FEDE NEI SENSI E FEDE PER RIVELAZIONE

Culto del 06 Set 2020
Predicatore: Apostolo Lirio Porrello
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Ora, la fede è garanzia (conferma, il titolo di proprietà) delle cose che (noi) speriamo, è la prova delle cose che (noi) non vediamo e la convinzione della sua realtà [la fede percepisce come un fatto reale quello che non è rivelato ai sensi] – (Ebrei 11:1 dalla Bibbia Amplificata)

Dopo la miniserie di predicazioni sulla beata speranza, su ispirazione divina l’apostolo Lirio dà avvio a una nuova serie che ha lo scopo di introdurre la chiesa in una nuova dimensione del soprannaturale, in quella della gloria, a cui si perviene partendo dalla prima dimensione del soprannaturale, che è quella delle fede, e attraverso la seconda e la terza dimensione, che sono quelle dell’unzione e della gloria.
Il tema di oggi, quindi, è incentrato sulla fede ed è finalizzato alla transizione dei credenti dal naturale al soprannaturale.

Nel Vangelo di Marco è scritto l’episodio che narra di un padre che aveva portato il figlio epilettico ai discepoli di Gesù affinché lo liberassero, ma essi non ci riuscirono. Quando arrivò Gesù l’uomo Gli chiese se poteva fare qualcosa e Gesù gli rispose: «Se tu puoi credere, ogni cosa è possibile a chi crede» (Marco 9:23), parole con le quali intese fargli sapere che il limite non stava in Lui, ma alla sua limitata disponibilità a credere. Il limite, quindi, sta in noi, nella nostra mancanza di fede, perché di fatto tutte le cose che per noi sono impossibili sul piano umano diventano possibili se crediamo alla Parola di Dio e costituiscono opportunità per manifestare la Sua gloria. Molte volte, infatti, non veniamo esauditi perché la nostra fede non è quella che Dio si aspetta, la fede che funziona, quindi sta a noi capire come funziona la fede.

Dal Vangelo di Marco leggiamo ancora:
Marco 11:23 In verità io vi dico che chi dirà a questo monte: “Togliti di là e gettati nel mare”, se non dubita in cuor suo, ma crede che quel che dice avverrà, gli sarà fatto. 24 Perciò vi dico: tutte le cose che voi domanderete pregando, credete che le avete ricevute, e voi le otterrete. LnR.

Di quale monte parla Gesù? La Scrittura chiama “montagna” tutto ciò che si frappone tra noi e il proposito di Dio per la nostra vita. In altri termini, se abbiamo la rivelazione del proposito di Dio per noi, attraverso la fede possiamo superare qualunque ostacolo cerchi di impedirne la realizzazione.
Credere col cuore senza dubitare: questo è ciò che occorre per ricevere da Dio, principio che Gesù applica anche alla preghiera (v. 24). Mentre il versetto 23 parla di “dire”, cioè di dichiarare la Parola, il verso 24 afferma che nel momento in cui preghiamo dobbiamo credere di avere già ricevuto. Se conosciamo il piano di Dio, se nel nostro cuore crediamo senza dubitare e parliamo in accordo alla Sua volontà, otteniamo ciò che dichiariamo. Ugualmente, se mentre preghiamo crediamo di avere già ricevuto, ciò che chiediamo si manifesterà nel mondo naturale.
Evidentemente la fede funziona dal momento in cui si crede, si prega e si chiede, fino al momento in cui le cose si manifestano nel mondo naturale. Funziona, cioè, finché si trovano nel mondo invisibile, non serve più quando si manifestano nel mondo reale.
La fede vede nell’invisibile ciò che non è ancora manifesto nel mondo visibile, va a prendere dal mondo invisibile quello che ci occorre e lo porta in quello visibile.
In definitiva, la fede si basa su ciò che non si vede ed è il mezzo che ci permette di rendere possibile ogni cosa.

