LA CENA DEL SIGNORE

Culto del 11 Nov 2018
Predicatore: Apostolo Lirio Porrello
Download PDF

La Mensa del Signore è per dare onore al Signore della Mensa. 1 Corinzi 10:16,21.

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

Nella prima epistola ai Corinzi, l’apostolo Paolo parla della rivelazione ricevuta dal Signore riguardo alla Santa Cena.
1Corinzi 11:23 Poiché io ho ricevuto dal Signore ciò che vi ho anche trasmesso: che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, 24 e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Prendete, mangiate; questo è il mio corpo che è spezzato per voi; fate questo in memoria di me». 25 Parimenti, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me».26 Poiché ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finché egli venga. 27 Perciò chiunque mangia di questo pane o beve del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole del corpo e del sangue del Signore. 28 Ora ognuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva del calice,29 poiché chi ne mangia e beve indegnamente, mangia e beve un giudizio contro se stesso, non discernendo il corpo del Signore. 30 Per questa ragione fra voi vi sono molti infermi e malati, e molti muoiono.31 Perché se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati.32 Ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal Signore, affinché non siamo condannati col mondo.

Per il credente è necessario comprendere perché si rese necessario il sacrificio della croce e l’apostolo Lirio si sofferma sui motivi per cui Dio dovette permetterlo.
Chiarisce che quando si parla di sacrificio ci si riferisce a un innocente a cui viene tolta la vita al posto di quella di un colpevole e che, biblicamente parlando, un innocente deve essere sacrificato per dare vita a qualcuno che è spiritualmente morto.
Gesù, il Figlio di Dio, l’unico che aveva la vita eterna, si è offerto in sacrificio per dare la vita a noi che eravamo morti nei falli e nei peccati.

Come è stato più volte detto nelle predicazioni delle scorse domeniche, se non ci fosse stata la caduta di Adamo, il sacrificio della croce non avrebbe avuto senso, visto che si rese necessario proprio per rimediare alle sue conseguenze. Due di tali conseguenze furono: l’istantanea morte spirituale che Adamo subì a causa del peccato e la morte fisica che subì in seguito a un processo.
Dio lo aveva avvertito: … ma dell’albero della conoscenza del bene e del male non ne mangiare, perché nel giorno che tu ne mangerai, per certo morrai (nel testo originale ebraico: tu muori spiritualmente e morrai fisicamente) – Genesi 2:17.
Adamo era stato creato per vivere eternamente, ma il peccato lo rese mortale. Il sacrificio di Gesù ha avuto il potere di riportare l’essere umano alla condizione antecedente il peccato.

Nella Sua onniscienza, il Padre sapeva sin dall’inizio che Adamo avrebbe peccato e sin da allora promise la redenzione.
Genesi 3:15 E io porrò inimicizia fra te e la donna e fra il tuo seme e il seme di lei; esso ti schiaccerà il capo, e tu ferirai il suo calcagno».
Questo versetto contiene la prima promessa di redenzione, infatti preannuncia che il Messia sarebbe nato dal seme di una donna (non da quello di un uomo, com’è naturale), che avrebbe schiacciato il capo del serpente e che a sua volta questi gli avrebbe inferto una ferita, cioè una grande sofferenza.
Questa profezia si è adempiuta alla croce.

La natura adamica è stata trasmessa a tutti gli uomini di generazione in generazione attraverso il seme dell’uomo e, affinché Gesù non la ereditasse, Dio dovette darGli un corpo di carne servendosi del seme di una donna. Gesù è venuto sulla terra con un corpo di carne “simile” al nostro, non proprio uguale perché non aveva conosciuto peccato. Aveva un corpo fisico come quello di Adamo prima della caduta.
Il profeta Isaia preannunciò che il Signore avrebbe dato un segno: la vergine avrebbe concepito un Figlio.

