IL DISCEPOLATO È PER TUTTI

Culto del 07 Nov 2021
Predicatore: Past. Joe Porrello
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Redazione a cura di Caterina Di Miceli

Anche in questa seconda domenica consecutiva dedicata ai battesimi, scendono nelle acque molti battezzandi (complessivamente circa settanta), e viene approfondito il tema del discepolato, dato che con il battessimo in acqua si esprime la decisione di diventare discepoli del Signore e quindi di voler essere addestrati al fine di acquisire le abilità necessarie per assolvere il Grande Mandato di Gesù alla Sua Chiesa.
Un discepolo, infatti, si sottopone alla disciplina di un maestro che lo guida, lo istruisce, lo fa crescere nella maturità e nella capacità di vivere sempre più come il Maestro nella vita pratica, poiché il discepolato non è solo informazione, è soprattutto formazione.

Giovanni 8:31-32 Gesù disse allora ai Giudei che avevano creduto in lui: «Se dimorate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; conoscerete la verità e la verità vi farà liberi

Credere al messaggio del Vangelo e accedere alla salvezza è solo il primo passo del credente nel suo cammino con Dio, il quale desidera che noi cresciamo spiritualmente e che diventiamo idonei a portare frutto, anzi molto frutto. Un vero discepolo vuole cambiare, dimora nella Parola di Dio e manifesta la presenza di Cristo nella sua vita. Non tutti i credenti decidono di diventare discepoli, c’è infatti chi vuole vivere a modo proprio e senza interferenze di alcun genere; sono quei credenti che frequentano la chiesa per decenni senza mai cambiare, ma chi ama davvero Dio e vuole piacerGli è obbediente, non si conforma al modo di vivere di questo mondo, si distingue, fa la differenza e tutti notano che in lui c’è qualcosa di diverso.

Gesù è venuto per cambiare chi ha creduto in Lui, e al riguardo si trae un singolare insegnamento dal Vangelo di Giovanni, precisamente dai versetti in cui si parla della risurrezione di Lazzaro.

Giovanni 11:43-44 E, detto questo, gridò a gran voce: «Lazzaro, vieni fuori!». 44 Allora il morto uscì, con le mani e i piedi legati con fasce e con la faccia avvolta 
in un asciugatoio. Gesù disse loro: «Scioglietelo e lasciatelo andare».

Gesù lo chiamò gridando e Lazzaro venne fuori dalla tomba bendato dalla testa ai piedi. A questo punto Gesù comandò ai discepoli di scioglierlo e di lasciarlo andare. E Lazzaro fu liberato! Perché non andò Lui stesso a liberarlo dalle bende? Perché mandò i discepoli e non qualcun altro? La risposta è semplice: spetta ai discepoli il compito di liberare quelli che vengono da una condizione di morte spirituale.
Come si riconosce un discepolo? Un discepolo non si lamenta mai, è pronto a obbedire, impara dal maestro e non solo mnemonicamente, infatti impara a fare in pratica quello che gli vede fare.

Prima di ascendere al cielo, ai discepoli Gesù diede il Grande Mandato, che ha a che fare con il battesimo.
Matteo 28:19-20 Andate dunque, e fate discepoli di tutti i popoli, battezzandoli nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, 20 insegnando loro di osservare tutte le cose che io vi ho comandato. Or ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine dell’età presente. Amen».

Il primo obiettivo del discepolo è la Maturità.
Scendendo nelle acque, il battezzando dichiara implicitamente di voler diventare maturo, si dispone ad attraversare un processo di trasformazione, vuole individuare e correggere le proprie imperfezioni, i propri errori, e così migliorare.

Il secondo obiettivo del discepolo è l’Unità.
Gesù non pregava solo per i Suoi discepoli di allora, ma per quelli di ogni generazione. Egli vuole che il nostro mandato si adempia, ma perché questo avvenga è necessario che ci sia Unità.

Giovanni 17:20-23 Or io non prego solo per questi, ma anche per quelli che crederanno in me per mezzo della loro parola 21 affinché siano tutti uno, come tu, o Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi uno in noi, affinché il mondo creda che tu mi hai mandato. 22 E io ho dato loro la gloria che tu hai dato a me, affinché siano uno come noi siamo uno. 23 Io sono in loro e tu in me, affinché siano perfetti nell’unità, e affinché il mondo conosca che tu mi hai mandato e li hai amati, come hai amato me. Gesù pregò il Padre che tutti siano uno.

In questi versetti Gesù ribadisce in modo ripetitivo il concetto di unità, evidentemente allo scopo di farsi capire anche dai meno attenti.
Essere uniti non significa essere tutti uguali, uniformarsi a uno stesso modo di pensare, infatti tutti possiamo avere opinioni diverse l’uno dall’altro, ma è in Cristo e nella Sua Parola che realizziamo l’unità. Siamo membra di uno stesso corpo, tutte ugualmente connesse con il Capo.

Atti 2:1-2, poi venne lo Spirito Santo come un soffio di vento impetuoso.

