IL PATTO ABRAMITICO | Seconda Parte

Culto del 10 Lug 2022
Predicatore: Apostolo Lirio Porrello
Download PDF

In quel giorno l’Eterno fece UN PATTO con Abramo dicendo: «Io do alla tua discendenza questo paese, dal torrente d’Egitto al grande fiume, il fiume Eufrate: Genesi 15:18

Redazione a cura di Gandolfa Brucato.

La predicazione odierna verte ancora sul tema dei patti e in particolare sul “PATTO ABRAMITICO – 2P”. L’apostolo Lirio inizia ribadendo il concetto che Dio è un Dio relazionale e si relaziona solo attraverso patti e promesse, infatti dopo la caduta di Adamo ha cercato l’uomo per perdonarlo e riconciliarlo a Sè, ripristinando in tal modo l’intenzione originale. Dio non risponde al nostro bisogno, risponde al bisogno in quanto coincidente con ciò che sta’ scritto nella Sua parola.
2Corinzi 5:19 poiché Dio ha riconciliato il mondo con sé in Cristo, non imputando agli uomini i loro falli, ed ha posto in noi la parola della riconciliazione.
C’è differenza tra “perdono” che consiste nel rimettere un debito e “riconciliazione” che corrisponde a riportare in armonia una relazione interrotta. Dio ha dato a noi non solo il ministero della salvezza, ma anche quello della riconciliazione, il nostro compito infatti continua sin quando le persone vengono riconciliate. La riconciliazione corrisponde a far sentire bene accolti e a proprio agio. Quando Adamo ha peccato non gli ha più fatto piacere stare con Dio, anzi ha avuto paura e si è nascosto, ma quando una persona si sente perdonata e riconciliata ama la presenza di Dio. Sappiamo che il patto fatto da Dio con Abrahamo è incondizionato, è a favore di Israele, è eterno e contiene 14 disposizioni.
Genesi 12:1 Or l’Eterno disse ad Abramo: «Vattene dal tuo paese, dal tuo parentado e dalla casa di tuo padre, nel paese che io ti mostrerò. 2 Io farò di te una grande nazione e ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai una benedizione. 3 E benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà; e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra». 4 Allora Abramo partì come l’Eterno gli aveva detto, e Lot andò con lui. Abramo aveva settantacinque anni quando partì da Haran. 5 E Abramo prese Sarai sua moglie e Lot, figlio di suo fratello, e tutti i beni che avevano accumulato e le persone che avevano acquistate in Haran, e partirono per andarsene nel paese di Canaan. Così essi giunsero nel paese di Canaan. 6 Abramo attraversò il paese fino alla località di Sichem, fino alla quercia di Moreh. A quel tempo si trovavano nel paese i Cananei.
Senza alcun preambolo, Dio irruppe nella vita di Abramo che apparteneva ad una famiglia idolatra, adoravano la luna, non conoscevano l’Iddio vivente e gli comandò di andarsene da dove si trovava in un luogo senza nome. Nel comandargli di andare, Dio ha fatto una serie di promesse ad Abramo, che parti’ come l’Eterno gli aveva detto. Da notare, che l’unica condizione per ricevere queste promesse consisteva nel fatto che Abramo se ne andasse, mostrando in tal modo fiducia ed obbedienza. Dio ha detto che avrebbe fatto queste cose ad Abramo partendo solo dalla Sua sovranità. E’ un principio spirituale che se non si lasciano le cose vecchie non è possibile intraprendere qualcosa di nuovo (l’uomo lascerà suo padre e sua madre), quando Dio ci chiede di lasciare qualcosa però non ci lascia nella situazione in cui ci troviamo, ma ci vuole sicuramente dare qualcosa di più. Sappiamo che Abramo aveva 75 anni quando partì da Haran, che si trova a metà strada tra Ur e Canaan, non è riportato quanti anni avesse quando partì da Ur. La destinazione era Canaan infatti, ma loro hanno fatto una tappa intermedia non considerata, forse il posto era loro piaciuto e si erano fermati, sappiamo che lì hanno accumulato beni e persone e dopo si sono diretti a Canaan. L’Eterno non ha parlato ad Abramo durante il tragitto, gli aveva detto dove doveva andare e gli ha parlato quando è arrivato alla destinazione prefissa. Comunque 75 anni corrispondono all’età di un