guariti. 6 Noi tutti come pecore eravamo erranti, ognuno di noi seguiva la propria via, e l’Eterno ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. 7 Maltrattato e umiliato, non aperse bocca. Come un agnello condotto al macello, come pecora muta davanti ai suoi tosatori non aperse bocca. 8 Fu portato via dall’oppressione e dal giudizio; e della sua generazione chi rifletté che era strappato dalla terra dei viventi e colpito per le trasgressioni del mio popolo? 9 Gli avevano assegnato la sepoltura con gli empi, ma alla sua morte fu posto col ricco, perché non aveva commesso alcuna violenza e non c’era stato alcun inganno nella sua bocca, 10 Ma piacque all’Eterno di percuoterlo, di farlo soffrire. Offrendo la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una progenie, prolungherà i suoi giorni, e la volontà dell’Eterno prospererà nelle sue mani.

Da questi versi comprendiamo che Gesù, sia come Messia che come Sommo Sacerdote, ha compiuto lo Yom Kippur, si è caricato di ogni malattia e di ogni peccato, e chiunque crede nel Suo sacrificio può ottenere l’espiazione ed essere libero da ogni condanna e da ogni dolore nel fisico e nell’anima! Gesù dunque ha sofferto sulla croce per non fare soffrire noi!
Il profeta Daniele presenta il Messia come Sommo Sacerdote secondo l’ordine di Melchisedek, Colui che, una volta ucciso, avrebbe risolto il problema dell’espiazione in maniera eterna.

Daniele 9:23 All’inizio delle tue suppliche è uscita una parola e io sono venuto per fartela conoscere, perché tu sei grandemente amato. Fa’ dunque attenzione alla parola e intendi la visione: 24 Settanta settimane sono stabilite per il tuo popolo e per la tua santa città, per far cessare la trasgressione, per mettere fine al peccato, per espiare l’iniquità, per far venire una giustizia eterna, per sigillare visione e profezia e per ungere il luogo santissimo. 25 Sappi perciò e intendi che da quando è uscito l’ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme, fino al Messia, il principe, vi saranno sette settimane e altre sessantadue settimane; essa sarà nuovamente ricostruita con piazza e fossato, ma in tempi angosciosi. 26 Dopo le sessantadue settimane il Messia sarà messo a morte e nessuno sarà per lui. E il popolo di un capo che verrà distruggerà la città e il santuario; la sua fine verrà con un’inondazione, e fino al termine della guerra sono decretate devastazioni. 27 Egli stipulerà pure un patto con molti per una settimana, ma nel mezzo della settimana farà cessare sacrificio e oblazione; e sulle ali delle abominazioni verrà un devastatore, finché la totale distruzione, che è decretata, sarà riversata sul devastatore».

In questi versi, il Signore rivelò a Daniele ciò che sarebbe accaduto nel futuro, gli svelò che per mettere fine al peccato ed espiare l’iniquità avrebbe mandato il Messia che col Suo sacrificio avrebbe portato una giustizia eterna. Dio, inoltre, diede a Daniele date precise, attestate in seguito da documenti storici, per esempio v.25 … uscito l’ordine di restaurare e ricostruire Gerusalemme, fino al Messia… ovvero 1 Nisan (5 marzo) 444 a.C. (Nehemia 2:1-8).
Nei versi 25 e 26 parla chiaramente di quando sarebbe venuto il Cristo e della Sua morte. Ma perché nonostante questa profezia Israele non riconobbe il Messia? Perché non la compresero! Eppure tutto ciò che è scritto nel libro di Daniele si è realizzato e si realizzerà, perché nessuna parola del Signore cade a vuoto! Dobbiamo perciò comprendere i tempi, e capire che tra la sessantanovesima settimana (che in realtà corrisponde a quattrocentonovanta anni) e il compimento della settantesima settimana vi è un’interruzione, ovvero il periodo in cui la Chiesa è protagonista! Dopo che avverrà il Rapimento della Chiesa si adempirà la settantesima settimana chiamata anche periodo dell’Afflizione (che riguarderà Israele).

