LA CENA DEL SIGNORE

Culto del 01 Dic 2019
Predicatore: Apostolo Lirio Porrello
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La Mensa del Signore è per dare onore al Signore della Mensa. 1 Corinzi 10:16 -21.

Redazione a cura di Caterina Di Miceli.

1Corinzi 11:23 Poiché io ho ricevuto dal Signore ciò che vi ho anche trasmesso: che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, 24 e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Prendete, mangiate; questo è il mio corpo che è spezzato per voi; fate questo in memoria di me». 25 Parimenti, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me».26 Poiché ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finché egli venga. 27 Perciò chiunque mangia di questo pane o beve del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole del corpo e del sangue del Signore. 28 Ora ognuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva del calice,29 poiché chi ne mangia e beve indegnamente, mangia e beve un giudizio contro se stesso, non discernendo il corpo del Signore. 30 Per questa ragione fra voi vi sono molti infermi e malati, e molti muoiono.31 Perché se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati.32 Ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal Signore, affinché non siamo condannati col mondo.

Dopo aver dato lettura del testo base della Cena del Signore, l’apostolo Lirio inizia col dire che nel popolo di Dio che si trova nella nostra nazione, il Signore sta risvegliando l’amore per la verità e sta facendo crollare molti veli di provenienza religiosa.
Uno di essi è credere che nella Chiesa di Cristo la divisione sia un fatto normale, ma se pensiamo che il candelabro che si trovava nel luogo santo, raffigurante la Chiesa, era stato realizzato con un unico pezzo d’oro, comprendiamo come nella Chiesa non debba esserci divisione. La mentalità comune non comprende il valore dell’unità né sul piano spirituale né su quello pratico, infatti, come viene percepita come un fatto normale la frammentazione della Chiesa di Cristo, così oggi nella famiglia la separazione dei coniugi viene considerata un fatto normale, non più un’eccezione.

L’ambiente in cui ciascuno di noi è cresciuto ha permesso che false convinzioni si radicassero in noi. Ad esempio: chi è cresciuto in una famiglia povera crede che la povertà sia un fatto normale, chi è cresciuto in una famiglia violenta o immorale o dedita al furto, crede che la violenza, l’immoralità e la ruberia siano fatti normali. Sono veli che impediscono di vedere la verità e che Dio vuole far crollare, affinché non pensiamo più secondo il vano modo di vivere tramandatoci dai nostri padri (1Pt. 1:18), ma come pensa il nostro Padre celeste.

Oggi l’apostolo Lirio pone all’attenzione della chiesa un quesito inerente l’aspetto centrale della Santa Cena: “Perché fu immolato l’Agnello di Dio?” e ripercorre tutto il processo di liberazione dalla schiavitù a partire da quello del popolo d’Israele.
Sappiamo che Dio tirò fuori il Suo popolo dall’Egitto, luogo di costrizione e di restrizione, servendosi di Mosé, il Liberatore. Gli Israeliti uscirono dall’Egitto nel giorno di Pasqua, ma non prima che fosse immolato l’agnello. Questo ci dice che ogni cambiamento di vita è preceduto da un sacrificio.

Esodo 12:1 L’Eterno parlò a Mosè e ad Aaronne nel paese d’Egitto dicendo: 2 «Questo mese sarà per voi il mese più importante, sarà per voi il primo dei mesi dell’anno. 3 Parlate a tutta l’assemblea d’Israele e dite: “Il decimo giorno di questo mese, ogni uomo prenda per se stesso un agnello, secondo la grandezza della famiglia del padre, un agnello per casa. 4 Se poi la casa è troppo piccola per un agnello, ne prenda uno in comune col più vicino di casa, tenendo conto del numero delle persone; voi determinerete la quantità dell’agnello necessario, in base a ciò che ognuno può mangiare. 5 Il vostro agnello sia senza difetto, maschio, dell’anno; potrete prendere un agnello o un capretto. 6 Lo conserverete fino al quattordicesimo giorno di questo mese, e tutta l’assemblea del popolo d’Israele lo ucciderà sull’imbrunire. 7 Prenderanno quindi del sangue e lo metteranno sui due stipiti e sull’architrave delle case dove lo mangeranno. 8 Ne mangeranno la carne arrostita al fuoco, quella stessa notte, la mangeranno con pane senza lievito e erbe amare.

