LA CENA DEL SIGNORE

Culto del 15 Set 2019
Predicatore: Apostolo Lirio Porrello
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il calice della benedizione, che noi benediciamo, non è forse partecipazione con il sangue di Cristo? Il pane, che noi rompiamo, non è forse partecipazione con il corpo di Cristo? 1Corinzi 10:16

Redazione s cura di Caterina Di Miceli

1Corinzi 11:23 Poiché io ho ricevuto dal Signore ciò che vi ho anche trasmesso: che il Signore Gesù, nella notte in cui fu tradito, prese del pane, 24 e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: «Prendete, mangiate; questo è il mio corpo che è spezzato per voi; fate questo in memoria di me». 25 Parimenti, dopo aver cenato, prese anche il calice, dicendo: «Questo calice è il nuovo patto nel mio sangue; fate questo ogni volta che ne bevete in memoria di me».26 Poiché ogni volta che mangiate di questo pane e bevete di questo calice, voi annunziate la morte del Signore, finché egli venga. 27 Perciò chiunque mangia di questo pane o beve del calice del Signore indegnamente, sarà colpevole del corpo e del sangue del Signore. 28 Ora ognuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva del calice,29 poiché chi ne mangia e beve indegnamente, mangia e beve un giudizio contro se stesso, non discernendo il corpo del Signore. 30 Per questa ragione fra voi vi sono molti infermi e malati, e molti muoiono.31 Perché se esaminassimo noi stessi, non saremmo giudicati.32 Ma quando siamo giudicati, siamo corretti dal Signore, affinché non siamo condannati col mondo

Il brano della prima epistola ai Corinzi in cui l’apostolo Paolo scrisse ciò che aveva ricevuto dal Signore riguardo alla Santa Cena suggerisce un ulteriore approfondimento degli oracoli di Dio, che sono stati illustrati nelle scorse domeniche e in cui è stato spiegato che per oracolo deve intendersi sia il luogo in cui Dio parla sia ciò che Egli dice.

Viene ricordato che nel libro dell’Esodo il Signore diede a Mosé uno speciale permesso di incontrarLo nel Luogo Santissimo, dove c’era l’arca del Patto e dove una volta l’anno poteva entrarvi solo il sommo sacerdote, perché gli avrebbe comunicato gli ordini da dare al popolo.

Esodo25:21 Metterai quindi il propiziatorio in alto, sopra l’arca; e nell’arca metterai la Testimonianza che ti darò. 22 Là io ti incontrerò, e da sopra il propiziatorio, fra i due cherubini che sono sull’arca della testimonianza, ti comunicherò tutti gli ordini che avrò da darti per i figli d’Israele.

L’incontro di Mosé con Dio doveva avvenire davanti all’arca, che in base a calcoli effettuati aveva un’altezza di circa sessantasette centimetri, e possiamo immaginare che, per incontrare la Sua presenza e ricevere il Suo oracolo, Mosé abbia dovuto chinarsi, inginocchiarsi.

Quando una volta l’anno, nel giorno di Yom Kippur, cioè nel decimo giorno del primo mese dell’anno (il mese di tishri, che inizia in corrispondenza del 9 ottobre 2019 del nostro calendario) il sommo sacerdote entrava in quel luogo, col suo dito doveva spruzzare sette volte sul propiziatorio il sangue dell’animale sacrificato.

Levitico 16:19 Poi spruzzerà del sangue su di esso col suo dito sette volte; così lo purificherà e lo santificherà dalle impurità dei figli d’Israele. … 29 Questa sarà per voi una legge perpetua: nel settimo mese (Tishri), il decimo giorno del mese, umilierete le anime vostre e non farete alcun lavoro, né il nativo del paese, né il forestiero che risiede fra voi. 30 Poiché in quel giorno il sacerdote farà l’espiazione per voi, per purificarvi, affinché siate purificati da tutti i vostri peccati davanti all’Eterno. 31 È per voi un sabato di riposo solenne e voi umilierete le anime vostre; è una legge perpetua … 34 Questa sarà per voi una legge perpetua, per fare l’espiazione per i figli d’Israele per tutti i loro peccati, una volta all’anno».
E Mosè fece come l’Eterno gli aveva comandato.

Il sommo sacerdote intingeva sette volte il proprio dito nel sangue e poi lo metteva sul propiziatorio, e poiché il sette indica la perfezione, ciò che egli faceva era figura e ombra del sacrificio perfetto che si sarebbe compiuto sul Calvario. Il verso 29 precisa che si trattava di una legge perpetua, non eterna, che quindi avrebbe avuto fine. Il sacerdozio levitico infatti avrebbe avuto termine con la venuta di Gesù, il Sommo Sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedech, che avrebbe offerto Se stesso in sacrificio per noi.
Nel momento della Sua morte la cortina del tempio si squarciò dall’alto verso il basso, facendo sì che il luogo santo e il luogo santissimo divenissero un unico ambiente. Oggi il sacerdozio levitico non esiste più, non potrebbe esistere dato che non esiste più il tempio, dove tutto questo avveniva.