pensionato, certamente Dio avrebbe potuto scegliere una coppia di giovani, ma sappiamo che Lui è specializzato nelle cose impossibili, infatti ha iniziato con una coppia di anziani quasi senza speranza per dar loro futuro e speranza. Dio è apparso ad Abramo. Siamo a conoscenza che mentre nella visione ci sono le immagini della realtà ma non c’è la realtà, nell’apparizione c’è invece la realtà, difatti Abramo vide fisicamente Dio, che gli ha parlato di una discendenza benchè ancora non avesse figli. Egli però chiama le cose che non sono come se fossero. Certo inizialmente Abramo ha avuto alcuni dubbi, ha dovuto fare esperienza per imparare a fidarsi totalmente di Dio, ma raggiunto codesto stadio gli bastava soltanto la parola per ubbidire; quando si è cresciuti nella fede non necessita più l’evidenza fisica bensì è sufficiente la parola, mentre invece sino a quando si cerca l’evidenza si ha soltanto una fede sensoriale e non soprannaturale. All’inizio Abramo è stato fedele parzialmente poi divenne ubbidiente, suo padre è morto, con Lot si è separato.(Dio gli aveva detto di partire solo, in quanto ha voluto iniziare il processo di redenzione con una sola famiglia, quella di Abramo che rappresenta il padre dei credenti. Abrahamo credette, cioè si abbandonò totalmente alla volontà di Dio. Anche noi dobbiamo imparare ad abbandonarci a Lui e cosi’ facendo entreremo nel riposo. Dio è fedele alla Sua parola ed alle sue promesse; anche se attualmente la terra d’Israele non coincide per nulla con i confini che l’Eterno ha delineato, sappiamo che certamente Lui lo realizzerà. Giosuè 1:1–9
Deuteronomio 34:1–4 Poi Mosè salì dalle pianure di Moab sul Monte Nebo, in vetta al Pisgah, che è sulla sponda opposta a Gerico. E l’Eterno gli fece vedere tutto il paese di Galaad fino a Dan, 2 tutto Neftali, il paese di Efraim e di Manasse, tutto il paese di Giuda fino al mare occidentale, 3 Neghev e la pianura della valle di Gerico, città delle palme, fino a Tsoar. 4 L’Eterno gli disse: «Questo è il paese che ho promesso con giuramento ad Abrahamo, a Isacco e a Giacobbe, dicendo: “Io lo darò alla tua discendenza”. Io te l’ho fatto vedere con i tuoi occhi, ma tu non vi entrerai!»
Mosè ha visto la terra da lontano ma non è riuscito ad entrare, in quanto non ha realizzato la transizione, che consisteva nel lasciare la tradizione e rinnovarsi nella rivelazione. Infatti la prima volta Dio gli aveva detto di percuotere la roccia per fare uscire l’acqua, la seconda volta gli ha detto di parlare alla roccia, ma Mosè ha rifatto ciò che aveva fatto la prima volta. Poichè la roccia rappresenta Gesù il percuotere corrisponde al fatto che Gesù è stato percosso da Dio alla Croce, ma dopo che il sacrificio è stato compiuto sarebbe stato sufficiente è lo è ancor oggi parlare in accordo a ciò che ha già compiuto. Dio era fedele alle promesse, ma Mosè non era pronto a fare tale esperienza. Dio mostrò a Mosè le tribù che ancora non esistevano, è stato infatti poi Giosuè a stabilirle.(Dio come già detto chiama le cose che non sono come se già esistessero). Anche noi dobbiamo imparare a profetizzare per tutto ciò che desideriamo si possa realizzare. Dio mantiene sempre la Sua parola anche se noi non siamo fedeli.
Ebrei 6:13 Quando Dio infatti fece la promessa ad Abrahamo, siccome non poteva giurare per nessuno maggiore, giurò per sé stesso, 14 dicendo: «Certo, ti benedirò e ti moltiplicherò grandemente». 15 E così, Abrahamo, avendo aspettato con pazienza, ottenne la promessa. 16 Gli uomini infatti ben giurano per uno maggiore, e così per loro il giuramento è la garanzia che pone termine ad ogni contestazione. 17 Così Dio, volendo dimostrare agli eredi della promessa più chiaramente l’immutabilità del suo consiglio, intervenne con un giuramento 6:18 affinché per mezzo di due cose immutabili, nelle quali è impossibile che Dio abbia mentito, (giuramento e promessa) avessimo un grande incoraggiamento noi, che abbiamo cercato rifugio nell’afferrare saldamente la speranza che ci è stata messa davanti.