Generalmente l’essere umano è abituato a basarsi su ciò che può toccare e vedere, pertanto dobbiamo chiederci di che tipo è la nostra fede: si basa sull’evidenza che si manifesta ai nostri sensi naturali o si basa sulla realtà invisibile?

2Corinzi 4:18 mentre abbiamo lo sguardo fisso non alle cose che si vedono, ma a quelle che non si vedono, poiché le cose che si vedono sono solo per un tempo, ma quelle che non si vedono sono eterne.

Molti di noi hanno lo sguardo fisso sulle cose che si vedono, che sono mutevoli e di breve durata, non su quelle che non si vedono, che sono immutabili ed eterne, ma la vera fede non si basa sull’evidenza sensoriale, che è mutevole, bensì su ciò che è immutabile, sulla Parola di Dio. La fede, però, non può basarsi sui sensi naturali, che sono soggettivi, imperfetti, limitati e diversi da una persona all’altra
Poiché tutte le cose, prima di esistere nel mondo naturale esistevano in quello spirituale, se noi crediamo alla Parola di Dio e la dichiariamo, le cose invisibili si piegheranno alla verità e dall’invisibile passeranno al mondo visibile.

Tommaso basava la sua fede sull’evidenza, su ciò che poteva vedere e toccare. Non era presente quado Gesù si manifestò vivente ai discepoli e non credette loro quando gli assicurarono di averLo visto vivo.

Giovanni 20:24 Or Tommaso, detto Didimo, uno dei dodici, non era con loro quando venne Gesù. 25 Gli altri discepoli dunque gli dissero: «Abbiamo visto il Signore». Ma egli disse loro: «Se io non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi, e se non metto il mio dito nel segno dei chiodi e la mia mano nel suo costato, io non crederò». 26 Otto giorni dopo, i discepoli erano di nuovo in casa, e Tommaso era con loro. Gesù venne a porte serrate, si presentò in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». 27 Poi disse a Tommaso: «Metti qua il dito e guarda le mie mani, stendi anche la mano e mettila nel mio costato; e non essere incredulo, ma credente». 28 Allora Tommaso rispose e gli disse: «Signor mio e Dio mio!». 29 Gesù gli disse: «Perché mi hai visto Tommaso, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto».

Dopo otto giorni Gesù si presentò di nuovo ai discepoli mentre si trovavano a porte serrate; Tommaso era con loro e rimase sconvolto dalla Sua presenza. Per credere, molti vogliono prima vedere la gloria di Dio, ma la Parola afferma l’esatto contrario: noi vedremo la Sua gloria se prima crediamo. Tommaso sbagliò perché si fidava dell’evidenza dei sensi, non sulla Parola di Dio che non può mentire.
Anche sul piano naturale esiste una fede positiva, ad esempio credere che la sedia su cui siamo seduti regge al nostro peso, ma tale fede serve solo per le cose naturali, non per quelle soprannaturali, che richiedono una fede soprannaturale. Tommaso fallì e subì il rimprovero di Gesù.
Non ci si può fidare dei sensi naturali, che sono soggettivi e imperfetti, per tale motivo dobbiamo passare dal regno dei sensi al regno dell’assoluta stabilità della Parola.

Salmi 119:89 Per sempre, o Eterno, la tua parola è stabile nei cieli.
Se ci agganciamo alla Parola di Dio saremo stabili anche noi, altrimenti saremo instabili. La fede di Gesù si basava sulla rivelazione, ne abbiamo un esempio nell’episodio del fico seccato, che avvenne cinque giorni prima della Pasqua.

Marco 11:12 Il giorno seguente, usciti da Betania, egli ebbe fame. 13 E, vedendo da lontano un fico che aveva delle foglie, andò a vedere se vi trovasse qualcosa; ma, avvicinatosi ad esso, non vi trovò altro che foglie, perché non era il tempo (kairos = Il Vocabolario del NT dà questa definizione: “Un tempo fissato e definito, l’epoca decisiva che si aspettava, il tempo opportuno o convenevole, il tempo giusto, un appuntamento divino”.) dei fichi. 14 Allora Gesù, rivolgendosi al fico, disse: «Nessuno mangi mai più frutto da te in eterno». E i suoi discepoli l’udirono.

