GESU’ A GERUSALEMME ALLA FESTA DEI TABERNACOLI

Culto del 20 Ott 2019
Predicatore: Past. Luigi La Torre
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Levitico 23:43 affinché i vostri discendenti sappiano che io feci dimorare in capanne i figli d’Israele, quando li feci uscire dal paese d’Egitto. Io sono l’Eterno, il vostro DIO».
Il pastore Luigi inizia il culto sottolineando come ci sono avvenimenti nella nostra vita che non dipendono da noi, ma dipende da noi il modo in cui reagiamo davanti ad essi. Il nostro destino, quindi, è segnato per un 10% da ciò che succede nel nostro cammino e per il restante 90% dalla reazione che abbiamo di fronte agli accadimenti della vita. Una guida importante su come agire in questi casi, ci viene dalla Parola di Dio; infatti un cristiano senza la Parola di Dio è come un’auto senza carburante: non può andare avanti, ma solo rimanere immobile. Essa ci dà rivelazione e comprensione di ciò che il Padre vuole fare in questo tempo. Il messaggio di questa domenica ci parla della settima festa annuale per il popolo ebraico: la festa dei Tabernacoli.
1Pietro 4:7 Or la fine di tutte le cose è vicina; siate dunque sobri e vigilanti per dedicarvi alle preghiere,
Il compimento di tutte le cose è vicino, i piani di Dio stanno per compiersi e per comprenderli abbiamo un prezioso strumento: la preghiera. L’unico modo per stare sobri e vigilanti, con gli occhi aperti, è dedicarsi alla preghiera. Dedicarsi alla preghiera, però, non significa avere solo un tempo, ma prendersi un impegno e metterci il cuore perché questo significa dire a Dio: <<Signore ho desiderio di comprendere ciò che hai da dirmi, ciò che sta accadendo sulla terra>>. Il Padre ci ha rivelato che il Suo calendario è segnato da feste che sono feste dell’Eterno, attraverso esse Dio rivelava e faceva accadere i Suoi piani ed i Suoi scopi. Nel capitolo 23 del libro del Levitico sono contenute le sette feste che si svolgono durante l’anno e, come abbiamo visto nelle domeniche precedenti, quattro si sono già adempiute in Cristo Gesù: la Pasqua che rappresenta l’Agnello immolato; la Festa degli Azzimi che si è realizzata attraverso la morte e sepoltura di Gesù, in quanto il Suo corpo non ha conosciuto la corruzione, anche se è stato tre giorni nella morte, e i pani azzimi che sono fatti senza lievito, elemento che rappresenta proprio la corruzione; la Festa dell’Offerta Agitata che è stata adempiuta dalla resurrezione di Cristo e infine la Pentecoste, il giorno in cui è sceso lo Spirito Santo.
Le altre tre feste dell’anno si devono ancora adempiere profeticamente, ma lo faranno al tempo fissato da Dio, esse sono: la festa delle Trombe, che viene festeggiata il giorno 1 di Tishri; Yom Kippur o giorno dell’Espiazione, che si festeggia il 10 di Tishri (9 Ottobre); la Festa dei Tabernacoli o Sukkot, celebrata tra il 15 e il 21 di Tishri (14-20 Ottobre).
Queste feste segnano sempre qualcosa nella storia dell’umanità, nella storia della chiesa e nella vita di ogni credente perché esse indicano il proposito di pienezza che Dio ha per ogni persona che crede. Il Signore faceva celebrare le feste per attirare il Suo popolo alla Sua presenza, in modo da potergli parlare. Erano quindi sante convocazioni con cui Dio dava indicazioni a Israele su cosa doveva fare. Così anche noi ogni domenica veniamo convocati dal Padre in chiesa per ascoltare ciò che ha da dire alla nostra vita; infatti oltre alle sette feste annuali, Dio aveva dato anche una festa settimanale: lo Shabbat, la festa del riposo, in cui, come il Signore ha lavorato sei giorni per creare il mondo ed il settimo si è riposato, allo stesso modo l’uomo doveva lavorare soltanto sei giorni ed utilizzare il settimo per riposarsi e imparare che la benedizione nella sua vita non dipende dal suo lavoro ma da Dio. Da ciò comprendiamo come l’uomo, quando è stato creato, ha iniziato il suo primo giorno di vita nel giorno del riposo del Signore, questo significa che i cristiani devono sempre riposare in Dio, solo così l’ansia e la preoccupazione non affliggeranno la nostra vita. Le feste d’Israele inoltre, sono ombra delle cose future, quindi attraverso lo studio e la lettura di come avvenivano queste feste, possiamo scoprire per la nostra vita dei principi spirituali che ci aiutano ad affrontarla nel modo giusto.