Dio parlò a Mosé mentre il Suo popolo si trovava ancora nel Paese che li teneva schiavi. Era il mese di Nisan, che cade tra marzo e aprile del nostro calendario, e che è il primo mese del calendario sacro ebraico.
Per prima cosa Dio si occupò della famiglia, infatti prescrisse che in ogni casa venisse scannato un agnello, che doveva essere scelto in base al numero dei componenti il nucleo familiare. Questo perché Dio non vuole la redenzione del singolo, ma quella delle famiglie. L’agnello (o il capretto) doveva essere perfetto, dovendo raffigurare Gesù, l’Agnello di Dio, e doveva essere dell’anno o, come dicono alcune traduzioni, doveva avere un anno.
Riflettendo su questo punto giungiamo alla conclusione che, se l’agnello era nato un anno prima, doveva essere nato in primavera, nel mese di Nisan, e che quindi anche Gesù sia nato in tale stagione.
L’agnello doveva essere preso nel decimo giorno del mese e conservato fino al quattordicesimo. In quei quattro giorni bisognava capire se era senza difetto, e in tal caso inutilizzabile, perché solo un agnello perfetto poteva pagare per gli imperfetti. Doveva essere ucciso all’imbrunire, tra le quindici e le diciotto, e il suo sangue prelevato e spruzzato sugli stipiti delle porte. La carne veniva arrostita sul fuoco, figura del giudizio che era ricaduto sull’agnello, e mangiata all’interno della casa assieme a pane azzimo ed erbe amare, in ricordo dell’amarezza patita in Egitto. Quella notte l’angelo della morte avrebbe ucciso tutti i primogeniti di quelli che non avevano la protezione del sangue.
Tutto questo avvenne prima di uscire dall’Egitto.

Come gli Israeliti furono portati fuori dal luogo di schiavitù, dove erano costretti a fare ciò che non volevano, così l’essere umano per nascita è schiavo del peccato e non può liberamente decidere di non peccare, ha bisogno di essere liberato da tale schiavitù.
Quando Giovanni Battista vide Gesù avvicinarsi a lui per essere battezzato, disse: Ecco l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo! (Giovanni 1:29). In queste parole c’è una novità: mentre il sacrificio degli agnelli serviva a fare l’espiazione dei peccati dei soli Ebrei, il sacrificio dell’Agnello di Dio toglie il peccato di tutto il mondo!
Nella Pasqua ebraica l’agnello ricorda l’uscita dall’Egitto, nella Pasqua cristiana si celebra l’Agnello di Dio che ci ha fatti uscire dalla schiavitù del peccato. Egli non copre il peccato, lo toglie. Nell’A.T. il sangue dell’agnello sacrificato veniva versato sul propiziatorio e copriva i peccati del popolo, nel N. T il sangue dell’Agnello di Dio lava, cancella, elimina il peccato.

Giovanni Battista è il più grande dei profeti perché, mentre gli altri avevano solo preannunciato la venuta del Messia, egli Lo indicò personalmente, senza margine di errore.
Giovanni 1:35 Il giorno seguente, Giovanni era nuovamente là con due dei suoi discepoli. 36 E, fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: «Ecco l’Agnello di Dio». 37 E i due discepoli, avendolo sentito parlare, seguirono Gesù. 38 Ma Gesù, voltatosi e vedendo che lo seguivano, disse loro: «Che cercate?» Essi gli dissero: «Rabbi (che, tradotto; vuol dire maestro), dove abiti?». 39 Egli disse loro: «Venite e vedete». Essi dunque andarono e videro dove egli abitava, e stettero con lui quel giorno. Era circa l’ora decima. 40 Andrea, fratello di Simon Pietro, era uno dei due che avevano udito questo da Giovanni e avevano seguito Gesù. 41 Costui trovò per primo suo fratello Simone e gli disse: «Abbiamo trovato il Messia che, tradotto, vuol dire: “Il Cristo”»; 42 e lo condusse da Gesù. Gesù allora, fissandolo, disse: «Tu sei Simone, figlio di Giona; tu sarai chiamato Cefa che vuol dire: sasso».

