LA PAROLA USCITA DALLA BOCCA DI DIO.

Culto del 10 Nov 2019
Predicatore: Apostolo Lirio Porrello
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Allora la donna disse ad Elia: «Ora riconosco che tu, sei un uomo di DIO e che la parola dell’Eterno sulla tua bocca è verità».1Re 17:24

Redazione a cura di Gandolfa Brucato

1Pietro 4:11 Chi parla, lo faccia come se annunciasse gli oracoli di Dio; chi fa un servizio, lo faccia nella forza che gli è fornita da Dio, affinché in ogni cosa sia glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo, a cui appartiene la gloria e il dominio per i secoli dei secoli. Amen.

Ancora oggi viene trattato il tema della parola. Ma, mentre la scorsa domenica è stato approfondito il valore della parola, pronunciata da ciascuno di noi, che deve avvenire usando saggezza, oggi viene messo a fuoco il valore di “ogni parola che esce dalla bocca di Dio”. Quest’ultimo verso del rhema di quest’anno dice: “Chi parla, lo faccia come se annunciasse gli oracoli di Dio”, quindi veniamo incoraggiati a pronunciare la Sua parola e chi fa un servizio lo faccia nella forza che gli è fornita da Dio, per meglio dire chi ha il ministero della parola lo eserciti nella forza che gli è fornita da Dio, perché solo così, laddove viene meno la sua, supplirà quella di Dio.
Vale ancora la pena precisare che proprio in quest’anno 5780 del calendario ebraico ha inizio la decade Peh, che sta a significare “bocca”, durante la quale dobbiamo imparare ad attribuire il giusto valore ad ogni parola che esce dalla bocca di Dio, parola che è opportuno definire “santa, gloriosa e soprannaturale”.
Viene ancora replicato che ogni lettera dell’alfabeto ebraico, che è costituito da ventidue consonanti, ha un valore numerico. All’ 80 corrisponde la diciassettesima lettera, la Peh, che vuol dire ”bocca”.
Ancora il versetto continua affermando che in ogni cosa sia glorificato Dio per mezzo di Gesù Cristo ed a tal proposito non dobbiamo dimenticare che siamo stati creati per la sua gloria e di conseguenza chi ha un ministero deve esercitarlo, affinché soltanto Lui e nessun’altro possa riceverne la gloria, in quanto chi eventualmente dovesse prenderla risulterebbe “abusivo”; inoltre poiché anche l’autorità appartiene a Lui, chiunque agisce senza autorità delegata risulta anch’egli abusivo .
Infatti dobbiamo interrogarci, per capire, se nel nostro cammino di ogni giorno ci stiamo muovendo nell’ambito della Sua gloria e della Sua autorità, o viceversa nella disobbedienza, che chiaramente ci porterebbe nel territorio del nemico. Questi rappresentano principi spirituali che vanno memorizzati ed osservati.
Entriamo nel tema di oggi “La parola uscita dalla bocca di Dio” che troviamo in Matteo 4:4
Ma egli, rispondendo, disse: «Sta scritto: “L’uomo non vive di solo pane, ma di ogni parola che procede dalla bocca di Dio”». Ci troviamo in un contesto in cui si tratta della tentazione di Gesù o più precisamente, ha spiegato l’apostolo Lirio, della sfida di Gesù a Satana. In realtà è stato lo Spirito a condurlo nel deserto, subito dopo il Suo battesimo nel fiume Giordano, nel corso del quale ricevette lo Spirito, che sotto forma di colomba si poggiò sul suo capo e una voce si udì dal cielo che pronunciò queste parole: Egli è il mio figliolo prediletto, in Lui mi sono compiaciuto, e proprio con tale asserzione Gesù ricevette la sua identità.
In questa situazione osserviamo che ci sono 3 tappe:

Nel Giordano riceve lo Spirito;
Nella tentazione viene condotto dallo Spirito;
All’uscita dal deserto è nel potere dello Spirito.( Da notare che sino a questo momento non aveva ancora fatto miracoli li ha fatti dopo questi fatti).
In effetti lo Spirito Santo dice a Satana che, mentre col primo Adamo ha potuto vincere, col secondo Adamo (Gesù) ne è uscito perdente.
Satana tenta Gesù, inducendolo a dubitare della Sua identità, fingendo però di dimenticare, che Gesù l’identità l’aveva già ricevuta e ne era perfettamente consapevole..
