LA FESTA DI YOM KIPPUR (giorno dell’espiazione)

Culto del 13 Ott 2019
Predicatore: Apostolo Lirio Porrello
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E Aaronne farà una volta all’anno l’espiazione sui suoi corni; col sangue del sacrificio di espiazione per il peccato farà su di esso l’espiazione una volta l’anno, di generazione in generazione. Sarà cosa santissima, sacra all’Eterno». Esodo 30:10

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

Ancora in tema di festività, oggi viene illustrato e approfondito il significato di Yom Kippur, sesta festa del calendario sacro ebraico.

Introduce la predicazione la lettura di 1Pietro 4:7, versetto rhema di quest’anno, con cui l’apostolo Pietro esorta i credenti ad essere sobri e vigilanti in vista della fine dei tempi, quindi svegli, perché solo se si è svegli si può vigilare e si possono intendere i tempi di Dio.
1Pietro 4:7 Or la fine di tutte le cose è vicina; siate dunque sobri e vigilanti per dedicarvi alle preghiere,
Da queste parole si deduce che la Chiesa dovrebbe essere sincronizzata con i tempi di Dio, ma purtroppo molte chiese vivono nel passato e in esse c’è odore di vecchio. L’apostolo Pietro ci esorta anche a dedicarci alla preghiera, perché il tempo che le dedichiamo indica il livello della nostra dipendenza dl Signore.

Tutte e sette le feste che l’Eterno rivelò al popolo d’Israele hanno un aspetto profetico. Ciascuna di esse, infatti, si basa su qualcosa del passato, ad esempio la Pasqua si basava sulla liberazione dalla schiavitù dell’Egitto, ma puntava a un aspetto profetico, a Cristo, che sarebbe stato immolato per noi ed è la nostra Pasqua.

Il primo giorno del mese di Tishri è Capodanno e coincide con la Festa delle Trombe, la prima delle feste autunnali.

Nel libro del Levitico Dio rivela le Sue feste ai figli d’Israele.
Levitico 23:1 L’Eterno parlò ancora a Mosè, dicendo: 2 «Parla ai figli d’Israele e di’ loro: Ecco le feste dell’Eterno che voi proclamerete come sante convocazioni. Le feste sono queste: 3 Si lavorerà per sei giorni, ma il settimo giorno è un sabato di riposo e di santa convocazione. Non farete in esso lavoro alcuno; è il sabato consacrato all’Eterno in tutti i luoghi dove abiterete. 4 Queste sono le feste dell’Eterno, le sante convocazioni che proclamerete nei loro tempi stabiliti.

La Pasqua cade sempre il quattordicesimo giorno del mese di Nisan e nessuno è autorizzato a cambiare tale data fissata da Dio. I Suoi tempi non possono e non devono essere modificati.
A questo punto l’apostolo Lirio procede a un veloce riepilogo delle feste ebraiche.
Le prime quattro, di cui tre primaverili e una estiva, si sono già adempiute.
La Pasqua si è adempiuta con il sacrificio di Gesù.
La Festa dei Pani Azzimi si è adempiuta nel Suo seppellimento.
La Festa delle Primizie si è adempiuta con la Sua resurrezione.
Gesù, venuto come servo sofferente, ha offerto Se stesso per i peccati del mondo, poi è risuscitato nella gloria e si è assiso alla destra del Padre. Tutto questo è stato scandito dalle feste.
Dopo cinquanta giorni, con la venuta dello Spirito Santo, si è adempiuta la Pentecoste.

Nel primo giorno del mese di Tishri c’è la Festa delle Trombe, che aveva un duplice scopo: chiamare il popolo a raccolta o radunare l’esercito e dichiarare guerra.
L’adunata dei santi avverrà mediante lo squillo dell’ultima tromba ed anche la distruzione dell’anticristo avverrà allo squillo di una tromba, dopo di che Gesù stabilirà sulla terra il regno Millenniale.

La sesta festa è quella di Yom Kippur (10° giorno del mese di Tishri, che corrisponde al 9 ottobre del nostro calendario). Era il giorno dell’espiazione, per gli Ebrei il più sacro dell’anno, perché in quel giorno, mediante il sangue del capro sacrificato, che veniva spruzzato sul propiziatorio, Dio estendeva la Sua misericordia per un altro anno.
La Festa dei Tabernacoli (15 di Tirshi e 14 ottobre del nostro calendario) chiude le sette feste.