Dio scende al nostro livello allo scopo di rassicurarci ed infatti ha giurato anche se, visto che Lu,,i non può mentire, perchè è la verità, non ce ne sarebbe stato bisogno e non potendo giurare per nessuno perchè nessuno è al di sopra di Lui, che è L’Alfa, l’Omega, l’Onnipotente, l’Autosufficiente, ha giurato per Sé stesso, per dimostrare l’immutabilità del Suo consiglio, Lui non cambia le Sue promesse, la Sua parola è stabile nei cieli. Egli non può mentire – Giuramento e Promessa – di Dio ci danno assoluta certezza che tutte le Sue promesse si adempiranno e noi abbiamo riposo perchè conosciamo il nostro futuro, sappiamo che saremo rapiti e ci attende la gloria. I partecipanti al Patto sono stati Dio ed Abrahamo, che rappresenta solo gli Ebrei, i gentili sono entrati a motivo della benedizione che Dio ha dato ad Abrahamo in Cristo Gesù. Noè rappresenta tutta l’umanità. Come già detto nel patto sono contenute “quattordici disposizioni” di cui 3 sono già state esaminate e precisamente:1^ Una grande nazione doveva venire fuori da Abramo, vale a dire, la nazione di Israele. La storia di Israele è iniziata con Abramo, con una coppia di anziani ai quali Dio ha promesso un figlio e ciò sta a dimostrare che per Dio non ci sono cose impossibili, Lui non è limitato in nulla.
Genesi 12:2 Io farò di te una grande nazione e ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai una benedizione.
2^: Gli fu promessa una Terra; la terra di Canaan.
Genesi 12:7 Allora l’Eterno apparve ad Abramo e disse: «Io darò questo paese alla tua discendenza». Allora ABRAMO VI COSTRUÌ UN ALTARE ALL’ETERNO CHE GLI ERA APPARSO.
3^: Abramo stesso doveva essere notevolmente benedetto (Gen. 12:2) e così è stato, infatti Abrahamo non è morto per malattia, bensì ricco e sazio di giorni, aveva realizzato tutto, la parola di Dio si era realizzata pienamente. A questo punto l’Apostolo Lirio continua esaminando altre 2 disposizioni:
QUARTA: Il Nome di Abramo sarebbe divenuto grande.
Genesi 12:2 Io farò di te una grande nazione e ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai una benedizione.
Sappiamo che tutti vorrebbero diventare famosi, a nessuno piace rimanere nell’anonimato, ma Abramo non ha chiesto di diventare famoso, Dio lo ha reso famoso facendosi chiamare, senza vergognarsi, per circa 12 volte il Dio di Abrahamo. Sappiamo anche che Abrahamo viene riverito dalle tre religioni monoteiste Ebrea, Musulmana e Cristiana. Ed ancora Dio si presentò come Dio di Abramo allorquando chiamò Mosè per incaricarlo della liberazione del Suo popolo, schiavo in Egitto.
Esodo 3:6 «Io sono il DIO di tuo padre, il DIO di Abrahamo, il DIO di Isacco e il DIO di Giacobbe».
