GLI AMICI E I NEMICI DEL MANTELLO

Culto del 10 Gen 2021
Predicatore: Apostolo Lirio Porrello
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Nella Parola di Dio possiamo leggere che per indossare e mantenere un mantello sono necessari dei requisiti specifici. Tali requisiti sono descritti dall’apostolo Paolo nelle sue epistole dove tratta le qualifiche di un vescovo (anziano della chiesa) e sono le seguenti:
1) Carattere: colui che ha un mantello deve portare buon frutto.
2) Situazione familiare: colui che porta il manto deve essere in grado prima di tutto di gestire la propria famiglia, e successivamente potrà gestire la chiesa.
3) Abilità Spirituale: chi indossa il mantello deve essere atto a insegnare, stabile nella Parola, atto ad esortare, e non deve essere un neofita.
Chi indossa un mantello infatti, deve essere maturo, non può essere un neofita perché può facilmente inorgoglirsi!

La santità, la maturità, l’integrità, l’umiltà e la mansuetudine sono amiche del mantello. Dio ama e guida i mansueti e gli umili perché si lasciano condurre e insegnare! Gesù non ha fatto mai niente di Sua iniziativa, perché ha sempre ubbidito al Padre, perciò attribuì a Se stesso tutte queste caratteristiche che troviamo scritte in Salmi 25:9 Egli guiderà i mansueti nella giustizia e insegnerà la sua via agli umili.

Un altro amico del mantello è l’approvazione dell’autorità spirituale da cui dipendiamo. Tale approvazione possiamo vederla nel passaggio del mantello da Mosè a Giosuè, da Elia a Eliseo, e anche da Davide a Salomone: quest’ultimo fu approvato re in presenza di un profeta e di un sacerdote, a differenza degli altri figli di Davide, ovvero Absalom e in seguito Adonija, i quali si autoproclamarono re senza la benedizione da parte di Dio, perciò la loro fine fu orribile!
Dio fa tutte le cose con ordine e legalità, nel Suo Regno non esiste il “fai da te”, è Lui che stabilisce i nostri ruoli e ci chiama ad adempiere un proposito!

Abbiamo citato il passaggio del mantello di Mosè a Giosuè, ma chi era quest’ultimo? Egli fu una delle dodici spie che esplorarono la Terra Promessa, come è scritto in Numeri 13:16 Questi sono i nomi degli uomini che Mosè mandò a esplorare il paese. Or Mosè diede a Hoscea, (salvezza) figlio di Nun, il nome di Giosuè (Dio è la salvezza). In questo verso possiamo notare come già nel suo nome Hoscea fosse stabilito un destino, perché significa salvezza, ma Mosè gli cambiò il nome in Giosuè (Dio è la salvezza) per indicare con quale mezzo sarebbe arrivato alla salvezza, ovvero con l’aiuto di Dio.
Ma cosa caratterizzò la vita di Giosuè? L’amore per la presenza di Dio! Leggiamo a tal proposito Esodo 33:11 Così l’Eterno parlava con Mosè faccia a faccia, come un uomo parla col proprio amico; poi Mosè tornava all’accampamento. Ma Giosuè, figlio di Nun, suo giovane ministro, non si allontanava dalla tenda.
Giosuè continuamente cercava e amava stare alla presenza di Dio, ma Dio non gli parlò finché Mosè era in vita! Questa circostanza però non l’ha scoraggiato e ha aspettato che Dio gli parlasse! La sua attitudine deve essere un esempio per tutti noi, perchè spesso ci lamentiamo che non sentiamo la voce di Dio, ma come fece Giosuè dobbiamo cercare la Sua presenza ed Egli si mostrerà!
Dio dunque, scelse Giosuè come successore di Mosè, come leggiamo in Numeri 27:18 Allora l’Eterno disse a Mosè: «Prendi Giosuè, figlio di Nun, uomo in cui è lo Spirito, e posa la tua mano su di lui; 19 poi lo farai comparire davanti al sacerdote Eleazar e davanti a tutta l’assemblea e gli darai gli ordini in loro presenza, 20 e lo farai partecipe della tua autorità, affinché tutta l’assemblea dei figli d’Israele gli obbedisca. 21 Egli si presenterà davanti al sacerdote Eleazar, che consulterà per lui il giudizio dell’Urim davanti all’Eterno; al suo ordine usciranno e al suo ordine entreranno, lui e tutti i figli d’Israele con lui, tutta l’assemblea». 22 Così Mosè fece come l’Eterno gli aveva ordinato; prese Giosuè e lo fece comparire davanti al sacerdote Eleazar e davanti a tutta l’assemblea; 23 poi posò le sue mani su di lui e gli diede gli ordini, come l’Eterno aveva comandato per mezzo di Mosè.
In questi versi possiamo notare che lo Spirito era già su Giosuè, così Mosè dovette imporgli le mani pubblicamente solo per trasmettergli l’autorità: l’atto che compì fu un passaggio di mantello fatto in maniera pubblica e approvata da Dio, perciò legale! Perché Dio gli disse che l’atto doveva essere fatto in pubblico? Affinché nessuno potesse dubitare della scelta divina ricaduta su Giosuè!
Giosuè si sentiva inadatto, ma Mosè approvò il suo successore sia in pubblico che in privato, profetizzando su di lui e incoraggiandolo personalmente, come leggiamo in Deuteronomio 31:7 Poi Mosè chiamò Giosuè e gli disse in presenza di tutto Israele: «Sii forte e coraggioso poiché tu entrerai con questo popolo nel paese che l’Eterno giurò ai loro padri di dar loro, e tu lo darai loro in eredità. 8 Inoltre l’Eterno stesso cammina davanti a te; egli sarà con te; non ti lascerà e non ti abbandonerà; non aver paura e non sgomentarti».
Poiché il tempo di Mosè era finito, Giosuè fu designato come l’uomo chiamato da Dio per guidare i figli d’Israele nella terra promessa, Deuteronomio 34:5 Così Mosè, servo dell’Eterno, morì là, nel paese di Moab, secondo la parola dell’Eterno. 34:6 E l’Eterno lo seppellì nella valle del paese di Moab, di fronte a Beth-Peor; e nessuno ha conosciuto fino ad oggi il luogo della sua tomba.

