I MIRACOLI AVVENGONO A CHI HA L’ABITUDINE DI UBBIDIRE

Culto del 21 Lug 2019
Predicatore: Apostolo Lirio Porrello
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Servite l’Eterno con timore e gioite con tremore. Salmi 2:11

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

L’apostolo Lirio riprende i contenuti della predicazione della scorsa domenica per evidenziare che i miracoli avvengono quando c’è obbedienza alla Parola di Dio. Inizia col dire che Dio ci dà i carismi per servire gli altri in maniera soprannaturale, perché il carisma non è capacità umana, ma manifestazione dello Spirito, capacità divina che noi amministriamo come buoni o cattivi amministratori a seconda delle decisioni che prendiamo.

1Pietro 4:10 Ciascuno metta al servizio degli altri il dono (charisma) che ha ricevuto, come buoni amministratori della multiforme grazia di Dio.

Per essere buoni amministratori abbiamo ancora molto da cambiare nella nostra vita, e può incoraggiarci il fatto che, come si rileva dalla Scrittura, i discepoli di Gesù non erano migliori di noi. Lo dimostra il fatto che, mentre Gesù era afflitto perché si avvicinava per Lui l’ora del martirio, essi discutevano per cercare di stabilire chi tra loro era più grande.

Luca 22:24 E tra di loro sorse anche una contesa, intorno a chi di loro doveva essere considerato il maggiore. 25 Ma Gesù disse loro: «I re delle nazioni le signoreggiano, e coloro che esercitano autorità su di esse sono chiamati benefattori. 26 Ma con voi non sia così; anzi il più grande fra di voi sia come il minore e chi governa come colui che serve. 27 Chi è infatti più grande chi siede a tavola, o colui che serve? Non è forse colui che siede a tavola? Eppure io sono in mezzo a voi come colui che serve. 28 Or voi siete quelli che siete rimasti con me nelle mie prove. 29 Ed io vi assegno il regno, come il Padre mio lo ha assegnato a me, 30 affinché mangiate e beviate alla mia tavola nel mio regno e sediate su troni per giudicare le dodici tribù d’Israele».

Nelle prove, non tutti i discepoli perseverarono e Gli rimasero vicini. Proprio come avviene oggi, molti si aspettavano di essere da Lui soddisfatti nei propri bisogni e se non raggiungevano lo scopo se ne andavano.
Abbiamo l’esempio di Giuda, che si servì di Gesù per raggiungere i suoi scopi e poiché non ci riuscì, invece di ravvedersi si suicidò. Dio assegna il Regno a quelli che perseverano, che Gli rimangono fedeli, superano le prove, e come si evince chiaramente dal verso 29 lo fa ora, durante la nostra vita terrena, non in un tempo futuro.
Per quelli che Gli rimangono fedeli c’è una benedizione presente oltre che una benedizione futura (v. 30), e non è Dio che sceglie chi benedire, sono le prove che stabiliscono una selezione.

In definitiva, Gesù insegnò loro che la vera grandezza sta nel servizio, infatti Egli stesso, pur essendo il più grande di tutti, il Re dei re e il Signore dei signori, è venuto per servire.
I miracoli avvengono attraverso le persone che hanno l’abitudine di obbedire. Questo è un principio che si coglie nel Vangelo di Giovanni, dove si parla del primo miracolo fatto da Gesù a Cana, non a caso durante una festa di nozze .
L’apostolo Lirio fa notare che, come una famiglia fu l’ambiente in cui entrò il peccato, così in una famiglia ebbe inizio la redenzione. Gesù non era ancora conosciuto quando fu invitato a quelle nozze, dove si recò con i Suoi discepoli, ma costoro non ebbero alcun ruolo nel miracolo che Egli vi compì, sicuramente perché non erano ancora pronti, non erano abituati a obbedire, infatti per cambiare l’acqua in vino si servì dei camerieri,