Levitico 23:26 L’Eterno parlò ancora a Mosè dicendo: 27 «Il decimo giorno di questo settimo mese (Tishri) sarà il giorno dell’espiazione. Ci sarà per voi una santa convocazione; umilierete le anime vostre e offrirete all’Eterno un sacrificio fatto col fuoco. 28 In questo giorno non farete alcun lavoro, perché è il giorno dell’espiazione, per fare espiazione per voi davanti all’Eterno, il vostro DIO. 29 Poiché ogni persona che in questo giorno non si umilia, sarà sterminata di mezzo al suo popolo. 30 E ogni persona che in questo giorno farà un qualsiasi lavoro, io, questa persona, la distruggerò di mezzo al suo popolo. 31 Non farete alcun lavoro. È una legge perpetua per tutte le vostre generazioni, in tutti i luoghi dove abiterete. 32 Sarà per voi un sabato di riposo, in cui umilierete le anime vostre; il nono giorno del mese, dalla sera alla sera seguente, celebrerete il vostro sabato».

I giorni che precedono la Festa delle Trombe, fino alla Festa di Yom Kippur, per gli Ebrei sono giorni di ravvedimento e di cambiamento, giorni in cui si chiede perdono a Dio e si prendono importanti decisioni, giorni di timor di Dio e di verifica. Nel giorno di Yom Kippur, gli Ebrei si umiliano, digiunano per ventisei ore, non fanno alcuna cosa che possa dare loro piacere. Non si lavano neppure i denti e non fanno il bagno o la doccia, sono concentrati sull’incontro con la presenza di Dio, si mettono a confronto con la Sua santità, si esaminano e fanno una verifica della loro vita spirituale.

Nel giorno di Yom Kippur avviene l’opposto di ciò che è avvenuto all’atto della caduta nel peccato: Quando Adamo cadde nel peccato si allontanò dalla presenza di Dio, a Yom Kippur il sommo sacerdote entrava nella presenza di Dio.
In occasione di questa festa chi non si umilia viene sterminato di mezzo al popolo in quanto rimane perduto, ma se si umilia e riconosce la signoria di Cristo sarà salvato.

Prima di entrare nel luogo santissimo, in osservanza alle prescrizioni divine, il sommo sacerdote prendeva delle precauzioni.

Levitico 16:1 L’Eterno parlò a Mosè dopo la morte dei due figli di Aaronne, che morirono quando si presentarono davanti all’Eterno con fuoco illecito. 2 L’Eterno disse a Mosè: «Parla ad Aaronne, tuo fratello, e digli di non entrare in qualsiasi tempo nel santuario, di là dal velo, davanti al propiziatorio che è sull’arca, perché non abbia a morire, poiché io apparirò nella nuvola sul propiziatorio. 3 Aaronne entrerà nel santuario in questo modo: prenderà un torello per il sacrificio per il peccato e un montone per l’olocausto. 4 Si metterà la tunica sacra di lino e porterà sul suo corpo i calzoni di lino; si cingerà della cintura di lino e avrà in capo il turbante di lino. Queste sono le vesti sacre; egli le indosserà dopo essersi lavato il corpo nell’acqua. 5 Dall’assemblea dei figli d’Israele prenderà due capri per il sacrificio per il peccato e un montone per l’olocausto. 6 Aaronne offrirà il torello del sacrificio per il peccato, che è per sé, e farà l’espiazione per sé e per la propria casa. 7 Poi prenderà i due capri e li presenterà davanti all’Eterno all’ingresso della tenda di convegno. 8 Aaronne tirerà quindi a sorte i due capri: uno sarà destinato all’Eterno e l’altro per capro espiatorio. 9 Aaronne farà avvicinare il capro che è stato destinato all’Eterno e l’offrirà come sacrificio per il peccato; 10 ma il capro che è stato destinato ad essere il capro espiatorio, sarà presentato vivo davanti all’Eterno, per fare su di esso l’espiazione e per mandarlo poi nel deserto come capro espiatorio. 11 Aaronne offrirà dunque il torello del sacrificio per il peccato per se e farà l’espiazione per se e per la propria casa; e scannerà il torello del sacrificio per il peccato per sé. 12 Poi prenderà un turibolo pieno di carboni accesi tolti dall’altare davanti all’Eterno e avrà le sue mani piene di incenso profumato in polvere, e porterà ogni cosa di là dal velo. 13 Metterà l’incenso sul fuoco davanti all’Eterno perché la nuvola dell’incenso copra il propiziatorio che è sulla testimonianza; così egli non morirà. 14 Poi prenderà del sangue del torello e lo spruzzerà col suo dito sul propiziatorio dal lato est; spruzzerà pure un po’ di sangue col suo dito davanti al propiziatorio sette volte. 15 Poi scannerà il capro del sacrificio per il peccato, che è per il popolo, e ne porterà il sangue di là dal velo; e farà con questo sangue ciò che ha fatto col sangue del torello; lo spruzzerà sul propiziatorio e davanti al propiziatorio.