Finora abbiamo visto gli amici del mantello, ma esistono anche nemici che possono compromettere il mantello.
Il primo nemico del mantello è l’ ira non risolta.
Mosè (il grande uomo di Dio) per tutta la sua vita dovette lottare contro l’ira! Per esempio, uccise un egiziano in uno scatto d’ira, quando era già un uomo adulto, quindi non era ignorante, anzi come è scritto in Atti 7:22 dice che “Così Mosè fu istruito in tutta la sapienza degli Egiziani, ed era potente in parole ed opere. “A causa del suo gesto dovette fuggire, e trascorse quarant’anni nel deserto a pascolare le pecore; solo lì imparò la pazienza. Ma la cosa più grave che fece fu quella di rompere le tavole della legge quando (sceso dal Monte Sinai) vide il popolo danzare davanti al vitello d’oro: Esodo 32:19 Come fu vicino all’accampamento, vide il vitello e le danze; allora l’ira di Mosè si accese ed egli gettò dalle mani le tavole e le spezzò ai piedi del monte.
La sua ira era giustificata? Certo che lo era! Ma il problema fu che non seppe gestire quella rabbia e ruppe le Tavole che Dio stesso aveva scritto! Il Signore nella Sua grande misericordia riscrisse le Tavole, ma Mosè peccò di mancanza di autocontrollo! E purtroppo ripeté lo stesso errore in un altro episodio che leggiamo in Numeri 20:1 Poi tutta l’assemblea dei figli d’Israele arrivò al deserto di Sin nel primo mese, e il popolo si fermò a Kadesh. Là morì Miriam e là fu sepolta. 20:2 Or mancava l’acqua per l’assemblea, per cui si radunarono contro Mosè e contro Aaronne.
Gli israeliti mormorarono per l’ennesima volta e si arrabbiarono con Mosè: nonostante avessero vissuto il miracolo delle acque di Mara e quello dell’acqua sgorgata dalla roccia battuta dal bastone, e tanto altro, continuavano sempre a lamentarsi! Mosè e Aronne chiesero a Dio di dare loro una soluzione e Dio gli diede delle precise indicazioni: Mosè doveva radunare l’assemblea e in seguito parlare alla roccia, ma cosa accadde? Leggiamo Numeri 20:10 Così Mosè ed Aaronne convocarono l’assemblea davanti alla roccia e Mosè disse loro: «Ora ascoltate, o ribelli; dobbiamo far uscire acqua per voi da questa roccia?». 11 Poi Mosè alzò la mano, percosse la roccia col suo bastone due volte, e ne uscì acqua in abbondanza; e l’assemblea e il suo bestiame bevvero.
Mosè e Aronne inizialmente presero la giusta decisione: parlare con Dio, perché Egli è il Signore delle soluzioni, ma una volta ottenuta la soluzione non seguirono alla lettera le istruzioni dategli! Perché? Perché Mosè, mosso dalla rabbia, parlò all’assemblea (non alla roccia) e percosse la roccia! L’acqua uscì lo stesso dalla roccia perché Dio pubblicamente onorò il mantello che aveva dato a Mosè (il Signore mai si pente della nostra chiamata), ma riprese i due fratelli in privato: Numeri 20:12 Allora l’Eterno disse a Mosè e ad Aaronne: «Poiché non avete creduto in me per dare gloria a me agli occhi dei figli d’Israele, voi non introdurrete questa assemblea nel paese che io ho dato loro».
Questo episodio ci mostra come il Signore vuole da noi una totale ubbidienza! Perciò se desideriamo entrare in una nuova dimensione spirituale e riceviamo istruzioni da parte del Signore dobbiamo ubbidirGli totalmente, perché solo in questo modo potremo crescere ed essere approvati dal Padre! L’ira dell’uomo infatti non mette in atto la giustizia di Dio!
Mosè lottò contro la sua ira, la sua vita è un esempio per noi perché ci dà speranza, difatti egli venne definito come uomo molto mansueto in Numeri 12:3 Or Mosè era un uomo molto mansueto, più di chiunque altro sulla faccia della terra. Se abbiamo problemi con l’ira non dobbiamo demoralizzarci, ma dobbiamo permettere a Dio di trasformarci!