Nel giorno di Yom Kippur il sommo sacerdote per prima cosa offriva un torello per la propria purificazione: le sue colpe passavano all’animale innocente e l’innocenza dell’animale passava a lui. Dopo confessava i peccati del popolo sul capo di un capro da sacrificare e ne spruzzava il sangue sul propiziatorio.
Per ordine dell’Eterno questo era compito esclusivo del sommo sacerdote, il quale era stato appositamente costituito e consacrato, e nessuno poteva sostituirlo. Chi avesse voluto farlo abusivamente, non appena entrato nel luogo santissimo sarebbe morto istantaneamente.

Tutto ciò era solo figura e ombra del sacrificio perfetto di Gesù, la vera propiziazione per i nostri peccati. Nel tempo in cui Egli visse c’era il tempio di Erode, dove non c’era l’arca e quindi neppure la possibilità di offrire ogni anno quel sacrificio.
Versando tutto il Suo sangue, Gesù acquistò la redenzione per tutti gli uomini, ma può beneficiarne solo chi in esso ha fede. Dio aveva stabilito, infatti, che l’espiazione (o propiziazione) sarebbe avvenuta per fede nel Suo sangue.

Romani 3:24 ma sono gratuitamente giustificati per la sua grazia, mediante la redenzione che è in Cristo Gesù. 25 Lui ha Dio preordinato per far l’espiazione (propiziazione) mediante la fede nel suo sangue, per dimostrare così la sua giustizia per il perdono dei peccati, che sono stati precedentemente commessi durante il tempo della pazienza di Dio

La differenza tra il valore del sangue di capri, di agnelli o di tori, e quello di Gesù è enorme: il primo infatti, spruzzato dal sommo sacerdote, copriva i peccati del popolo, il sangue di Gesù li cancella! Prima del Suo sacrificio perfetto i peccati venivano perdonati, ma non veniva annullata la natura di peccato.

L’autore dell’epistola agli Ebrei, scritta dopo che Gesù portò a compimento il piano di redenzione, rivela quanto avvenne sull’altare del Golgota e chiarisce che quello che faceva il sommo sacerdote era solo un atto profetico.

Ebrei 9:1 Certamente anche il primo patto ebbe degli ordinamenti per il servizio divino e per il santuario terreno. 2 Infatti fu costruito un primo tabernacolo in cui vi erano il candelabro la tavola e i pani della presentazione; esso è chiamato: “Il luogo santo”. 3 Dietro il secondo velo c’era il tabernacolo, detto: “Il luogo santissimo”, 4 che conteneva un turibolo d’oro e l’arca del patto tutta ricoperta d’oro, nella quale si trovava un vaso d’oro contenente la manna, la verga di Aaronne che era germogliata e le tavole del patto. 5 E sopra l’arca vi erano i cherubini della gloria che adombravano il propiziatorio; di queste cose non possiamo parlarne ora dettagliatamente. 6 Or essendo queste cose disposte così, i sacerdoti entravano continuamente nel primo tabernacolo, per compiere il servizio divino; 7 ma nel secondo entrava soltanto il sommo sacerdote una volta all’anno, non senza sangue, che egli offriva per se stesso, e per i peccati d’ignoranza del popolo. 8 Lo Spirito Santo voleva così dimostrare che la via del santuario non era ancora resa manifesta, mentre sussisteva ancora il primo tabernacolo, 9 il quale è una figura per il tempo presente, e voleva indicare che i doni e i sacrifici offerti non potevano rendere perfetto nella coscienza colui che faceva il servizio divino, 10 trattandosi solo di cibi, di bevande, di varie abluzioni e di ordinamenti carnali, imposti fino al tempo del cambiamento. 11 Ma Cristo, essendo venuto come sommo sacerdote dei beni futuri, attraverso un tabernacolo più grande e più perfetto non fatto da mano d’uomo, cioè non di questa creazione, 12 entrò una volta per sempre nel santuario, non con sangue di capri e di vitelli, ma col proprio sangue, avendo acquistato una redenzione eterna.