Isaia 7:14 Perciò il Signore stesso vi darà un segno: Ecco, la vergine concepirà e darà alla luce un figlio e gli porrà nome Emmanuele

Matteo 1:21 Ed ella partorirà un figlio e tu gli porrai nome Gesù, perché egli salverà il suo popolo dai loro peccati». 22 Or tutto ciò avvenne affinché si adempisse quello che era stato detto dal Signore, per mezzo del profeta che dice: 23 «Ecco, la vergine sarà incinta e partorirà un figlio, il quale sarà chiamato Emmanuele che, interpretato, vuol dire: “Dio con noi”».

Gesù quindi è Figlio di uomo in quanto nato da donna, ma è anche Figlio di Dio per l’opera compiuta in lei dallo Spirito Santo. Egli nacque in virtù della cooperazione avvenuta tra la donna che si rese disponibile e lo Spirito Santo che l’adombrò.

Durante la Sua vita terrena, due volte Gesù chiamò Sua Madre “Donna” invece di chiamarla “Madre”.
Chiamandola così intese dichiarare che Lui era l’adempimento di Genesi 3:15, cioè la progenie di donna, e lei era quella donna.

Alle nozze di Cana, all’inizio del Suo ministero, non per mancarle di rispetto, ma per rivelare che era Lui il seme della donna e lei era la donna di cui si parla in Genesi 3:15.
Giovanni 2:4 Gesù le disse: «Che cosa c’è tra te e me o donna? L’ora mia non è ancora venuta»
La profezia di adempì alla croce, dove Gesù schiacciò la testa al serpente e questi Gli inferse atroci sofferenze.

La chiamò “Donna” anche mentre era sulla croce, poco prima di rendere lo spirito, quando affidò Sua madre a Giovanni, l’unico dei discepoli che in quel momento Gli era vicino e l’unico di cui si fidava. Non Gli erano vicini neppure i Suoi fratelli.
Come a Giovanni, anche a noi Egli può affidare cose importanti se cerchiamo l’intimità con Lui.
Giovanni 19:26 Gesù allora, vedendo sua madre e presso di lei il discepolo che egli amava, disse a sua madre: «Donna, ecco tuo figlio!».

Gesù poté farsi carico della nostra colpa e dei nostri peccati perché era senza colpa e senza peccato pur essendo stato tentato come noi. Se avesse commesso anche un solo peccato, sarebbe morto per il peccato Suo, non per il nostro.

Ebrei 4:15 Infatti, noi non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con le nostre infermità, ma uno che è stato tentato in ogni cosa come noi, senza però commettere peccato.

Romani 8:3 Infatti ciò che era impossibile alla legge, in quanto era senza forza a motivo della carne, Dio, mandando il proprio Figlio in carne simile a quella del peccato e a motivo del peccato, ha condannato il peccato nella carne.

Il corpo di Gesù era simile al nostro, non uguale, perché il Suo corpo non fece mai esperienze di peccato, contrariamente al nostro, e dove non c’è peccato non può esserci morte.
Tutti abbiamo ereditato da Adamo la natura di peccato e poiché Dio dovette condannare il peccato non solo a livello spirituale, ma anche in quello fisico, permise che subentrasse la morte. Gesù stesso, nel momento in cui prese su di Sé i nostri peccati, dovette sobbarcarsi alla morte.

Senza sacrificio, cioè senza che un innocente muoia per un colpevole, non c’è redenzione. La redenzione (parola che vuol dire ‘riscatto’) è il prezzo da pagare per la liberazione di uno schiavo, e noi che eravamo schiavi, per essere liberati avevamo bisogno che qualcuno pagasse il prezzo del nostro riscatto.

Quando peccarono, Adamo ed Eva avvertirono disagio, si videro nudi e cercarono una soluzione umana. Si coprirono con foglie di fico anche se in realtà si trattava di una nudità spirituale: erano privi della gloria di Dio che li rivestiva prima.
Genesi 3:7 Allora si apersero gli occhi di ambedue e si accorsero di essere nudi; così cucirono delle foglie di fico e fecero delle cinture per coprirsi.