Mosè apparteneva ad una famiglia levitica, ma Dio si presentò a lui prima come Dio di suo padre, ma anche come Dio di Abrahamo, e di fronte a tale riverenza Mosè si intimorì al punto di doversi nascondere la faccia. Abrahamo viene considerato il pioniere della fede, non aveva sinagoga, non aveva chiesa, però è definito il padre della fede. Quando Dio lo chiamò e gli disse di lasciare il suo paese e la sua famiglia, egli partì. Quando Dio gli disse di andare in una terra che gli avrebbe mostrato, andò. Quando Dio gli disse che i suoi discendenti sarebbero stati numerosi come le stelle del cielo (i nati di nuovo), egli credette (Genesi 12:1–9; 15:5–6). La sua fede crebbe così tanto che quando Dio gli ha chiesto di sacrificare Isacco, il figlio della promessa, obbedì (Dio non lo ha permesso) ed ha in tal modo dimostrato di essere legato più al donatore che al dono, il suo cuore traboccava di gratitudine e di amore per Dio, che gli promise una discendenza estesa quanto le stelle del cielo. Per contare le stelle Abrahamo ha dovuto rivolgere il suo sguardo in alto, noi sappiamo che quando stiamo guardando in alto ci troviamo connessi con il cielo e Dio ci usa per ripristinare l’intenzione originale che terra e cielo siano connessi e ciò avviene attraverso le stelle del cielo che sono i nati di nuovo. Oltre a una terra, discendenti e benedizioni, Dio gli promise un grande nome. Tutti desiderano avere un grande nome, ma vogliono procurarselo senza Dio e sicuramente non potranno avere successo, perchè cercano fama nella storia umana che può durare al massimo un paio di generazioni, mentre se entriamo nella storia divina sarà Dio a procurarcela scrivendo il nostro nome nel libro della vita per l’eternità. I costruttori della Torre di Babele volevano guadagnarsi un nome con il loro edificio.
Genesi 11:4 E dissero: «Orsù, costruiamoci una città e una torre la cui cima giunga fino al cielo, e facciamoci un nome, per non essere dispersi sulla faccia di tutta la terra».
Ci sono evidenti contrasti tra i costruttori nella Genesi, capitolo 11, e la chiamata di Abramo nel capitolo 12. Nel capitolo 11 le persone volevano salire fino al cielo.
Nel capitolo 12 Dio è sceso dal cielo.
Nel capitolo 11 le persone volevano farsi un nome.
Nel capitolo 12 Dio disse ad Abramo che avrebbe reso grande il suo nome.
Nel capitolo 11 le persone volevano la fama attraverso un grande progetto unificante. Parlavano tutti la stessa lingua e Dio è dovuto scendere per confondere le lingue e fare in modo che non potessero più comprendersi, parlavano una lingua ma non capivano quella degli altri. Quando si opera senza Dio si crea soltanto confusione e notiamo che alla confusione delle lingue che Dio ha procurato per interrompere un progetto nel quale non era coinvolto e che ha portato i costruttori a parlare una lingua senza capire quella degli altri, si contrappone ciò che si è verificato nel giorno di Pentecoste in cui tutti parlavano la lingua dello Spirito che glorifica Dio in ogni cosa: mentre parlavano delle cose grandi di Dio nella lingua che loro non capivano, gli altri che li udivano parlare invece comprendevano perfettamente.
Nel capitolo 12 Dio iniziò a ricostruire l’unità che era andata perduta nella caduta attraverso l’obbedienza e la fede di un solo uomo. Dio ha preso l’iniziativa. Abramo divenne il padre dei fedeli.
Se noi ci fidiamo di Dio, Lui ci userà per dare futuro e speranza a tanti altri.
Se leggiamo la storia di Abramo ci rendiamo conto che somiglia proprio alla nostra – Dio lo ha chiamato fuori dalla sua terra, noi siamo stati chiamati fuori dal mondo per appartenere alla Chiesa di Cristo che presto verrà rapita.
Galati 3:7 sappiate pure che coloro che sono dalla fede sono figli di Abrahamo. 8 E la Scrittura, prevedendo che Dio avrebbe giustificato le nazioni mediante la fede, diede prima ad Abrahamo una buona notizia: «Tutte le nazioni saranno benedette in te», 9 Perciò coloro che si fondano sulla fede sono benedetti col fedele Abrahamo. La fede e l’obbedienza sono la base per poter servire Dio. Adamo è caduto perchè non si è fidato di Dio, che ha potuto viceversa iniziare il piano di redenzione attraverso un uomo, Abramo, che ha obbedito e si è fidato di Lui. Se noi ci fondiamo sulla fede di Abramo saremo benedetti con lui per la sua fedeltà. Dio ha scelto Abramo oltre che per la sua fede ed obbedienza anche perchè, appartenendo al popolo caldeo la cui cultura prevedeva la stipula di patti di sangue gli è riuscito facile comprendere il patto che Dio gli ha proposto : Da notare che Dio gli chiese di sacrificare 5 animali e sappiamo che il numero cinque rappresenta la grazia, così è normale dedurre che il patto tra Dio ed Abramo è un patto di grazia.
