IL CRISTO NEI 40 GIORNI DOPO LA RISURREZIONE | Terza parte

Culto del 10 Ott 2021
Predicatore: Apostolo Lirio Porrello
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Ma se Cristo non è risuscitato, è dunque vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede –
1 Corinzi 15:14

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

La predicazione di oggi si propone di esaminare ulteriormente quali furono i comportamenti di Gesù successivamente alla resurrezione, prima dell’ascensione.
Atti 1:3 Ad essi, dopo aver sofferto, si presentò vivente con molte prove convincenti, facendosi da loro vedere per quaranta giorni e parlando delle cose riguardanti il regno di Dio.
Nelle predicazioni delle scorse domeniche è stato rilevato che dopo la resurrezione è avvenuta una transizione, un evidente cambiamento nel Suo modo di agire, dovuto al fatto che, mentre prima viveva sotto l’unzione, dopo entrò nella gloria e iniziò a fare cose che non aveva mai fatto.
Quando Gesù venne sulla terra s’identificò con la natura adamica e per tale motivo poté diventare peccato e morire come uomo, altrimenti non sarebbe potuto morire. Egli divenne peccato per noi affinché noi diventassimo in Lui la giustizia di Dio, infatti dopo la resurrezione poté farci dono della Sua giustizia.
In altri termini, Dio trasformò la Sua morte, che poteva apparire una sconfitta, in una grande vittoria, perché grazie alla Sua risurrezione ha potuto portare molto frutto: la Sua Chiesa sulla terra. La Scrittura dice infatti che Egli fu il primogenito di molti fratelli, di miliardi di fratelli.
Altro aspetto da rilevare lo troviamo nell’epistola agli Ebrei, in cui Gesù viene presentato come il grande Pastore delle pecore.
Ebrei 13:20 Ora il Dio della pace, che in virtù del sangue del patto eterno ha fatto risalire dai morti il Signor nostro Gesù Cristo, il grande Pastore delle pecore
È la prima volta che nella Scrittura viene presentato così, e questo è dovuto al fatto che, mentre durante la Sua vita terrena poteva pasturare i pochi che Gli erano vicini, da risorto può pasturare contemporaneamente tutti quelli che credono in Lui. Egli riscattò con il Suo sangue tutte le pecore, le ha rigenerate, se ne prende costantemente cura, e oggi ciascuno di noi può avere con Lui una relazione personale.
Nelle scorse predicazioni sono stati evidenziati quattro aspetti.
Gesù è vivente per l’eternità.
Apocalisse 1:17-18 Quando lo vidi, caddi ai suoi piedi come morto. Ma egli mise la sua mano destra su di me, dicendomi: «Non temere! Io sono il primo e l’ultimo, 18 e il vivente; io fui morto, ma ecco sono vivente per i secoli dei secoli, amen; e ho le chiavi della morte e dell’Ades
È vittorioso, poiché ogni cosa Gli è sottoposta.
Ebrei 2:8 tu gli hai posto tutte le cose sotto i piedi». Infatti, nel sottoporgli tutte le cose, non ha lasciato nulla che non gli fosse sottoposto. Tuttavia al presente non vediamo ancora che tutte le cose gli sono sottoposte,
Nonostante la Sua grandezza, si manifestò con semplicità e naturalezza.
Giovanni 20:15 Gesù le disse: «Donna, perché piangi? Chi cerchi?». Lei, pensando che fosse l’ortolano, gli disse: «Signore, se l’hai portato via tu, dimmi dove l’hai posto e io lo prenderò».
Ha ereditato ogni autorità in cielo, sulla terra e sotto terra, inoltre ha preso possesso delle chiavi della morte e dell’Ades, che prima erano nelle mani di satana.
Matteo 28:18 Poi Gesù si avvicinò e parlò loro dicendo: «Ogni potestà mi è stata data in cielo e sulla terra
Ci si è soffermati su questi punti per evidenziare la transizione avvenuta nella vita di Gesù dopo la resurrezione.
Il quinto punto mette in luce la motivazione che ha guidato ogni Suo gesto: dopo la resurrezione il Cristo rimase uguale nell’amore e nella compassione. Alcuni esempi ce ne danno la prova.