Dentro l’arca c’era un vaso d’oro contenente la manna, per ricordare al popolo che per quarant’anni era vissuto grazie a un’economia soprannaturale.
C’era la verga di Aaronne, che era germogliata in una notte, cosa che parla di accelerazione soprannaturale.
C’erano le tavole della legge, scritte col dito di Dio. Quelle tavole venivano chiamate “La Testimonianza” e, in quanto tale, nessuno poteva manipolare e cambiare ciò che Dio aveva scritto, come qualche religione ha fatto.
Sull’arca c’erano i cherubini, che con le loro ali adombravano il propiziatorio.

Ogni giorno i sacerdoti entravano nel luogo santo per procedere al servizio divino, ma nel luogo santissimo entrava esclusivamente il sommo sacerdote una volta l’anno. Lo Spirito Santo voleva così dimostrare che mentre sussisteva il primo tabernacolo, la via del santuario non era ancora resa manifesta. I sacrifici offerti non potevano rendere perfetti nella coscienza, poiché Yom Kippur perdonava i peccati, ma non rimuoveva la natura di peccato. La via della perfezione, quindi, non era stata manifestata, c’era solo l’ombra della realtà del santuario del cielo, dove Gesù entrò con il Suo sangue una volta per sempre, per acquistare per noi una redenzione eterna.

Nella Bibbia, i cherubini s’incontrano per la prima volta nel giardino dell’Eden, dove roteavano una spada fiammeggiante per custodire la via che conduceva all’albero della vita.
Il termine cherubino deriva dall’ebraico keruv, a sua volta probabilmente derivante dall’assiro Karabu, che vuol dire propizio, benedicente.

Genesi 3:24 Così egli scacciò l’uomo; e pose ad est del giardino di Eden i cherubini, che roteavano da tutt’intorno una spada fiammeggiante, per custodire la via dell’albero della vita.

Il fuoco indica giudizio, infatti l’uomo fu cacciato da quel luogo e non poté più accedere all’albero della vita, di cui si torna a parlare solo nel libro dell’Apocalisse.
Nel propiziatorio, però, i cherubini non hanno in mano una spada, li vediamo con lo sguardo rivolto verso il propiziatorio, mentre con le ali coprono il luogo su cui c’è il sangue e sotto il quale ci sono le tavole della legge che noi abbiamo trasgredito. I cherubini rappresentano lo sguardo di Dio, il quale guarda il sangue, non quello che ci sta sotto, e il Suo sguardo non esprime giudizio, ma misericordia.

In Eden c’era giudizio, nell’arca c’è la sua rimozione e viene indicata la via per poter riavere misericordia da Dio.
In Eden i cherubini bloccavano la via all’albero della vita, nel tabernacolo Dio indica la via per tornare alla vita.
In Eden c’era il peccato, il propiziatorio indica la via per annullarlo.

Ebrei 9:23 Era dunque necessario che i modelli delle cose celesti fossero purificati con queste cose; ma le cose celesti stesse lo dovevano essere con sacrifici più eccellenti di questi. 24 Cristo infatti non è entrato in un santuario fatto da mani d’uomo, figura delle cose vere, ma nel cielo stesso per comparire ora davanti alla presenza di Dio per noi, 25 e non per offrire se stesso più volte, come il sommo sacerdote che entra ogni anno nel santuario con sangue, non suo. 26 altrimenti egli avrebbe dovuto soffrire più volte dalla fondazione del mondo; ma ora, una sola volta, alla fine delle età, Cristo è stato manifestato per annullare il peccato mediante il sacrificio di se stesso.

L’operato del sommo sacerdote era ombra della realtà celeste.
Adamo fu cacciato dalla presenza di Dio e il sommo sacerdote, che poteva comparire davanti alla Sua presenza, indicava la via per farvi ritorno.
Il sommo sacerdote era figura e ombra del vero Sommo Sacerdote che avrebbe mostrato la via di Dio per tornare alla Sua presenza.
Il sommo sacerdote portava il sangue nel tabernacolo terreno, Gesù portò il Suo sangue nel tabernacolo del cielo. Versò il Suo sangue sulla terra per il perdono dei peccati e lo portò in cielo per acquistarci una redenzione eterna.
Il peccato era entrato nel giardino dell’Eden e fu annullato in un altro giardino, dove Gesù fu sepolto.
Dio scrisse le tavole della legge col Suo dito, il sommo sacerdote spruzzava col suo dito sette volte il sangue sul propiziatorio per purificare tutto ciò che l’uomo aveva fatto contro la legge di Dio.

Il sangue di Gesù ha un valore eterno, perché non è sangue di vitelli o di capri, ma il sangue del Figlio di Dio, l’unico che, essendo senza peccato, ha il potere di annullare il peccato. È quel sangue che permette a Dio di guardarci con misericordia, non più con giudizio.