Il secondo nemico del mantello è la pigrizia. Come possiamo cadere nella pigrizia? Se smettiamo di combattere le battaglie di Dio! Proprio come successe a Davide durante un periodo della sua vita. Leggiamo a tal proposito 2Samuele 11:1 Con l’inizio del nuovo anno, nel tempo in cui i re vanno a combattere, Davide mandò Joab con i suoi servi e con tutto Israele a devastare il paese dei figli di Ammon e ad assediare Rabbah; ma Davide rimase a Gerusalemme. 2 Una sera Davide si alzò dal suo letto e si mise a passeggiare sulla terrazza della reggia. Dalla terrazza vide una donna che faceva il bagno; e la donna era bellissima. 3 Così Davide mandò a chiedere informazioni sulla donna; e gli fu detto: «È Bath-Sceba, figlia di Eliam, moglie di Uriah, lo Hitteo».4 Davide mandò messaggeri a prenderla, così essa venne da lui ed egli si coricò con lei; poi ella si purificò della sua impurità e ritornò a casa sua.
Davide era il re, avrebbe dovuto essere in battaglia, invece era in casa senza far nulla: egli si trovava nel posto sbagliato, nel momento sbagliato! Vide la donna e commise peccato, ma tutto ciò che accadde dopo (e che ben conosciamo) da cosa nacque? Dalla pigrizia! Dobbiamo perciò stare attenti a non cadere in essa perché può portarci a peccare!

Il terzo nemico del mantello sono le alleanze sbagliate. Le persone che frequentiamo, le amicizie che abbiamo, le relazioni che intraprendiamo ci influenzano, perciò dobbiamo stare attenti con chi stiamo! Il re Salomone, per esempio, seguendo una strategia politica, per mantenere la pace in Israele scelse di sposare donne straniere, che portarono l’adorazione di déi stranieri in Israele, e lo allontanarono dal Signore! Invece di convertirle a Dio, esse gli fecero sviare il cuore!
Per questa ragione è importante intraprendere alleanze (amicizie) sane, perché le persone che frequentiamo hanno il potere di edificarci o di distruggerci.