Non possiamo fare a meno di notare che, a causa della caduta, le persone hanno perduto l’identità e si sentono orfane e di conseguenza vengono identificate col lavoro che svolgono (sono però cose ben diverse), in quanto senza paternità non c’è identità e se manca l’identità, ci si identifica col lavoro svolto e come conseguenza ci si offre al maggiore offerente. Noi dobbiamo ricordare che quando Satana ci parla non dobbiamo restare in silenzio, bensì dobbiamo avere noi l’ultima parola, rispondendo “Sta scritto” e poggiandoci sulla parola, rimanendo invece in silenzio, quando è Dio a parlarci, riservando solo a Lui la giusta attitudine di ascoltare ed obbedire.
Satana, nel tentare Gesù a cambiare le pietre in pane, aveva l’obiettivo di volerlo portare ad essere il Proprio provveditore e a non dipendere dal Padre; Gesù avrebbe potuto cambiare le pietre in pane, infatti aveva già ricevuto lo Spirito (certo, se non avesse potuto compiere ciò che Satana gli chiedeva, non sarebbe stata tentazione), ma, come ben sappiamo, non ha ceduto. Gesù ha risposto “Sta scritto”; avrebbe potuto rispondere “Ti dico”, perchè Lui è la parola, ma volutamente non lo ha fatto, in quanto noi non avremmo potuto farlo; invece rispondendo “Sta scritto”, ha dato anche a noi la possibità di rispondere a Satana nello stesso suo modo, incisivo ed efficace. Gesù non ha agito di propria iniziativa e non dobbiamo farlo neanche noi, in quanto il potere, usato senza sottomissione diventa magia e stregoneria. Anche noi, non abbiamo alcun motivo di dimostrare a Satana che Dio è nostro Padre, stante che possediamo l’arma vincente: rispondere “Sta scritto” con la citazione del versetto biblico corrispondente.
Adesso, al fine di far comprendere che la parola uscita dalla bocca di Dio compie un ciclo, viene spiegato il ciclo dell’acqua, stante che gli stessi possono essere paragonati tra di loro.
In Isaia 55:10 troviamo: Ma egli, rispondendo, disse: Come infatti la pioggia e la neve scendono dal cielo e non vi ritornano senza avere annaffiato la terra, senza averla fecondata e fatta germogliare, in modo da dare il seme al seminatore e pane da mangiare, 11 così sarà la mia parola, uscita dalla mia bocca: essa non ritornerà a me a vuoto, senza avere compiuto ciò che desidero e realizzato pienamente ciò per cui l’ho mandata.
Il ciclo dell’acqua si svolge attraverso i seguenti rapidi punti:
La pioggia scende dal cielo (atmosferico), cade sulla terra attraverso le precipitazioni, annaffia e nutre la terra, e non torna indietro senza avere fecondato i semi (se sono presenti sulla terra) e avere in tal modo procurato il cibo per il presente e il seme al seminatore per il prossimo ciclo;
attraverso il calore del sole l’acqua evapora e sale nell’atmosfera;
a contatto con l’aria fredda si condensa e si formano le nuvole;
esse rimangono lì, sino a quando qualcosa va ad inseminarle (si creano dei nuclei attorno a cui il vapore si condensa) e da lì comincia a scendere di nuovo la pioggia.
Notiamo che, a causa di questo ciclo, noi stiamo bevendo la stessa acqua dei nostri antenati.
Adesso, dopo avere spiegato il ciclo dell’acqua, lo andiamo a paragonare con la parola di Dio, che pure ubbidisce a un ciclo. Quando Dio vuole fare qualcosa, infatti, parla con uno scopo preciso e la sua parola compie il suo ciclo, non tornando mai a vuoto, bensì tornando a Lui con ringraziamento. La parola, uscita dalla bocca di Dio, proviene dal 3° cielo, dove c’è stabilità perfetta e si realizza pienamente. La stessa parola di duemila anni fa è ancora vivente e stabile nei cieli. Così è la parola di Dio nella nostra vita ed è importante conoscere e cercare la parola pura, sia la parola profetica riportata nella Bibbia e sia le parole specifiche che Egli ci dà, poiché chi non ha parola non conosce futuro e speranza. La parola di Dio risulta per noi efficace ed essenziale, allo stesso modo, di quanto lo è la pioggia per il suolo, poiché senza l’acqua i semi non possono germogliare.