QUINTA: Abramo sarebbe stato una benedizione per altri (Gen. 12:2).
Matteo chiamò Gesù Figlio di Abrahamo e Figlio di Davide.
Matteo 1:1 Libro della genealogia di Gesù Cristo, figlio di Davide, figlio di Abrahamo.
Dio promise ad Abrahamo che tutto il mondo sarebbe stato benedetto da lui e dai suoi discendenti, (Genesi 12:3) il Messia promesso sarebbe venuto dalla sua progenie. Dio promise a Davide che il suo trono sarebbe durato per sempre (2 Samuele 7:16), il promesso re messianico sarebbe stato il suo ultimo erede. La genealogia in Matteo, capitolo uno, include i grandi patriarchi, Abramo, Isacco e Giacobbe. Comprende membri della tribù di Giuda, la tribù a cui è stata affidata la guida tra gli Ebrei.
Genesi 49:10 Lo scettro non sarà rimosso da Giuda, né il bastone del comando di fra i suoi piedi, finché venga Sciloh’; e a lui ubbidiranno i popoli.
Giosuè profetizzò e dichiarò che lo scettro che rappresenta legalità e che è sinonimo di bastone, non si sarebbe mai allontanato dalla tribù di Giuda sino alla venuta di Sciloh'(Gesù). Ed anche se la promessa è stata fatta alla tribù di Giuda e Gesù è nato a Betlemme di Giuda, sta scritto anche che a Lui ubbidiranno tutti popoli, perchè è il Re dei re, il Signore dei signori. La genealogia mostra attraverso duemila anni di storia ebraica come Dio abbia preservato la discendenza promessa ad Abramo passando da Davide fino a Gesù. L’elenco include anche personaggi imprevisti. Comprende quattro donne di dubbia moralità.
1. Tamar era una cananea che si atteggiò a prostituta per ottenere ciò che Giuda avrebbe dovuto provvederle (Genesi 38).
2. Raab era una cananea meretrice che abitava sulle mura di Gerico e che si è salvata perchè ha creduto nel Dio vivente, scampando nel contempo alla distruzione di Gerico (Giosuè 2; Ebrei 11:31; Giacomo 2:25). 3. Rut era una moabita che lasciò la sua nazione maledetta e credette con umile fede nel Dio di sua suocera. (Rut; Deuteronomio 23:3)
4. Bathsheba non è stata nemmeno chiamata per nome. E’ stata nominata moglie di Uriah; Salomone era figlio di Davide e di Bathsheba che aveva commesso adulterio con Davide, il quale aveva poi ucciso il marito di lei. In seguito si sono sposati ma prima si erano macchiati entrambi di adulterio e Davide era divenuto omicida. (2 Samuele 11;12). Sarah e Rebecca potevano essere incluse, ma non sono state menzionate. Il fatto che queste 4 donne unitamente a persone loro connesse siano state inserite nella genealogia di Gesù sta’ a dimostrare che la parola di Dio non crea miti e Gesù è venuto per salvare persone peccatrici ed imperfette. Il Messia proveniva da una linea veramente umana. Straniere, adulteri, omicidi, popoli maledetti e adescatori fanno tutti parte del Suo passato. È venuto a salvare un’umanità imperfetta, è divenuto come noi per farci diventare come LUI è. Gesù era il Messia ed è l’unico Salvatore del mondo.
Matteo 1:21 Ed ella partorirà un figlio e tu gli porrai nome Gesù, perché egli salverà il suo popolo dai loro peccati»
Gesù è venuto per cercare e salvare ciò che era perduto, non guarda la condizione, ci chiama come siamo per darci futuro e speranza. Dio ha per ciascuno di noi un proposito e sino a quando non conosciamo il proposito ci identifichiamo con la nostra condizione (donna dal flusso di sangue della quale non si conosce il nome), ma allorquando conosciamo il proposito di Dio per noi ci identifichiamo con esso. Predichiamo il Vangelo senza stancarci, facciamo conoscere al mondo l’opera di Dio, di Gesù, dello Spirito Santo, parliamo di perdono e riconciliazione a chi si sente respinto e condannato. Viviamo il presente in funzione del futuro glorioso che ci attende, collaboriamo con la Trinità per portare futuro e speranza a chi vive nell’afflizione e nella disperazione, perché non conosce l’amore incondizionato di Dio.