Giovanni 2:1 Tre giorni dopo, si fecero delle nozze in Cana di Galilea, e la madre di Gesù si trovava là. 2 Or anche Gesù fu invitato alle nozze con i suoi discepoli. 3 Essendo venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: «Non hanno più vino». 4 Gesù le disse: «Che cosa c’è tra te e me o donna? L’ora mia non è ancora venuta», 5 Sua madre disse ai servi: «Fate tutto quello che egli vi dirà». 6 Or c’erano là sei recipienti di pietra, usati per la purificazione dei Giudei, che contenevano due o tre misure ciascuno. 7 Gesù disse loro: «Riempite d’acqua i recipienti». Ed essi li riempirono fino all’orlo. 8 Poi disse loro: «Ora attingete e portatene al maestro della festa». Ed essi gliene portarono. 9 E come il maestro della festa assaggiò l’acqua mutata in vino (or egli non sapeva da dove venisse quel vino, ma ben lo sapevano i servi che avevano attinto l’acqua), il maestro della festa chiamò lo sposo, 10 e gli disse: «Ogni uomo presenta all’inizio il vino migliore e, dopo che gli invitati hanno copiosamente bevuto, il meno buono; tu, invece, hai conservato il buon vino fino ad ora». 11 Gesù fece questo inizio dei segni in Cana di Galilea e manifestò la sua gloria, e i suoi discepoli credettero in lui.

Presso gli Ebrei i festeggiamenti per matrimonio duravano sette giorni e in quella festa il vino si esaurì dopo tre giorni e mezzo. Maria informò Gesù del problema e raccomandò ai servi di fare tutto ciò che Egli avrebbe comandato. Gesù ordinò loro di riempire i recipienti di pietra che si trovavano in quel luogo, poi di attingere di quell’acqua e di portarla al maestro della festa. Essi lo fecero senza discutere e avvenne il miracolo: l’acqua si tramutò in vino. Il maestro della festa si meravigliò della bontà di quel vino, che era migliore di quello servito all’inizio.
Riguardo ai discepoli la Scrittura afferma che in quell’occasione credettero in Lui. Evidentemente fino ad allora erano stati increduli.

Viene ripreso anche l’episodio di Naaman, capo dell’esercito siriano, uomo abituato a comandare. Una fanciulla israelita, divenuta schiava di sua moglie, essendosi accorta dai suoi panni sporchi di sangue che era divenuto lebbroso, gli fece sapere che in Samaria c’era un profeta che lo avrebbe potuto liberare da quella malattia.

2Re 5:1 Or Naaman, capo dell’esercito del re di Siria, era un uomo grande e altamente stimato agli occhi del suo signore, perché per mezzo suo l’Eterno aveva dato vittoria alla Siria; ma quest’uomo forte e valoroso era lebbroso. 2 Or alcune bande di Siri in una razzìa avevano portato via come prigioniera dal paese d’Israele una piccola fanciulla, che era finita al servizio della moglie di Naaman. 3 Ella disse alla sua padrona: «Se il mio signore potesse andare dal profeta che è in Samaria, certamente egli lo libererebbe dalla sua lebbra!». 4 Così Naaman andò dal suo signore e gli riferì la cosa, dicendo: «La fanciulla del paese d’Israele ha detto così e così». 5 Allora il re di Siria disse: «Va’ pure io manderò una lettera al re d’Israele». Egli dunque partì, prendendo con sé dieci talenti d’argento, seimila sicli d’oro e dieci cambi di vesti. 6 Portò quindi al re d’Israele la lettera che diceva: «Quando ti giungerà questa lettera, sappi che ti mando il mio servo Naaman, perché lo guarisca dalla sua lebbra». 7 Dopo aver letta la lettera, il re d’Israele si stracciò le vesti e disse: «Sono io DIO, col potere di far morire e vivere, che costui mi manda un uomo perché lo guarisca dalla sua lebbra? Perciò state ora a vedere che egli cerca pretesti contro di me». 8Quando Eliseo, l’uomo di DIO, seppe che il re d’Israele si era stracciato le vesti, mandò a dire al re: «Perché ti sei stracciato le vesti? Costui venga da me e saprà che c’è un profeta in Israele» 9 Così Naaman venne con i suoi cavalli e i suoi carri e si fermò alla porta della casa di Eliseo. 10 Allora Eliseo gli inviò un messaggero a dirgli: «Va’ a lavarti sette volte nel Giordano, e la tua carne tornerà come prima e sarai mondato». 11 Ma Naaman si adirò e se ne andò dicendo: «Ecco, io pensavo: “Egli uscirà certamente incontro a me, si fermerà, invocherà il nome dell’Eterno, il suo DIO, agiterà la mano sulla parte malata e mi guarirà dalla lebbra”. 12 I fiumi di Damasco, l’Abanah e il Farpar, non sono forse migliori di tutte le acque d’Israele? Non potrei lavarmi in quelli ed essere mondato?». Così si voltò e se ne andò tutto infuriato. 13 Ma i suoi servi gli si avvicinarono e gli parlarono, dicendo: «Padre mio, se il profeta ti avesse ordinato una grande cosa, non l’avresti fatta? Tanto più ora che ti ha detto: “Lavati e sarai mondato”». 14 Allora egli scese e si immerse sette volte nel Giordano, secondo la parola dell’uomo di DIO; la sua carne tornò come la carne di un piccolo fanciullo e fu mondato. 15 Poi tornò con tutto il suo seguito dall’uomo di DIO, andò a presentarsi davanti a lui e disse: «Ecco, ora riconosco che non c’è alcun DIO in tutta la terra, se non in Israele.