Nel capitolo 7 di Giovanni, leggiamo di come Gesù si preparò alla Festa dei Tabernacoli, di come l’ha vissuta e degli insegnamenti che ha lasciato alla chiesa riguardo a come vivere questa festa.
In Israele ogni festa era segnata da tre aspetti principali: innanzitutto la festa portava gioia, era un momento in cui tutte le famiglie si radunavano e stavano insieme. La gioia deve essere un segno distintivo di ogni credente poiché come dice la Bibbia, la gioia del Signore è la nostra forza. Se viviamo nella depressione non stiamo rappresentando Gesù, ma se siamo pieni di gioia le persone che ci osservano si sentiranno attirate da noi e ce ne chiederanno il motivo, questo ci permetterà di parlare loro del Signore. La gente deve riconoscere dal nostro volto luminoso che siamo cristiani, perché la gioia non dipende da quello che è fuori da noi ma da ciò che è dentro di noi, che ci dà la certezza che Dio ha tutto sotto controllo e la Sua benedizione è su di noi. La gioia ci dà determinazione e fede.
Il secondo aspetto è il ringraziamento, Dio aveva stabilito questo punto per la Festa dei Tabernacoli per ricordare al popolo che la Sua mano li aveva liberati dalla schiavitù dell’Egitto e dall’aridità del deserto. Il Padre si aspetta che noi abbiamo una vita di gratitudine e ringraziamento perché, mentre la lamentela ci porta nel deserto, l’essere grati ci porta alla Terra Promessa. Quando ci lamentiamo stiamo dicendo a noi stessi che Dio non ha soluzione ai nostri problemi, ma la verità è che il Signore ha sempre una risposta per tutto. La chiave per entrare nelle promesse di Dio è il ringraziamento e noi dobbiamo imparare a ringraziare per ciò che abbiamo, piuttosto che lamentarci per quello che non abbiamo. L’attitudine del nostro cuore davanti a un problema è ciò che fa la differenza. L’ultimo aspetto delle feste è costituito dalle radici. Questo punto insegnava al popolo a non perdere di vista la situazione da cui erano venuti, Israele infatti viveva la benedizione a Gerusalemme grazie ai padri che avevano fatto sacrifici e sopportato fatiche per ottenere la promessa di Dio. Allo stesso modo la chiesa oggi beneficia del prezzo pagato da padri e madri spirituali che hanno ubbidito in tutto al Signore. Non dobbiamo mai perdere di vista la nostra identità, la chiesa a cui apparteniamo, la famiglia che abbiamo ricevuto da Gesù, anzi dobbiamo onorare i nostri apostoli, i nostri pastori, i nostri responsabili e i nostri genitori, essere grati per quello che ci hanno dato e che continuano a darci ogni giorno. La gratitudine ci fa crescere nella fede e ci mantiene umili, essa ci impedisce, infatti, di pensare che tutto ciò che abbiamo è merito nostro. La festa dei Tabernacoli durava sette giorni, poi c’era un ottavo giorno in cui avveniva una solenne convocazione. Il popolo d’Israele in occasione di questa festa, doveva costruire delle capanne che riproducevano quelle in cui avevano dimorato nel deserto. Esse erano fatte di materiali fragili come legno e stoppia e avevano il tetto scoperto, ciò aveva un importante significato: ricordare che l’uomo è pellegrino sulla terra, che un giorno passerà da essa e non potrà portare nulla con sé; quindi l’unico modo per vivere bene la nostra vita, è adempiere il mandato che Dio ci ha dato: far conoscere Gesù al mondo per salvare le persone dalla condanna. Il tetto scoperto, inoltre, permetteva di vedere il cielo e questo ci fa comprendere come, mentre camminiamo sulla terra, dobbiamo avere lo sguardo rivolto al cielo, perché è da lì che viene la nostra benedizione.