I due figli di Aaronne morirono perché avevano preso un fuoco illecito (v. 1) non quello dell’altare, che era disceso dal cielo quando Mosé offrì l’olocausto. Quello che viene dal cielo è l’unico fuoco che purifica, quello che viene dalla terra è un fuoco che distrugge.
Nei primi versetti di questo brano Dio avverte Mosé riguardo alle precauzioni che il sommo sacerdote doveva prendere prima di entrare nel luogo santissimo, perché se fosse andato alla Sua presenza con la natura adamica sarebbe morto e per ovviare a tale condizione (ancora non c’era la redenzione) doveva presentarsi con un abito di lino, veste sacra che rappresentava la giustizia di Cristo.
Il sommo sacerdote doveva per prima cosa sacrificare un torello per la propria purificazione e per quella della sua casa, perché anche sulla famiglia ricade il peccato del capofamiglia. Conoscere questi principi spirituali è di fondamentale importanza anche per noi, se vogliamo erigere una barriera di protezione sui nostri familiari.
Il sommo sacerdote doveva prendere due capri, tirarne a sorte uno da sacrificare all’Eterno e spruzzare il suo sangue sul propiziatorio; mandare l’altro nel deserto, dove sarebbe morto di fame e di sete.
Questo raffigura il nostro processo di santificazione che ci porta a far morire gradatamente tutto ciò che in noi è carnale.
A questo punto viene proiettato un video che illustra passo dopo passo come era stata realizzata l’arca contenente le tavole della legge, scritte col dito di Dio, la verga di Aaronne, che in una notte fiorì e portò frutto (cosa che parla di accelerazione), e la manna, che in maniera miracolosa non si è mai consumata.

Yom Kippur è l’opposto della caduta.
All’atto della caduta l’uomo si allontanò da Dio, a Yom Kippur l’uomo ritorna a Lui.
Con la caduta entrò il peccato, a Yom Kippur Dio rimuove il peccato. Il sommo sacerdote entra nel luogo santissimo, spruzza sette volte il sangue del capro sul propiziatorio e davanti al propiziatorio e ne esce con il perdono per i peccati del popolo e la misericordia.
Il sette indica la perfezione ed è profetico del sacrificio perfetto che si sarebbe realizzato con la venuta di Gesù sulla terra.

Dio scandisce i tempi attraverso le feste, ma anche la nostra vita è segnata da tempi e stagioni.
Ecclesiaste 3:1 Per ogni cosa c’è la sua stagione, c’è un tempo per ogni situazione sotto il cielo
Per gli Ebrei questo è l’anno 5780, che indica un nuovo principio. Il numero ottanta, in ebraico “Peh”, che vuol dire “bocca”, per gli Ebrei è molto importante, perché Dio diede a Mosé le tavole della legge quando aveva ottant’anni. Dandogli le basi della legge, quindi la Costituzione, di fatto Dio fece nascere la nazione d’Israele.

La Scrittura ci mostra che ogni avvenimento si realizza nei tempi e nelle stagioni stabiliti da Dio. Dal libro della Genesi apprendiamo quando fu che Noè uscì dall’arca.

Genesi 8:4 Nel settimo mese, il diciassettesimo giorno del mese, l’arca si fermò sulle montagne di Ararat. 5 E le acque andarono diminuendo fino al decimo mese. Nel decimo mese, il primo giorno del mese, apparvero le vette dei monti. 6 Così, in capo a quaranta giorni, avvenne che Noè aperse la finestra che aveva fatto nell’arca, 7 e mandò fuori il corvo, che continuò ad andare avanti e indietro, finché le acque furono asciugate sulla terra. 8 Poi mandò fuori la colomba, per vedere se le acque fossero diminuite sulla superficie della terra. 9 Ma la colomba non trovò dove posare la pianta del suo piede, e tornò a lui nell’arca, perché c’erano ancora acque sulla superficie di tutta la terra; ed egli stese la mano, la prese e la trasse a sé nell’arca. 10 Aspettò così altri sette giorni, poi mandò di nuovo la colomba fuori dell’arca.11 E la colomba tornò a lui verso sera; ed ecco, essa aveva nel becco una foglia d’ulivo strappata di fresco; così Noè comprese che le acque si erano ritirate dalla terra. 12 Allora aspettò altri sette giorni, poi mandò fuori la colomba; ma essa non ritornò più da lui. 13 Nell’anno seicentouno di Noè, nel primo mese, nel primo giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; e Noè scoperchiò l’arca, guardò, ed ecco che la superficie del suolo era asciutta.

Nel primo giorno del primo mese, cioè nella Festa delle Trombe, Noè vide che la colomba non tornava e comprese che per lui era giunto il tempo di uscire dall’arca. Quello era il tempo stabilito da Dio. Così è già stabilito il tempo in cui avverrà la venuta di Gesù ed anche nella nostra vita ci sono tempi scanditi da Dio. Egli con noi è molto paziente e attende il nostro ravvedimento, ma dobbiamo tenere presente che anche la Sua pazienza ha un limite e che, come per amore ci copre agli occhi degli altri, allo stesso modo per amore può rivelare chi siamo, come fece con Giuda. Gesù lo amò e lo protesse per molto tempo, pur sapendo cosa aveva nel cuore, ma ad un certo punto rivelò a tutti chi era. Questo deve suscitare un noi un grande timor di Dio.