Naaman chiese al suo re il permesso di andare in Israele e questi gli diede una lettera da consegnare al re di Samaria. Essendo costui un uomo carnale, non pensò che gli si offriva l’opportunità di far conoscere l’Iddio d’Israele a una nazione pagana, credette che si chiedeva a lui di guarire Naaman, e non considerandosene capace si stracciò le vesti. In realtà pensava che quello fosse uno stratagemma dei Siri per dichiarargli guerra.
Venuto a conoscenza del fatto, il profeta Eliseo, uomo che viveva nello spirito, capì che quella era un’opportunità mandata da Dio e fece sapere al re di mandargli quell’uomo. Quando Naaman stava per arrivare gli fece andare incontro un suo servo per trasmettergli il preciso messaggio di bagnarsi sette volte nel fiume Giordano. Ma Naaman non era disposto ad umiliarsi in quel modo. Abituato com’era a comandare ed essendosi fatta un’idea di come avrebbe dovuto agire il profeta per guarirlo, a quell’ordine s’infuriò. Non si distaccava dai suoi ragionamenti (v. 11), pensava che i fiumi della sua terra erano più importanti del Giordano, continuava a vedere nell’immaginazione il modo in cui il profeta lo avrebbe dovuto guarire; in definitiva opponeva considerazioni umane al principio divino dell’obbedienza.
A quel punto i suoi servi, che erano abituati a obbedire, gli parlarono in modo affettuoso, non come si parla a un capo, ma con cuore di figli, e lo convinsero a fare come aveva detto il profeta. Questo ci insegna che anche noi, per conquistare le persone a Cristo, non dobbiamo trattarle secondo la loro carica umana, ma in modo affettuoso. Naaman si convinse, lasciò il suo orgoglio, la sua arroganza, i suoi ragionamenti, e si bagnò sette volte nel fiume Giordano. Solo allora, essendosi allineato perfettamente alla Parola di Dio, la sua carne diventò come quella di un piccolo fanciullo.
Dio fa i miracoli solo se c’è obbedienza alla Sua Parola e lo guarì anche se era un nemico del Suo popolo. Fu così che Naaman riconobbe l’Iddio d’Israele come l’unico vero Dio.

Ma chi più di Gesù ha mai avuto l’attitudine a servire e ad obbedire?
Stava celebrando la Pasqua con i Suoi discepoli e sapeva che era giunta l’ora della Sua morte.

Giovanni 13:1 Or prima della festa di Pasqua sapendo Gesù che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò fino alla fine. 2 E, finita la cena, avendo già il diavolo in cuore a Giuda Iscariota, figlio di Simone, di tradirlo, 3 Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che egli era proceduto da Dio e a Dio ritornava, 4 Si alzò dalla cena e depose le sue vesti: poi, preso un asciugatoio, se lo cinse. 5 Dopo aver messo dell’acqua in una bacinella, cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli con l’asciugatoio di cui era cinto. 6 Venne dunque a Simon Pietro. Ed egli gli disse: «Signore tu lavi i piedi a me?». 7 Gesù rispose e gli disse: «Quello che io faccio, ora non lo comprendi, ma lo comprenderai dopo». 8 Pietro gli disse: «Tu non mi laverai mai i piedi». Gesù gli rispose: «Se non ti lavo, non avrai nessuna parte con me». (Giov. 21:15-19) 9 Simon Pietro gli disse: «Signore, non solo i piedi, ma anche le mani e il capo». 10 Gesù gli disse: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno che di lavarsi i piedi ed è tutto mondo; anche voi siete mondi, ma non tutti». 11 Egli infatti sapeva chi lo avrebbe tradito; perciò disse: «Non tutti siete mondi». 12 Così, dopo aver lavato i piedi riprese le sue vesti, si mise di nuovo a tavola e disse loro: «Comprendete quello che vi ho fatto?