Giovanni 7:1 Dopo queste cose, Gesù andava in giro per la Galilea, perché non voleva andare per la Giudea, perché i Giudei cercavano di ucciderlo. 2 Ora la festa dei Giudei, quella dei Tabernacoli, era vicina. 3 Per cui i suoi fratelli gli dissero: «Parti di qui e va’ in Giudea, affinché anche i tuoi discepoli vedano le opere che tu fai. 4 Nessuno infatti fa alcuna cosa in segreto, quando cerca di essere riconosciuto pubblicamente, se tu fai tali cose, palesati al mondo». 5 Neppure i suoi fratelli infatti credevano in lui. 6 Allora Gesù disse loro: «Il mio tempo non è ancora venuto; il vostro tempo invece è sempre pronto.7 Il mondo non può odiare voi, ma odia me perché io testimonio di lui, che le sue opere sono malvagie. 8 Salite voi a questa festa, io non vi salgo ancora, perché il mio tempo non è ancora compiuto». 9 E, dette loro tali cose, rimase in Galilea.

I religiosi del tempo di Gesù, cercavano di ucciderlo, perché aveva guarito un uomo nel giorno di sabato, essi però, si ritenevano liberi di praticare la circoncisione in quello stesso giorno, qualora fosse stato l’ottavo giorno dalla nascita del bambino. Questi uomini quindi, erano bravi a vedere i limiti degli altri ma non sapevano vedere i propri limiti. Gesù guarendo un infermo di sabato ha voluto far comprendere che le regole sono importanti, ma le persone lo sono di più. E’ meglio salvare una persona infrangendo le regole che rispettare le regole e perdere le persone. Il Signore chiama la Festa delle Capanne Festa dei Tabernacoli per rivelarci che Lui è il vero tempio in cui cielo e terra si incontrano, Egli è la risposta al bisogno di ogni persona, è la via per arrivare al Padre e l’adempimento delle Sue promesse. In questo passo del Vangelo, leggiamo come i fratelli naturali di Gesù volevano dirGli che cosa fare. Questo è espressione dello spirito religioso che cerca d’imporre al Signore la propria volontà. Così a volte anche noi diciamo a Dio cosa deve fare nella nostra vita, come farlo e quando farlo, ma questo non è buono, deve essere infatti il Signore a dire a noi cosa fare. La cosa migliore che possiamo dire al Padre è: <<Dimmi cosa fare ed io lo faccio>>. Gesù faceva continuamente le cose che il Padre gli diceva di fare. L’uomo naturale vuole rendersi visibile per essere innalzato dagli uomini, ma l’uomo spirituale vuole chiudersi nella sua cameretta a cercare la volontà di Dio per essere innalzato da Lui. Quando l’uomo naturale s’innalza è prossimo ad essere abbassato, al contrario quando l’uomo spirituale si abbassa, sarà certamente innalzato. Dobbiamo farci promuovere da Dio e non cercare di auto promuoverci, perché quando è il Signore a metterci in un posto, nessuno potrà mai toglierci da esso. I fratelli di Gesù non credevano in Lui nonostante appartenessero alla stessa famiglia e sapssero cosa Egli faceva, questo ci mostra come l’appartenenza ad una chiesa non fa di noi dei credenti. Il fatto di stare seduti in una chiesa non cambia la nostra condizione, ciò che cambia la nostra condizione è la Parola di Dio che scende nel nostro cuore e produce cambiamento. Non è dunque importante che noi siamo nella chiesa ma che la chiesa sia in noi, che Cristo viva in noi.