Le foglie di fico non risolsero il problema e Dio rimediò coprendoli con tuniche realizzate con pelli di animali che, evidentemente, aveva dovuto sacrificare.
Genesi 3:21 Poi l’Eterno DIO fece ad Adamo e a sua moglie delle tuniche di pelle, e li vestì.
Quelle pelli coprirono il peccato, non lo eliminarono. Solo con la croce venne la soluzione, perché il sangue di Gesù cancella i peccati del mando, non li copre.
Il primo sacerdote che compì un sacrificio di animali fu Dio stesso, il Sommo Sacerdote in eterno che poi divenne il sacrificio perfetto.

Cosa fece Dio prima di fare uscire il Suo popolo dall’Egitto, che rappresenta il mondo e il peccato? Comandò che ogni famiglia sacrificasse un agnello.

Esodo 12:1 L’Eterno parlò a Mosè e ad Aaronne nel paese d’Egitto dicendo: 2 «Questo mese sarà per voi il mese più importante, sarà per voi il primo dei mesi dell’anno. 3 Parlate a tutta l’assemblea d’Israele e dite: “Il decimo giorno di questo mese, ogni uomo prenda per se stesso un agnello, secondo la grandezza della famiglia del padre, un agnello per casa. 4 Se poi la casa è troppo piccola per un agnello, ne prenda uno in comune col più vicino di casa, tenendo conto del numero delle persone; voi determinerete la quantità dell’agnello necessario, in base a ciò che ognuno può mangiare. 5 Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, dell’anno; potrete prendere un agnello o un capretto. 6 Lo conserverete fino al quattordicesimo giorno di questo mese, e tutta l’assemblea del popolo d’Israele lo ucciderà sull’imbrunire. 7 Prenderanno quindi del sangue e lo metteranno sui due stipiti e sull’architrave delle case dove lo mangeranno. 8 Ne mangeranno la carne arrostita al fuoco, quella stessa notte, la mangeranno con pane senza lievito e erbe amare.

Gli Ebrei hanno due calendari: uno civile e uno sacro. Quello sacro inizia con il mese di Nisan, nel quale c’è la Pasqua e che all’incirca va dalla metà di marzo alla metà di aprile del nostro calendario. Il calendario civile invece inizia con Rosh haShana, il capodanno ebraico, che coincide con la festa delle Trombe. Cade tra settembre e ottobre del nostro calendario.
Dio dice che quello di Nisan è il mese più importante, perché in esso c’è la Pasqua. Questo per noi vuol dire che, se non sperimentiamo la Pasqua, che segna l’inizio della nostra relazione con Dio mettendo fede nel sacrificio dell’Agnello, non possiamo fare nessun’altra esperienza spirituale.
Dopo avere ucciso l’agnello, per sfuggire all’angelo della morte, gli Israeliti dovettero segnare con il sangue l’architrave e gli stipiti delle porte.
Per noi la Pasqua segna il passaggio dalle tenebre alla luce, dalla potestà di satana a Dio, dalla morte alla vita eterna.

Quando Giovanni Battista vide Gesù avvicinarglisi disse: Ecco l’Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo! Giovanni 1:29.
Definendolo “Agnello”, in pratica Giovanni disse che era destinato a morire, disse anche che non sarebbe morto soltanto per il peccato di Israele, ma per il peccato di tutto il mondo.
Apocalisse 13:8 E l’adoreranno tutti gli abitanti della terra, i cui nomi non sono scritti nel libro della vita dell’Agnello, che è stato ucciso fin dalla fondazione del mondo.
Gesù fu immolato fisicamente quando venne sulla terra con un corpo di carne, ma era stato immolato spiritualmente prima della fondazione del mondo.

Dio creò Adamo pur sapendo che avrebbe peccato e lo ha tanto amato da dare in sacrificio il Suo unico Figlio. Il sacrificio del Figlio di Dio è stato sufficiente per rimuovere da noi la natura di peccato.

Ebrei 10:12 egli invece, dopo aver offerto per sempre un unico sacrificio per i peccati, si è posto a sedere alla destra di Dio, 13 aspettando ormai soltanto che i suoi nemici siano posti come sgabello dei suoi piedi, 14 Con un’unica offerta, infatti, egli ha reso perfetti per sempre coloro che sono santificati.