Sapeva da dove veniva, dove stava per andare, chi era, e sapeva quello che stava per fare: si alzò dalla tavola e si accinse a lavare i piedi dei discepoli, non per un fatto di igiene, dato che secondo l’usanza ebraica li avevano già lavati prima della cena, ma come atto simbolico, per dare loro un importante insegnamento. Gesù depose le sue vesti di Maestro e indossò quelle di schiavo, perché nelle famiglie benestanti erano gli schiavi che svolgevano questo lavoro. Nel vedere quel gesto, Pietro protestò: «Signore tu lavi i piedi a me?». Lo chiamò nel modo giusto, ma non lo trattò nel modo giusto, infatti continuò dicendo: «Tu non mi laverai mai i piedi!». Gesù capì che sbagliava in buona fede, come tutti gli altri, che quando sbagliavano erano in buona fede, tranne uno. E si riferiva a Giuda (v. 20). Quando depose le vesti di Rabbi e indossò quelle di schiavo, Gesù s’identificò con noi, infatti quel gesto era figura di ciò che stava per avvenire alla croce, dove depose la sua vita per noi e poi la riprese, come il Padre Gli aveva comandato di fare.

Giovanni 10:17 Per questo mi ama il Padre, perché io depongo la mia vita per prenderla di nuovo. 18 Nessuno me la toglie, ma la depongo da me stesso; io ho il potere di deporla e il potere di prenderla di nuovo; questo è il comando che ho ricevuto dal Padre mio».

Dopo avere lavato i piedi dei discepoli, Gesù tornò a sedersi a tavola, perché non avevano finito, e spiegò loro il significato del Suo gesto. Spiegò che dobbiamo lavarci i piedi gli uni con gli altri affinché ci sia unità.

Giovanni 13:12 Così, dopo aver lavato i piedi riprese le sue vesti, si mise di nuovo a tavola e disse loro: «Comprendete quello che vi ho fatto? 13 Voi mi chiamate Maestro e Signore e dite bene, perché lo sono.
Le parole di Gesù: «Se non ti lavo, non avrai nessuna parte con me» (v- 8), indicano che il lavaggio dei piedi era un gesto profetico. Egli sapeva che da lì a poco tutti i discepoli Lo avrebbero abbandonato e i loro piedi si sarebbero sporcati, che Pietro Lo avrebbe rinnegato, rischiando di separarsi per sempre da Lui, che Giuda Lo avrebbe tradito. Lavò i loro piedi per purificarli e per perdonarli in anticipo per quell’abbandono, per quel rinnegamento, per quel tradimento. Gesù voleva far capire loro che niente avrebbe potuto bloccare l’amore irrazionale e soprannaturale che nutriva nei loro confronti. Questo sarebbe valso anche per Giuda, se avesse creduto nel perdono, ma Dio ci ha creato liberi e il nostro credere o il non credere fa la differenza.

Giovanni 13: 14 Se dunque io, il Signore e il Maestro, vi ho lavato i piedi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. 15 Io infatti vi ho dato l’esempio, affinché come ho fatto io facciate anche voi. 16 In verità, in verità vi dico: Il servo non è più grande del suo padrone, né il messaggero più grande di colui che l’ha mandato. 17 Se sapete queste cose, siete beati se le fate

Gesù sa che nel nostro cammino cristiano sbagliamo, ci sporchiamo, ci contaminiamo, e ci comanda di lavarci a vicenda i piedi, cioè di aiutarci a rimuovere quello che il nemico ci ha messo addosso, invece di criticarci e accusarci. Noi possiamo realizzare l’unità non se critichiamo e accusiamo gli altri, ma se ci aiutiamo reciprocamente a rimuovere la sporcizia spirituale che abbiamo addosso, perché così manifestiamo il Suo stesso cuore e il Suo stesso spirito, così possiamo rappresentarLo.