Gesù conosceva i tempi di Dio e sapeva quando avrebbe dovuto manifestarsi al mondo, conoscere i tempi di Dio è fondamentale per avere vittoria. Avere la certezza di quale sia la volontà del Padre ma sbagliare i tempi o essere frettolosi, ci porta ad essere troppo in anticipo o troppo in ritardo. La sfida per i credenti è capire qual è il proposito di Dio per la propria vita per adempierlo nei tempi e nei modi stabiliti. Ci sono persone che non realizzano mai nulla perché non conoscono i tempi di Dio, per ogni credente infatti, c’è un tempo di preparazione che lo porterà a compiere ciò per cui il Signore lo ha chiamato. Dio si muove attraverso tempi stabiliti e quando camminiamo in essi, noi adempiamo sempre il Suo proposito. Il modo migliore per affrontare le nostre giornate è fare quello che dice il profeta Isaia di Gesù, far risvegliare il nostro orecchio dal Padre ogni mattina affinché ci mostri cosa ha preparato per noi in quel giorno. Se noi non ci connettiamo con il cielo non possiamo ascoltare la Sua voce e non riusciremo a comprenderlo; Gesù stava ogni giorno con Dio, ogni giorno pregava e aveva direzione da Lui su cosa fare. Il mondo non odia chi si comporta secondo le sue regole, così se noi che siamo cristiani ci comportiamo come quelli del mondo non saremo perseguitati, ma se camminiamo come Gesù camminava e risplendiamo della Sua luce, allora cominceremo a dare fastidio alle persone. Noi dobbiamo sempre predicare la santità di Dio ma dobbiamo farlo senza legalismo, con amore. Oggi molti pensano che qualsiasi cosa fanno saranno perdonati dal Signore, così si sentono giustificati nel lasciare la propria moglie per prendere un’altra donna, nel rubare, nel convivere e in tante altre azioni che non sono secondo i modelli di Dio. Non dobbiamo chiedere al Signore di entrare nei nostri modelli ma dobbiamo essere noi ad entrare nei modelli di Dio perché lì vi è benedizione. Il Signore non modificherà mai la Sua Parola e noi non possiamo dire qualcosa di diverso da quello che è scritto nella Bibbia. Ci sono due parole che non devono mai mancare nella nostra vita: accettazione e approvazione. Noi dobbiamo far sentire tutte le persone accettate e non giudicate, ma una cosa è accettare e un’altra è approvare. Gesù ha accettato l’adultera ma non l’ha approvata. Se noi facciamo sentire approvati coloro che peccano e scendono a compromessi, saremo responsabili davanti a Dio per loro.

Giovanni 7:10 Dopo che i suoi fratelli furono saliti alla festa, allora anche lui vi salì, non pubblicamente, ma come di nascosto. 11 I Giudei dunque lo cercavano durante la festa e dicevano: «Dov’è quel tale?». 12 Fra le folle si faceva un gran parlottare intorno a lui; gli uni dicevano: «Egli è un uomo dabbene!». Altri dicevano: «No, anzi egli inganna la folla». 13 Nessuno però parlava di lui apertamente, per timore dei Giudei. 14 Ma, verso la metà della festa, Gesù salì al tempio e incominciò a insegnare…….Giovanni 7:37 Or nell’ultimo giorno, il grande giorno della festa, Gesù si alzò in piedi ed esclamò dicendo: «Se qualcuno ha sete, venga a me e beva. 38 Chi crede in me, come ha detto la Scrittura, da dentro di lui sgorgheranno fiumi d’acqua viva». 39 Or egli disse questo dello Spirito, che avrebbero ricevuto coloro che avrebbero creduto in lui; lo Spirito Santo infatti non era ancora stato dato, perché Gesù non era stato ancora glorificato.