Capita comunque quasi sempre che, quando Dio ci dà una parola o una promessa specifica a breve distanza, si verifica l’esatto contrario, si scatenano all’improvviso circostanze avverse, che Dio permette per metterci alla prova e farci sviluppare la fede, portandoci a non credere alle circostanze negative, bensì a poggiarci sulla Sua fedeltà. Ci viene portata, come esempio di quanto enunciato, la storia di Giuseppe e dei suoi fratelli, che troviamo in Genesi 37:5 Or Giuseppe fece un sogno e lo raccontò ai suoi fratelli; e questi lo odiarono ancora di più. 6 Egli disse loro: «Udite, vi prego, il sogno che ho fatto. 7 Noi stavamo legando dei covoni in mezzo al campo, quand’ecco il mio covone si drizzò e rimase dritto, mentre i vostri covoni si raccolsero e si inchinarono davanti al mio covone». Genesi 37:8 Allora i suoi fratelli gli dissero: «Dovrai tu regnare su di noi, o dovrai tu veramente dominarci?». E lo odiarono ancor di più, a motivo dei suoi sogni e delle sue parole . Giuseppe, undicesimo di 12 fratelli, all’età di 17 anni riceve da Dio un sogno profetico, nel quale si afferma che avrebbe governato sui suoi fratelli. Egli lo racconta ad essi, i quali, avendo già dentro l’odio, venuti a conoscenza del sogno lo odiarono ancora di più, quasi come se potesse ritenersi responsabile di avere fatto un sogno. Ne compresero subito il significato, ma non sapendo che i sogni vengono dati per benedire e avendo un falso concetto dell’autorità, provarono ad immaginare come avrebbero agito loro, se si fossero trovati al posto del fratello sognatore. Pensando che avrebbero usato l’autorità per dominare sugli altri e non per benedirli, iniziarono a pensare come potersi disfare di Giuseppe; così prima lo gettarono in un pozzo, poi nel loro cuore malvagio pensarono di voler pure ricavare denaro e quindi lo vendettero ai Madianiti, che lo portarono in Egitto al mercato degli schiavi e lì fu comprato da Potifar. Al padre raccontarono che una bestia lo aveva sbranato e gli portarono come prova la veste insanguinata (sappiamo che non era vero), ma il padre ha creduto ed ha pianto il figlio morto. In tali accadimenti proviamo a pensare come si sarà sentito Giuseppe, sia fisicamente, trovandosi lontano dalla famiglia (la madre era morta e non aveva notizie del padre), legato a dei ceppi in una prigione fredda e puzzolente, dove trascorse vari anni e ancor più spiritualmente, avendo fatto un sogno, che lo descriveva vittorioso e trovandosi poi in quella terribile situazione, in carcere per l’appunto. Certamente non sarà stato facile. Capita però, che quando Dio fa una promessa, permette che all’inizio si verifichi il contrario di quanto è stato promesso; e c’è una motivazione per questo.
Salmi 105 : 17 Egli mandò davanti a loro un uomo, Giuseppe, che fu venduto come schiavo. 18 Gli serrarono i piedi in ceppi e fu oppresso con catene di ferro. 19 La parola dell’Eterno lo mise alla prova, finché si adempì ciò che egli aveva detto.
Giuseppe fu messo alla prova sino a quando il sogno si è adempiuto. Se osserviamo, laddove dice: “Egli mandò davanti a loro un uomo” si nota, che tutto era stato preordinato da Dio, che muoveva ogni filo della storia, in quanto in realtà erano stati i fratelli a venderlo, ma Dio ha le sue strategie ed ha usato persone malvage, ma ha fatto cooperare tutto affinchè si realizzasse il sogno di Giuseppe. Ma egli dovette affrontare una difficile prova allorquando si ritrovò a casa di Potifar con la di lui moglie, che cercava in tutti i modi di adescarlo, ma Giuseppe riuscì a resistere, in quanto teneva fede al suo sogno che gli parlava. La parola stessa gli parlava ed anche le circostanze gli parlavano; infatti Dio lo mise alla prova, portandolo ad interrogarsi se ancora credesse nel sogno o nelle circostanze: ed egli riuscì a non vacillare, soltanto perchè c’era una costante nella sua vita: la presenza di Dio; infatti Giuseppe vedeva le circostanze con gli occhi di Dio ed era diventato uno con il suo sogno. Il ciclo della parola di Dio, si conclude sempre con la realizzazione dello scopo per cui è stata mandata e sicuramente non sono le circostanze ad impedire di chiudere il ciclo, bensì la nostra disobbedienza o l’incredulità.