Il terzo obiettivo del discepolo è il Ministero
Se c’è maturità e c’è unità arriva il mandato, il ministero. Purtroppo accade che venga dato mandato a persone che non hanno né maturità né unità né stabilità e possibilmente sono depresse. Si esauriscono perché pensano di poter fare tutto con le loro forze, ma questo è impossibile, perché non si può adempiere un mandato senza l’aiuto dello Spirito Santo.
Il discepolo è obbediente, non si lega a un servizio come a qualcosa che gli appartiene, è pronto a cambiare servizio e possibilmente anche a rivoluzionare tutta la propria vita, perché si fida dell’autorità da cui dipende.

Giovanni 17:4 Io ti ho glorificato sulla terra, avendo compiuta l’opera che tu mi hai dato da fare
Gesù non aveva ancora affrontato il sacrificio della croce, non aveva ancora detto: “Tutto è compiuto”, quando pronunciò queste parole, dunque a quale opera si riferiva?
Si riferiva all’opera di trasformazione che aveva compiuto nei Suoi discepoli, si riferiva al discepolato.

Nel Vangelo di Marco è scritto che Gesù chiamò a Sé quelli che volle, affinché stessero con Lui e potesse mandarli a predicare, e c’è da immaginare che tanti Lo avranno criticato per la discutibile scelta compiuta.

Marco 3:13 Poi egli salì sul monte, chiamò presso di sé quelli che volle; ed essi si avvicinarono a lui. 14 Quindi ne costituì dodici perché stessero con lui e potesse mandarli a predicare.
I discepoli sono chiamati a testimoniare il loro cristianesimo, ma non con una croce appesa al collo o con il simbolo della chiesa di appartenenza stampato sulla maglietta; il proprio cristianesimo si testimonia anche con piccoli gesti quotidiani, con il proprio modo di parlare, con la gentilezza. Piccole cose forse fuori moda. È ciò che accadde a Pietro e a Giovanni, che pur essendo privi di istruzione, con il loro parlare suscitavano meraviglia in chi li sentiva parlare e tutti capivano che erano stati con Gesù.

Atti 4:13 Or essi, vista la franchezza di Pietro e di Giovanni e avendo capito che erano uomini illetterati e senza istruzione, si meravigliavano e riconoscevano che erano stati con Gesù.

Questo vale anche per noi; le persone si accorgono che siamo stati con Gesù dal modo in cui parliamo di Lui, dal nostro impegno di preghiera ed anche dal nostro linguaggio mai volgare.

Giovanni 15:1-8 «Io sono la vera vite e il Padre mio è l’agricoltore. 2 Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie (solleva) via; ma ogni tralcio che porta frutto, lo pota affinché ne porti ancora di più. 3 Voi siete già mondi a motivo della parola che vi ho annunziata.4 Dimorate in me e io dimorerò in voi; come il tralcio non può da sé portare frutto se non dimora nella vite, così neanche voi, se non dimorate in me. 5 Io sono la vite, voi siete i tralci; chi dimora in me e io in lui, porta molto frutto, poiché senza di me non potete far nulla. 6 Se uno non dimora in me è gettato via come il tralcio e si secca; poi questi tralci si raccolgono, si gettano nel fuoco e sono bruciati. 7 Se dimorate in me e le mie parole dimorano in voi, domandate quel che volete e vi sarà fatto, 8 In questo è glorificato il Padre mio, che portiate molto frutto, e così sarete miei discepoli,

Perché Gesù si paragona alla vite? Perché sul piano naturale la vite è una pianta invasiva che tende a ricoprire i luoghi in cui cresce, per questo gli agricoltori la bloccano con dei paletti, ma sul piano spirituale l’agricoltore è Dio, il quale vuole invadere ogni area della nostra vita e vuole che noi, che siamo i tralci, invadiamo quella di altre persone.
I veri discepoli sono destinati a portare molto frutto! Ma proprio tutti i discepoli portano molto frutto? Non tutti, infatti c’è chi manca di maturità, chi non dimora nella Parola di Dio, chi scappa davanti a un mandato! C’è chi mette paletti alla vite (Cristo), affinché non invada totalmente la propria vita. Costoro non sono disponibili a un cristianesimo totale, che li coinvolga al cento per cento.

Esaminiamoci: se riconosciamo di essere immaturi e se a causa della nostra immaturità non abbiamo ricevuto un mandato, probabilmente non abbiamo neppure una vita benedetta. Grazie a Dio, però, con Lui tutto può cambiare, dipende da noi crescere nella nostra relazione con il Signore, dipende dall’attitudine del nostro cuore,

Come non pensare a Pietro e ai suoi gravi errori!? Eppure Pietro voleva cambiare, si metteva sempre in discussione, finché un bel giorno, alla sua prima predicazione dopo la risurrezione di Gesù, vide ben tremila persone convertirsi a Cristo! Pietro cambiò, divenne un vero discepolo e portò molto frutto.