Due discepoli di Giovanni avevano seguito Gesù ed erano rimasti con Lui per tutto quel giorno. Quando Andrea, uno dei due, incontrò suo fratello Simone, gli comunicò di avere trovato il Messia e lo condusse da Lui. Non appena lo vide, pur non avendolo conosciuto prima, Gesù gli disse, «Tu sei Simone, figlio di Giona; tu sarai chiamato Cefa, che vuol dire: sasso». Questo ci dice che quando si ha un incontro con Gesù si apprende qual è il proprio destino.

Il libro dell’Apocalisse ci fa sapere che Gesù fu ucciso prima che fosse creato il mondo. Fu immolato in spirito, e la prima festa celebrata nell’eternità fu la Pasqua.
Apocalisse 13:8 E l’adoreranno tutti gli abitanti della terra, i cui nomi non sono scritti nel libro della vita dell’Agnello, che è stato ucciso fin dalla fondazione del mondo.

Efesi 1:4 dice che Dio ci ha predestinati ad essere adottati, quindi a passare da una famiglia a un’altra, da quella di Adamo alla Sua.
Dio aveva previsto la caduta, sapeva che l’uomo si sarebbe ribellato, ma nel Suo grande amore decise ugualmente di correre il rischio e creò un’umanità che da subito si rivelò ribelle.

Ebrei 10:12 egli invece, dopo aver offerto per sempre un unico sacrificio per i peccati, si è posto a sedere alla destra di Dio, 13 aspettando ormai soltanto che i suoi nemici siano posti come sgabello dei suoi piedi, 14 Con un’unica offerta, infatti, egli ha reso perfetti per sempre coloro che sono santificati.

Il verso 14 afferma che con un solo sacrificio Dio ci ha reso perfetti, ma evidentemente la Scrittura si riferisce al nostro spirito rigenerato, che è perfetto perché e nato da Dio, non alla nostra condotta, che è imperfetta.
Dobbiamo credere di essere perfetti nello spirito per diventarlo anche nella condotta; ne abbiamo tutta la potenzialità. Se lo ha detto Dio, è segno che possiamo vincere ogni ostacolo che ci impedisce di diventare come Gesù.
La Bibbia afferma che il salario del peccato è la morte, ma fa distinzione tra la natura di peccato e le azioni peccaminose. Sono due cose diverse a cui Dio provvide una duplice soluzione: per la natura di peccato stabilì che venisse sacrificato un capro, per i peccati stabilì che un altro capro venisse mandato a morire nel deserto.
Il primo moriva istantaneamente, dando soluzione immediata alla natura di peccato.

Levitico 16:7 Poi prenderà i due capri e li presenterà davanti all’Eterno all’ingresso della tenda di convegno. 8 Aaronne tirerà quindi a sorte i due capri: uno sarà destinato all’Eterno e l’altro per capro espiatorio. 9 Aaronne farà avvicinare il capro che è stato destinato all’Eterno e l’offrirà come sacrificio per il peccato; 10 ma il capro che è stato destinato ad essere il capro espiatorio, sarà presentato vivo davanti all’Eterno, per fare su di esso l’espiazione e per mandarlo poi nel deserto come capro espiatorio (o Azalel)…

Il sommo sacerdote dichiarava sul capo del secondo capro tutte le trasgressioni e tutte le iniquità che il popolo aveva commesso durante l’anno e lo mandava a morire nel deserto, dove comunque non moriva subito, bensì attraverso un processo. L’animale dava la sua innocenza al popolo e prendeva tutte le sue colpe. Avveniva uno scambio: l’innocente diveniva colpevole e il colpevole innocente.