Capita anche a noi di avere ricevuto una parola da Dio e subito dopo succede tutto il contrario di ciò che abbiamo ascoltato. Come reagiamo? Se ci lasciamo condizionare e vincere dalle circostanze negative, finiamo per staccarci dalla parola e perdiamo il sogno. Se viceversa restiamo fermi nel sogno, le circostanze finiranno per piegarsi e all’improvviso verranno ribaltate. Giuseppe, infatti, all’improvviso si ritrovò fuori dal carcere, divenne vicerè e procurò il nutrimento ai suoi fratelli e a suo padre, che si piegarono davanti a lui, proprio come aveva visto nel sogno. Suo padre conobbe la verità e fu felice di poter riabbracciare il figlio, che tanto amava e che aveva creduto morto; una storia triste si concluse con un lieto fine. Quindi, noi dobbiamo rimanere fermi, sapendo che Dio realizza sempre pienamente ciò che ha detto e dobbiamo continuare a vivere per fede. A volte può essere necessario che trascorra del tempo prima della realizzazione, o perché non siamo pronti, o perché non ci troviamo nel posto giusto per ricevere ciò che Dio ci ha promesso. Però, per la maggior parte delle volte, il ritardo viene usato per mettere alla prova e rafforzare, nonché affinare la nostra fede, per imparare e sperimentare la pazienza ed il riposo, mentre aspettiamo l’adempimento della promessa. Giuseppe ha ricevuto il sogno a 17 anni, ma sicuramente non era il tempo giusto, perché chiaramente a quell’età non sarebbe stato in grado di ricoprire la carica di vicerè d’Egitto, infatti sappiamo che le competenze si acquisiscono tramite svariate prove. Ma non dobbiamo mai dimenticare che la parola di Dio non tornerà mai vuoto e che Lui è fedele e non arriva mai in ritardo.
Isaia 55:12 Poiché voi partirete con gioia e sarete ricondotti in pace. I monti e i colli proromperanno in grida di gioia davanti a voi e tutti gli alberi della campagna batteranno le mani. Isaia 55:13 Al posto delle spine crescerà il cipresso, al posto delle ortiche crescerà il mirto; sarà per l’Eterno un titolo di gloria, un segno perpetuo che non sarà distrutto»
Anche la parola di Dio ha un ciclo, ma già, quando inizia il ciclo, ci mostra anche la fine, che porta alla realizzazione delle intenzioni originali ed è in grado di ribaltare all’improvviso le circostanze negative e ciò che aveva portato sofferenza sarà mutato in gioia. Le ortiche che producono prurito e sono immagine dei cespugli, che sono venuti sulla terra dopo la maledizione, verranno sostituite dal mirto, al posto delle spine crescerà il cipresso e tutto ciò sta a significare che Gesù è venuto per restaurare. Il ciclo della parola si conclude col ringraziamento, ma Dio che è nostro Padre sarebbe felice se il nostro ringraziamento avvenisse ancor prima di avere visto la realizzazione di quanto promesso. Chiaramente è questa la fede che fa gioire il cuore di Dio.
Genesi 3:17 Poi disse ad Adamo: «Poiché hai dato ascolto alla voce di tua moglie e hai mangiato dell’albero circa il quale io ti avevo comandato dicendo: “Non ne mangiare”, il suolo sarà maledetto per causa tua; ne mangerai il frutto con fatica tutti i giorni della tua vita. 18 Esso ti produrrà spine e triboli, e tu mangerai l’erba dei campi; Gesù ha scelto di sopportare la maledizione del peccato e di rimuoverla da noi, ha portato una corona di spine.
Marco 15:17 Lo vestirono di porpora e, intrecciata una corona di spine, gliela misero sul capo.
Le spine sono corte, ma i triboli sono profondi, sono l’effetto della caduta, qualcosa che entra in profondità e procura sofferenza, ma Gesù portando sul Suo capo la corona di spine, che hanno fatto uscire sangue, che rappresenta il veleno, ha preso su di Sè le malattie mentali e ci ha liberati da ogni depressione. Da notare che, dopo la caduta, Dio non ha maledetto la donna, l’ha corretta, non ha maledetto Adamo, l’ha corretto, ma ha maledetto la terra, che rappresentava il dominio che Dio aveva dato ad Adamo. Ma egli lo ha esercitato senza sottomissione e senza autorità delegata e Dio gliel’ha tolto e ha maledetto la terra. A questo punto sembrava che le intenzioni originali di Dio non potessero più realizzarsi, ma poiché Dio realizza sempre la Sua parola, vediamo che si è trattato soltanto di una parentesi, perchè poi è venuto Gesù e ha tolto la maledizione, riportando la restaurazione.