È stato detto che Yom Kippur è l’opposto della caduta, ma cosa ha perso l’uomo nella caduta? Com’era all’atto della creazione?
Genesi 1:26 Poi DIO disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza, ed abbia dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame e su tutta la terra, e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». 27 Così DIO creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di DIO; li creò maschio e femmina.

Per creare gli animali, Dio dovette usare la Sua immaginazione, ma per creare l’uomo Gli bastò guardare Se stesso, infatti lo creò a Sua immagine. Nella Sua intenzione originale, sulla terra l’uomo doveva essere un duplicato di Se stesso. Dal verso 27 si deduce che l’immagine di Dio venne riprodotta nella coppia: la donna presenta la parte femminile di Dio, l’uomo quella maschile, e insieme hanno la Sua immagine. Dio camminava tutti i giorni con Adamo ed Eva, i quali Lo vedevano, anche se Dio è spirito, perché avevano i sensi spirituali aperti.
Con la caduta perdettero tale facoltà e vedevano solo sul piano naturale.
Nel momento in cui si sono separati da Dio non hanno più visto le cose con i Suoi occhi, cominciarono a vedersi nudi e per coprirsi cucirono delle foglie di fico.

Genesi 3:7 Allora si apersero gli occhi di ambedue e si accorsero di essere nudi; così cucirono delle foglie di fico e fecero delle cinture per coprirsi
Quando noi vediamo con i nostri occhi naturali, vediamo le nostre nudità, ma quando ci vediamo con gli occhi di Dio, vediamo la Sua provvidenza. Quando ci vediamo con i Suoi occhi, non vediamo più il nostro bisogno, vediamo la sorgente che risponde a ogni nostro bisogno.

Nella caduta l’uomo ha perso la capacità di vedere e di immaginare la realtà come la vede Dio.
Genesi 6:5 Ora l’Eterno vide che la malvagità degli uomini era grande sulla terra e che tutti i disegni dei pensieri del loro cuore non erano altro che male in ogni tempo.
Questo versetto dice che l’uomo che si stacca da Dio vede solo il male, mentre l’uomo che si avvicina
a Lui vede solo il bene e riesce a vedere le cose come le vede Lui.

L’apostolo Paolo fece una preghiera per i credenti di Efeso affinché la luce di Dio illuminasse la loro immaginazione e potessero vedere le situazioni e le persone, non secondo la loro mente naturale, ma come le vede Lui. Se gli occhi delle nostra mente non ricevono luce divina, non vediamo futuro e possiamo deprimerci. L’immaginazione precede sempre l’azione, infatti noi visualizziamo automaticamente quello che dobbiamo fare.
Efesini 1:16 non cesso mai di rendere grazie per voi, ricordandovi nelle mie preghiere, 17 affinché il Dio del Signor nostro Gesù Cristo, il Padre della gloria, vi dia lo Spirito di sapienza e di rivelazione, nella conoscenza di lui, 18 e illumini gli occhi della vostra mente, affinché sappiate qual è la speranza della sua vocazione e quali sono le ricchezze della gloria della sua eredità tra i santi,

I campioni della fede avevano gli occhi delle mente illuminati, con i sensi spirituali percepivano ciò che Dio mostrava loro e videro la loro vita sulla terra con gli occhi di Dio. Anche noi possiamo vedere come vede Dio, perché i nostri occhi sono illuminati dalla verità della Sua Parola.
Ebrei 11:12 Perciò da un sol uomo, e questi come fosse morto, sono nati discendenti numerosi come le stelle del cielo e come la sabbia lungo la riva del mare, che non si può contare. 13 Tutti costoro sono morti nella fede, senza aver ricevuto le cose promesse ma, vedutele da lontano, essi ne furono persuasi e le accolsero con gioia, confessando di essere forestieri e pellegrini sulla terra.

Nell’intenzione originale di Dio, Adamo doveva immaginare le cose con gli occhi spirituali, per poi farle venire all’esistenza. In altri termini era abilitato a continuare sulla terra il processo creativo iniziato da Dio.
Nell’epistola agli Efesini l’apostolo Paolo fa riferimento all’immaginazione e alla sua potenza creativa.
Efesini 3:20 Or a colui che può, secondo la potenza che opera in noi, fare smisuratamente al di là di quanto chiediamo o pensiamo (immaginiamo), 21 a lui sia la gloria nella chiesa in Cristo Gesù per tutte le generazioni, nei secoli dei secoli. Amen