In occasione del funerale di un ragazzo, figlio unico di una donna vedova, vedendola piangere Gesù ebbe compassione e la esortò a non piangere, non al fine di darle coraggio, ma perché aveva la soluzione: riportare il ragazzo in vita, trasformando quel funerale in una grande festa.
Luca 7:13 Appena la vide, il Signore ne ebbe compassione e le disse: «Non piangere!».
Gesù scese dalla barca e vedendo una grande folla provò compassione e ne guarì gli infermi. La compassione era sempre la motivazione che Lo spingeva all’azione. Egli metteva la Sua unzione al servizio della compassione e dell’amore.
Matteo 14:14 E Gesù, smontato dalla barca, vide una grande folla e ne ebbe compassione, e ne guarì gli infermi.
Dopo la risurrezione manifestò il Suo amore per Tommaso, l’incredulo. Nonostante Tommaso avesse dichiarato di non credere ai Suoi fratelli che affermavano di averLo visto vivente, quando successivamente Gesù lo incontrò, invece di rimproverarlo cercò di fugare tutti i suoi dubbi, per fare emergere la verità. Gesù lo portò ad avere una vera rivelazione e Tommaso Gli si gettò in ginocchio, dicendo:” Signore mio, Dio mio!”.
La motivazione dell’amore rimase quella che aveva quando era in vita, ma cambiò il Suo modo di esprimersi.
E che dire dell’episodio di Pietro? Era borioso, arrogante, orgoglioso, si sentiva migliore degli altri, aveva detto che non Lo avrebbe mai abbandonato, invece non esitò a rinnegarLo. Gesù gli aveva detto: prima che il gallo canti, tu mi rinnegherai, ma Pietro non Gli aveva creduto. Dopo la resurrezione, inizialmente Gesù gli si mostrò senza rimproverarlo; attese il momento giusto e il posto giusto per metterlo davanti al suo peccato.
Giovanni 21:17 Gli chiese per la terza volta: «Simone di Giona, mi ami tu?». Pietro si rattristò che per la terza volta gli avesse chiesto: «Mi ami tu?», e gli rispose: «Signore, tu sai ogni cosa, tu sai che io ti amo». Gesù gli disse: «Pasci le mie pecore.
Gesù gli chiese per tre volte se Lo amava e mentre alle prime due volte rispose che Gli voleva bene, ma in realtà non era pentito, era solo rammaricato per la cattiva figura che aveva fatto, la terza volta, quando Gesù lo chiamò Simone, cioè con il suo nome non redento, egli si rattristò, si ravvide e rispose: “Tu lo sai che ti amo”.
L’apostolo Giovanni, che aveva fatto esperienza dell’amore di Dio scrisse: E noi abbiamo conosciuto e creduto all’amore che Dio ha per noi. Dio è amore; e chi dimora nell’amore dimora in Dio e Dio in lui. 1Giovanni 4:16
L’apostolo Lirio fa notare che, anche se noi abbiamo fatto esperienza dell’amore di Dio, possibilmente non sempre abbiamo continuato a credere in questo amore, in cui invece dobbiamo costantemente credere e che dobbiamo dichiarare.
Efesini 3:17 perché Cristo abiti nei vostri cuori per mezzo della fede, 18 affinché, radicati e fondati nell’amore, possiate comprendere con tutti i santi quale sia la larghezza, la lunghezza, la profondità e l’altezza, 19 e conoscere l’amore di Cristo che sopravanza ogni conoscenza, affinché siate ripieni di tutta la pienezza di Dio.
Da questa Scrittura si evince che l’amore di Dio ha dimensioni che non sono terrene, infatti l’apostolo Paolo ne cita quattro, non tre com’è sul piano naturale. L’amore di Dio sorpassa ogni conoscenza, e la nostra crescita spirituale dipende dall’entità della rivelazione che ne abbiamo.
Sempre Paolo afferma che niente, neppure le situazioni più dolorose, può separarci dall’amore di Cristo.
Romani 8:35-39 Chi ci separerà dall’amore di Cristo? Sarà l’afflizione, o la distretta, o la persecuzione, o la fame, o la nudità, o il pericolo, o la spada? 36 Come sta scritto: «Per amor tuo siamo tutto il giorno messi a morte; siamo stati reputati come pecore da macello». 37 Ma in tutte queste cose noi siamo più che vincitori in virtù di colui che ci ha amati. 38 Infatti io sono persuaso che né morte né vita né angeli né principati né potenze né cose presenti né cose future, 39 né altezze né profondità, né alcun’altra creatura potrà separarci dall’amore di Dio che è in Cristo Gesù, nostro Signore.