Il numero otto nella Bibbia significa nuovo inizio. L’ottavo giorno dalla nascita i neonati venivano circoncisi, nell’ottavo giorno dalla loro purificazione i sacerdoti venivano consacrati e anche dall’arca di Noè uscirono otto persone. Così con la conclusione della settima festa annuale, quella dei Tabernacoli, c’era un nuovo inizio. Nella vita dell’umanità, così come nella vita delle chiese, in concomitanza con questa festa, succedono sempre cose particolari, ma nell’ottavo giorno vi è sempre una nuova stagione e nuovi progetti per la vita di ogni credente. Gesù ci invita ad andare a Lui per dissetarci davvero con la Sua presenza giorno dopo giorno e avere le risposte nella nostra vita che ci faranno sentire realmente soddisfatti. La nostra soddisfazione non dipende infatti da ciò che avviene fuori di noi, ma dalla nostra intimità con Gesù. Il credente è colui che ha delle mete di fede e crede che Dio ha la soluzione per i suoi problemi, è colui che non mette limiti, perché sa che il Signore continua a fare miracoli ancora oggi come in passato. Gesù ha detto che chi crede in Lui vedrà sgorgare da dentro di sé fiumi di acqua viva e ciò significa avere sempre di più e desiderare sempre di più, avere il fuoco e lo zelo per il Signore che spingono a raggiungere i perduti e portarli nel regno di Dio. Tutto ciò che facciamo deve essere fatto insieme allo Spirito Santo, solo così qualsiasi problema davanti a noi si trasformerà in un’opportunità per manifestare la fede e permettere al Padre di fare miracoli. Giovanni ha scritto il suo Vangelo per i giudei con un obiettivo: fargli conoscere che Gesù era l’adempimento delle scritture, infatti il vangelo di Giovanni inizia con la parola “Nel principio” proprio come inizia la Genesi; in questo modo stava mostrando che Gesù è il Creatore, la Parola vivente che si è fatta carne. In ogni capitolo di questo Vangelo, Gesù è presentato come l’adempimento delle scritture: al capitolo 1 Egli è l’Agnello di Dio che toglie il peccato del mondo; al capitolo 2 è il più grande tempio; al capitolo 3 Egli è prefigurato dal serpente di bronzo innalzato da Mosè nel deserto per portare guarigione; al capitolo 4 è colui che è più grande di Giacobbe e offre agli uomini acqua viva, il Messia; al capitolo 5 è il guaritore dei malati di sabato che rivendica il diritto di farlo essendo Dio; al capitolo 6 Egli è il vero pane disceso dal cielo che dà la vita eterna agli uomini. Gesù è la risposta all’esistenza di ogni uomo, Egli è l’Onnipotente, la Via, la Verità e la Vita. La nostra vita deve avere come obiettivo innalzare Gesù e portare le persone a Lui, non a noi. Ogni anno, durante la festa dei Tabernacoli gli ebrei compiono due importanti cerimonie. La prima ha a che fare con l’acqua e la seconda ha a che fare con la luce. La cerimonia dell’acqua era basata su una scrittura che si trova in Isaia e che veniva cantata dal popolo:

Isaia 12:3 Voi attingerete con gioia l’acqua dalle fonti della salvezza.

Gesù è l’acqua viva che porta salvezza, Egli è l’adempimento di questa cerimonia. L’altra cerimonia era la Festa delle Luci, in cui si prendevano enormi candelabri d’oro che venivano installati nel Tempio e risplendevano nel buio facendo luce in tutta Gerusalemme. Vedendoli, il popolo ricordava che per tutto il cammino nel deserto Dio aveva manifestato la Sua protezione guidandolo di giorno con la nuvola e facendo luce di notte con una colonna di fuoco. Allo stesso modo c’è protezione nella nostra vita, perché Gesù ha adempiuto questa cerimonia ed è diventato la nostra luce, la nostra direzione, Colui che ci consiglia.
Giovanni 8:12, “Io Sono la luce del mondo”, chi mi segue non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita”.
Noi cristiani, in quanto rinati in Cristo, siamo acqua che porta freschezza e luce che porta chiarezza nella vita delle persone, e mentre il mondo è nelle tenebre, noi siamo coloro che possono portare speranza agli uomini donandogli Gesù.

Redazione a cura di Rosanna Garofalo