Nel giorno dell’Espiazione, per gli Ebrei Yom Kippur, il sommo sacerdote entrava nel luogo santissimo e spruzzava il sangue sul propiziatorio. In quel giorno dovevano essere offerti due capri: uno era il capro espiatorio, l’altro doveva essere offerto in sacrificio all’Eterno. Erano necessari due capri per dare soluzione ai due problemi dell’essere umano: la natura di peccato e le sue conseguenze. Limitarsi a rimuovere i peccati non avrebbe risolto il problema, perché la natura di peccato avrebbe portato ad agire sempre in modo peccaminoso. Per avere la vita eterna, sia spirituale che fisica, bisogna nascere di nuovo spiritualmente, morire ad Adamo e vivere una nuova vita in Cristo.

Levitico 16:7 Poi prenderà i due capri e li presenterà davanti all’Eterno all’ingresso della tenda di convegno. 8 Aaronne tirerà quindi a sorte i due capri: uno sarà destinato all’Eterno e l’altro per capro espiatorio. 9 Aaronne farà avvicinare il capro che è stato destinato all’Eterno e l’offrirà come sacrificio per il peccato; 10 ma il capro che è stato destinato ad essere il capro espiatorio, sarà presentato vivo davanti all’Eterno, per fare su di esso l’espiazione e per mandarlo poi nel deserto come capro espiatorio (azazel).

Veniva tirato a sorte quale dei due capri doveva essere offerto in sacrificio all’Eterno per il peccato del popolo. L’apostolo Lirio fa notare che la Scrittura parla di peccato, al singolare, quando si riferisce alla natura di peccato; parla di peccati, al plurale, quando parla delle azioni che di quella natura sono la conseguenza. Il primo capro veniva sacrificato per risolvere il problema della natura di peccato, mentre
sul capo del secondo capro venivano trasmessi per imposizione delle mani tutti i peccati del popolo e poi veniva lasciato andare nel deserto, dove moriva in seguito a un processo. Come Adamo non morì subito fisicamente, ma attraversò un processo di morte, anche quel capro avrebbe attraversato un processo che lo avrebbe portato alla morte.

Levitico 16:21 Aaronne poserà entrambe le sue mani sulla testa del capro vivo e confesserà su di esso tutte le iniquità dei figli d’Israele tutte le loro trasgressioni, tutti i loro peccati, e li metterà sulla testa del capro; lo manderà poi nel deserto per mezzo di un uomo appositamente scelto. 22 Il capro porterà su di sé tutte le loro iniquità in terra solitaria; e quell’uomo lo lascerà andare nel deserto.

Gesù è stato il primo e il secondo capro. In qualità di primo capro morì per toglierci la natura di peccato, in qualità di secondo capro morì per rimuoverne le conseguenze.
Efesini 1:7. “In cui abbiamo la redenzione per mezzo del suo sangue, il perdono dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia”

Gesù adempì il ruolo di Sommo Sacerdote, come aveva anticipato il profeta Isaia.

Isaia 53:5 Ma egli è stato trafitto per le nostre trasgressioni, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo per cui abbiamo la pace è su di lui, e per le sue lividure noi siamo stati guariti. 6 Noi tutti come pecore eravamo erranti, ognuno di noi seguiva la propria via, e l’Eterno ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. 7 Maltrattato e umiliato, non aperse bocca. Come un agnello condotto al macello, come pecora muta davanti ai suoi tosatori non aperse bocca. … 10 Ma piacque all’Eterno di percuoterlo, di farlo soffrire. Offrendo la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una progenie, prolungherà i suoi giorni, e la volontà dell’Eterno prospererà nelle sue mani.

Gesù rimosse la natura di peccato e diede inizio a una nuova creazione. Grazie al Suo sacrificio, l’uomo acquistò la possibilità di tornare ad essere la giustizia di Dio, ad essere cioè nella posizione che il Signore aveva stabilito per lui nella Sua intenzione originale.
Quello di Gesù è stato un sacrificio perfetto!
2Corinzi 5:21 Poiché egli ha fatto essere peccato per noi colui che non ha conosciuto peccato, affinché noi potessimo diventare giustizia di Dio in lui.