L’apostolo Lirio passa quindi a trattare il sesto punto: i discepoli avrebbero potuto pensare che il Suo non fosse un corpo fisico, ma un corpo spirituale, probabilmente avendo notato che passava attraverso le porte chiuse! Ma Gesù dimostrò di avere un corpo fisico: mostrò le mani e i piedi bucati a causa dei chiodi che Gli erano stati piantati sulla croce, si fece toccare, mangiò con loro. Dimostrò che il Suo corpo glorificato non è solo un corpo spirituale, ma anche un corpo fisico, come quello che avremo noi quando verremo da Lui rapiti.
Luca 24:38-40 Allora egli disse loro: «Perché siete turbati? E perché nei vostri cuori sorgono dei dubbi? 39 Guardate le mie mani e i miei piedi, perché sono io. Toccatemi e guardate, perché uno spirito non ha carne e ossa, come vedete che ho io». 40 E, detto questo, mostrò loro le mani e i piedi
Il Vangelo di Giovanni descrive cosa avvenne sul mar di Galilea.
I discepoli non Lo avevano riconosciuto, sentivano solo la voce di un uomo che a distanza rivolse loro la parola. Non avevano pescato nulla per tutta la notte e, pur non essendo sicuri che a parlare fosse Lui, assecondarono il Suo suggerimento di gettare le reti.
Giovanni 21:4-5 Al mattino presto, Gesù si presentò sulla riva; i discepoli tuttavia non si resero conto che era Gesù. 5 E Gesù disse loro: «Figlioli, avete qualcosa da mangiare?». Essi gli risposero: «No!».
Giovanni 21:9-13 Come dunque furono scesi a terra, videro della brace con sopra del pesce e del pane. 10 Gesù disse loro: «Portate qua dei pesci che avete presi ora». 11 Simon Pietro risalì in barca e tirò a terra le rete, piena di centocinquantatré grossi pesci; e benché ve ne fossero tanti, la rete non si strappò. 12 Gesù disse loro: «Venite a far colazione». Or nessuno dei discepoli ardiva chiedergli: «Chi sei?», sapendo che era il Signore. 13 Allora Gesù venne, prese del pane e ne diede loro; e così pure del pesce.
Gesù stava preparando la colazione; aveva messo sulla brace dei pesci e del pane. Da notare che i pesci che pescarono i discepoli erano frutto della loro obbedienza, ma quelli che si trovavano sulla brace provenivano dalla provvidenza e dalla gloria di Dio. In quell’occasione Gesù si prese cura di loro, li servì e fece colazione con loro, manifestando così tutto il Suo amore. Ebrei 4:15 Infatti, noi non abbiamo un sommo sacerdote che non possa simpatizzare con le nostre infermità, ma uno che è stato tentato in ogni cosa come noi, senza però commettere peccato.

Questo versetto dell’epistola agli Ebrei afferma che Gesù, nostro Sommo Sacerdote, comprende le nostre debolezze perché è stato tentato come noi, ma senza mai peccare. Nell’AT il sommo sacerdote entrava nel luogo santissimo per versare sul propiziatorio il sangue di un animale innocente allo scopo di prolungare la misericordia di Dio verso il popolo per un altro anno, e in virtù di quel sangue innocente da parte Sua Dio garantiva la Sua misericordia, ma tutto era figura e ombra di quello che sarebbe stato Gesù per noi. L’animale innocente raffigurava Lui, l’arca raffigurava Lui, la misericordia raffigurava Lui. Oggi Egli è per noi l’Agnello, è il propiziatorio, è Colui che ha versato tutto il Suo sangue, è il nostro Sommo Sacerdote. Per noi Gesù è tutto!
Il Suo amore per noi è così sconfinato che non verrà mai meno; per tale motivo possiamo accogliere il Suo invito ad accostarci con piena fiducia al trono della Sua grazia.

Ebrei 4:16 Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, affinché otteniamo misericordia e troviamo grazia, per ricevere aiuto al tempo opportuno.