Il quarto nemico del mantello è dimenticare lo scopo e l’assegnazione divina. Non possiamo avere riposo se dimentichiamo il nostro scopo, perché la stabilità della nostra vita dipende dall’integrità del nostro carattere.
Salomone, verso gli ultimi tempi della sua vita, dimenticò lo scopo per cui era stato chiamato, ovvero seguire le vie di Dio e stabilire il trono, come leggiamo in 1Re 9:4 Quanto a te, se camminerai davanti a me come ha camminato Davide tuo padre, con integrità di cuore e con rettitudine, facendo tutto ciò che ti ho comandato, e se osserverai i miei statuti e i miei decreti, 5 Io renderò stabile il trono del tuo regno su Israele per sempre come ho promesso a Davide tuo padre, dicendo: “Non ti mancherà mai qualcuno che sieda sul trono d’Israele”.
Salomone alla fine della sua vita non visse nell’integrità, e nonostante Dio gli fosse apparso una seconda volta non ascoltò la Sua voce. Il suo comportamento permise alla maledizione di entrare nella sua famiglia e nella sua generazione, tanto da portare una divisione nel regno 1Re 11:34 Tuttavia non toglierò dalle sue mani tutto il regno, perché l’ho stabilito principe per tutto il tempo della sua vita, per amor di Davide mio servo, che io ho scelto e che ha osservato i miei comandamenti e i miei statuti. 35 Ma toglierò il regno dalle mani di suo figlio, e ne darò dieci tribù a te; 36 a suo figlio lascerò una tribù, affinché Davide mio servo abbia sempre una lampada davanti a me in Gerusalemme la città che ho scelto per mettervi il mio nome.
Il quinto nemico del mantello è proprio questo: la disobbedienza, che ha conseguenze generazionali. Nel caso di Salomone, per esempio, la conseguenza della sua disubbidienza fu l’inizio di una guerra che portò alla successiva divisione del regno.
Non dobbiamo mai dimenticarlo: Dio è un Dio di generazioni! Tutto ciò che facciamo (o non facciamo) ricadrà sulle generazioni future!

Il sesto nemico del mantello è l’insensibilità, che porta allo sfruttamento. Anche questo nemico possiamo vederlo nella vita di Salomone: egli fu incaricato di costruire il tempio, seguendo i progetti lasciatigli da suo padre Davide, ma oltre al tempio costruì altri edifici sfruttando il popolo e aumentando le tasse. Alla sua morte, il popolo iniziò a lamentarsi del duro lavoro e delle pesanti tasse col nuovo re, Roboamo, figlio di Salomone; ma egli invece di ascoltare il popolo e alleggerire il carico del lavoro decise di agire più duramente di suo padre, così il popolo si ribellò e il regno si divise. Roboamo è un pessimo esempio di autorità, perché per il Signore chi ha il mantello è chiamato a servire!

L’ultimo nemico del mantello è la sensualità.
Davide cadde in questo peccato, ma si pentì, mentre suo figlio Salomone a causa delle sue tantissime mogli e concubine, cominciò a vivere nella concupiscenza della carne, nella concupiscenza degli occhi e nell’orgoglio della vita, allontanandosi completamente dalla volontà di Dio.

Se dovessimo mettere a confronto il mantello di Salomone con quello di Giuseppe, potremmo notare che entrambi avevano ricevuto sapienza da parte di Dio, ma solo Giuseppe ha conservato la sua integrità fino alla fine!
Salomone aveva ricevuto istruzioni dal padre per la costruzione del tempio, aveva preparato già tutto, non ha dovuto mai affrontare grandi difficoltà, e alla fine della sua vita disprezzò il mantello. Mentre Giuseppe ha dovuto imparare molto dalla sofferenza e fino alla fine ha attribuito un grande valore al manto che Dio gli aveva dato!
Giuseppe dovette passare attraverso un processo di cambiamento e crescita dipendendo interamente da Dio; egli è l’esempio lampante che integrità e rettitudine ci garantiscono il successo!

Dio sa che siamo imperfetti, ma vuole prepararci per la Gloria dove è tutto è perfetto! Per questo motivo, finché abbiamo il tempo, dobbiamo scegliere di farci trasformare e diventare persone che ubbidiscono a Dio senza discutere per farci portare di gloria in gloria!

Redazione a cura di Gioia Machì