Salmi 98:4 Mandate grida di gioia all’Eterno, o abitanti di tutta la terra; prorompete in canti di gioia, rallegratevi e cantate lodi. 5 Cantate lodi all’Eterno con la cetra, con la cetra e con la voce del canto. 6 Mandate grida di gioia con le trombe e il suono del corno davanti all’Eterno, il Re. 7 Rumoreggi il mare e tutto ciò che è in esso, il mondo e i suoi abitanti. 8 I fiumi battano le mani e i monti esultino insieme di gioia davanti all’Eterno, 9 poiché egli viene a giudicare la terra; egli giudicherà il mondo con giustizia e i popoli con equità.
Quindi vediamo che i cieli si rallegreranno, la chiesa sarà felice, gli alberi canteranno, ci sarà aria festante dappertutto, perchè il Signore sta tornando!
Il nemico cerca di distrarci dal proposito di Dio nella nostra vita, tenta di distrarre principalmente gli eletti, ma noi dobbiamo rimanere fermi e perseveranti, affinché il proposito possa realizzarsi:
Ebrei 10:35 Non gettate via dunque la vostra franchezza, alla quale è riservata una grande ricompensa. 36 Avete infatti bisogno di perseveranza affinché, fatta la volontà di Dio otteniate ciò che vi è stato promesso. 37 «Ancora un brevissimo tempo, e colui che deve venire verrà e non tarderà. 38 E il giusto vivrà per fede, ma se si tira indietro l’anima mia non lo gradisce».
Ebrei 10:39 Ma noi non siamo di quelli che si tirano indietro a loro perdizione, ma di quelli che credono per la salvezza dell’anima.
Il futuro non è determinato dalle circostanze. Satana cercava di fermare Giuseppe con le concupiscenze della carne e lo fa ancor oggi con tutti, tentando nelle aree deboli di ciascuno; ma il futuro è determinato da quello che Dio ha detto di noi. Non lasciamoci distrarre o scoraggiare da situazioni che possono verificarsi nella chiesa, ma impariamo a tenere gli occhi aperti e ad avere discernimento.
A tal proposito nella chiesa ci sono 3 categorie di persone:
Quelli che vanno in chiesa, ma non sono chiesa Costoro rappresentano la zizzania in mezzo al grano. Vengono usati dal nemico per imbruttire la chiesa agli occhi del mondo, ma alla fine Dio separerà il grano dalla zizzania.
Quelli che sono in chiesa, ma non fanno parte del rimanente. Costoro amano Dio, ma hanno diversi gradi di maturità, sono solo in parte credibili.
Il rimanente: sono coloro che sono al servizio di Dio, cercano di piacergli continuamente, credono nella Sua parola e non si tirano mai indietro.
È chiaro che, nel momento in cui vengono sparse notizie, è opportuno capire da quale fonte provengono, allo scopo di poter valutare con giusto intendimento.
Le prove arrivano per tutti e il nemico vuole chiuderci la bocca. Ma noi sappiamo di trovarci nella decade della Peh e quindi dobbiamo annunciare la parola con franchezza; e la ricompensa sarà alta. Ancora un brevissimo tempo e Colui che deve venire verrà e non tarderà. I segni della venuta li vediamo chiaramente: il sorgere di falsi cristi e falsi profeti. Però noi abbiamo la presenza di Dio e non dimentichiamo mai che la Sua parola è stabile nei cieli e che Egli non muta mai. Nel tempo dell’attesa il giusto vivrà per fede e solo così sarà gradito al Padre, perchè in tal modo non interromperà il ciclo.
In conclusione dobbiamo imparare ad amare, come Giuseppe, la presenza di Dio, ad ascoltare la Sua voce, a chiederGli ammaestramento e guida per poter far parte del “Rimanente”, a credere ciecamente e senza alcuna riserva alla preziosa e pura parola che esce dalla Sua bocca , senza lasciarci intimidire dal nemico, a parlare anche noi la Sua parola con franchezza, vivendo per fede, mentre aspettiamo con gioia la Sua apparizione. E per finire, dichiariamo con forza e fede, che noi corriamo con perseveranza sino alla fine, senza mai tirarci indietro.