Levitico 16:21 Aaronne poserà entrambe le sue mani sulla testa del capro vivo e confesserà su di esso tutte le iniquità dei figli d’Israele tutte le loro trasgressioni, tutti i loro peccati, e li metterà sulla testa del capro; lo manderà poi nel deserto per mezzo di un uomo appositamente scelto. 22 Il capro porterà su di sé tutte le loro iniquità in terra solitaria; e quell’uomo lo lascerà andare nel deserto.

Il sacrificio di Gesù, l’Agnello di Dio, realizzò entrambi gli obiettivi.
In virtù del Suo sangue viene istantaneamente eliminata la natura di peccato e si ottiene il perdono dei peccati, anche se poi il credente deve attraversare un processo di santificazione, una graduale morte a se stesso e alle tendenze carnali. Grazie a quell’unico sacrificio, Dio diede all’uomo la possibilità di avere con Lui una relazione pura e santa. .

Nell’epistola agli Efesini l’apostolo Paolo afferma che siamo stati redenti non in virtù dei nostri meriti, ma in virtù del Sangue di Cristo, e che siamo stati perdonati per la Sua grazia.
Efesini 1:7 “In cui abbiamo la redenzione per mezzo del suo sangue, il perdono dei peccati secondo la ricchezza della sua grazia

L’apostolo Paolo dice anche che la grazia è stata data a tutti, ma in misura diversa, a seconda della misura del dono ricevuto. La parola greca corrispondente a ‘dono’ è doreà, termine legale che indica un’eredità su cui non pesa alcuna responsabilità. A ciascuno di noi è stata data grazia, espressione d’amore del Testatore, che non richiede da parte nostra alcuno sforzo. Sul piano umano essere eredi può comportare delle responsabilità, ma ricevere la doreà di Cristo vuol dire ricevere un’eredità priva di responsabilità.
Efesini 4:7 a ciascuno di noi è stata data la grazia secondo la misura del dono di Cristo.

Il profeta Isaia descrive profeticamente il sacrificio di Gesù. Tutte le nostre colpe e le nostre iniquità sono ricadute sull’Agnello di Dio che si è sostituito a noi e per noi versò tutto il Suo sangue.

Isaia 53:5 Ma egli è stato trafitto per le nostre trasgressioni, schiacciato per le nostre iniquità; il castigo per cui abbiamo la pace è su di lui, e per le sue lividure noi siamo stati guariti. 6 Noi tutti come pecore eravamo erranti, ognuno di noi seguiva la propria via, e l’Eterno ha fatto ricadere su di lui l’iniquità di noi tutti. 7 Maltrattato e umiliato, non aperse bocca. Come un agnello condotto al macello, come pecora muta davanti ai suoi tosatori non aperse bocca….10 Ma piacque all’Eterno di percuoterlo, di farlo soffrire. Offrendo la sua vita in sacrificio per il peccato, egli vedrà una progenie, prolungherà i suoi giorni, e la volontà dell’Eterno prospererà nelle sue mani.

Grazie al sacrificio di Gesù, che si è fatto peccato per noi, in Lui siamo diventati la giustizia di Dio.
2Corinzi 5:21 Poiché egli ha fatto essere peccato per noi colui che non ha conosciuto peccato, affinché noi potessimo diventare in Lui la giustizia di Dio.

In Adamo non c’è alcun giusto, neppure uno, ma quando diventiamo la giustizia di Dio abbiamo la natura divina e siamo abilitati a rappresentarLo sulla terra. Questo grande obiettivo divino si realizzò grazie al sacrificio dell’Agnello di Dio!