Torniamo però allo Yom Kippur: dobbiamo comprendere che il mistero di questa santa convocazione è legato a ciò che è successo nel giardino dell’Eden, al peccato compiuto da Adamo ed Eva, che ha prodotto la separazione tra Dio e l’uomo; come leggiamo in Genesi 3:23 Perciò l’Eterno DIO mandò via l’uomo dal giardino di Eden perché lavorasse la terra da cui era stato tratto 24 Così egli scacciò l’uomo; e pose ad est del giardino di Eden i cherubini, che roteavano da tutt’intorno una spada fiammeggiante, per custodire la via dell’albero della vita.

La prima cosa che possiamo notare dalla lettura di questi versi è che Dio non ha maledetto l’uomo, il Suo amore per l’uomo infatti non è cambiato, ma ha dovuto disciplinarlo e allontanarlo dall’Eden.
Se Adamo infatti non avesse peccato non sarebbe stato necessario istituire lo Yom Kippur, perciò a causa del peccato, l’uomo ha perso il privilegio di vivere in comunione con il Signore, ma nello Yom Kippur Dio appare all’uomo, incontra personalmente il sommo sacerdote nel Luogo Santissimo e per quel giorno viene ristabilita la comunione tra Creatore e creatura. Per questa ragione lo Yom Kippur è il giorno più santo dell’anno ebraico. L’uomo e Dio si separano nell’Eden, ma nel Tabernacolo, durante lo Yom Kippur, il Sommo sacerdote ritorna a Dio e si avvicina alla Sua presenza.
Nel v.24, inoltre, troviamo una corrispondenza col tabernacolo di Mosè riguardo alla direzione in cui il sommo sacerdote doveva spruzzare il sangue, ovvero il lato est, dove sono presenti i cherubini, protettori della presenza divina, ma con una differenza: nel giardino dell’Eden i cherubini possedevano ciascuno una spada fiammeggiante (simbolo del giudizio), mentre nel tabernacolo erano disegnati nella cortina che divideva il Luogo Santo dal Luogo Santissimo, in ginocchio, senza spade, con lo sguardo rivolto al propiziatorio, il luogo della grazia attraverso cui Dio faceva misericordia a tutti gli uomini.

Esodo 25:18 Farai quindi due cherubini d’oro; li farai lavorati al martello alle due estremità del propiziatorio; […] 20 E i cherubini avranno le ali spiegate in alto, in modo da coprire il propiziatorio con le loro ali; saranno rivolti l’uno verso l’altro, mentre le facce dei cherubini saranno volte verso il propiziatorio.
Nell’Eden, l’uomo aveva perduto la gloria di Dio e la comunione con Lui.
Esodo 26:1 «Farai poi il tabernacolo di dieci teli di lino fino ritorto, di filo color violaceo, porporino e scarlatto, con dei cherubini artisticamente lavorati[…] 31 Farai un velo di filo violaceo, porporino, scarlatto e di lino fino ritorto, con dei cherubini artisticamente lavorati.
Grazie al sacrificio di Gesù, è avvenuto il passaggio dell’Agnello pasquale, che si è sacrificato per noi e ci ha riportato alla Gloria e alla comunione con Dio Padre. La cortina del tempio è stata squarciata e chiunque crede nel nome del Signore può accedere alla presenza del Padre, poiché il sangue di Cristo ha ristabilito la comunione tra Dio e l’uomo; per questa ragione Dio Padre ha cambiato il giudizio in misericordia per coloro che credono nel nome di Suo Figlio!

Infatti il desiderio del Padre è che tutti gli uomini vengano alla conoscenza della Sua presenza, del Suo amore, e ciò può avvenire se crediamo nel sacrificio di Suo Figlio sulla croce, venuto sulla terra per ristabilire la giustizia eterna! Sia gloria a Lui per sempre, amen!

Redazione a cura di Gioia Machì