Premesso che l’albero di fichi produce prima il frutto e poi le foglie, se il fico di cui si parla aveva solo foglie e niente frutto, è segno che era sterile, infruttuoso.
L’apostolo Lirio fa notare che quando il verso 13 dice che non era il tempo dei fichi, non si riferisce al tempo naturale (krònos), ma al tempo spirituale (kairòs), per indicare che il fico non era pronto per incontrarsi con Colui che lo aveva creato, non era pronto per presentarsi all’appuntamento divino. Era un albero da frutto, era il tempo in cui i fichi danno frutto in Israele, ma aveva solo foglie: in altri termini era fuori dal proposito di Dio, e Gesù lo maledisse.

Colossesi 1:16 poiché in lui sono state create tutte le cose, quelle che sono nei cieli e quelle che sono sulla terra, le cose visibili e quelle invisibili: troni, signorie, principati e potestà; tutte le cose sono state create per mezzo di lui e in vista di lui.

Il fico era stato creato da Lui e in vista di Lui, ma nel momento in cui avrebbe dovuto soddisfare la Sua fame, non era pronto.
Viene da chiedersi: perché Gesù fu così duro con il fico? Perché non ebbe pazienza? Perché il fico rappresenta i religiosi d’Israele, che non riconobbero in Gesù il Messia e non erano pronti per l’appuntamento divino della Pasqua, infatti in quel giorno Lo avrebbero consegnato nelle mani di Pilato. Come il fico aveva solo foglie e non frutto, così i religiosi avevano solo apparenza e non sostanza.
Di fatto Gesù non maledisse l’albero in quanto tale, maledisse la religiosità, che inganna le persone, crea aspettative, ma non risponde ai loro bisogni.

Su quale base possiamo affermare che il fico rappresenta la religione? Perché dopo la caduta nel peccato Adamo ed Eva si coprirono con foglie di fico, cercarono di rimediare agli effetti del peccato con un rimedio umano religioso, mentre Dio dovette uccidere degli animali per coprirli con le loro pelli. In altri termini non esistono rimedi umani per coprire gli effetti del peccato, solo il sangue dell’Agnello può risolvere il problema. L’albero era pieno di foglie e bello a vedersi, ma aveva solo apparenza e non soddisfece il bisogno di Gesù.

Marco 11:20 Il mattino seguente, ripassando vicino al fico, lo videro seccato fin dalle radici. 21 E Pietro, ricordandosi, gli disse: «Maestro, ecco, il fico che tu maledicesti è seccato». 22 Allora Gesù, rispondendo, disse loro: «Abbiate la fede di Dio! 23 Perché in verità vi dico che se alcuno dirà a questo monte: “Spostati e gettati nel mare”, e non dubiterà in cuor suo ma crederà che quanto dice avverrà, qualunque cosa dirà gli sarà concesso.

Mancavano quattro giorni alla Pasqua e l’albero era secco fin dalle radici. Pietro provò meraviglia, perché ha creduto dopo averlo visto completamente secco. Aveva una fede basata sui sensi naturali, mentre Gesù lo aveva visto secco nel momento in cui aveva pronunciato la maledizione; la Sua era una fede basata sulla rivelazione.
La fede di Dio funziona così: credendo col cuore e dichiarando con la bocca. Allora la cosa si manifesta subito nel mondo naturale.
Gesù fece ai discepoli una lezione sulla fede. Dimostrò loro che per credere non aveva bisogno di vedere i risultati con gli occhi naturali, perché la fede funziona fino a quando le cose non si vedono, dopo che si vedono non c’è più bisogno di avere fede.

Quando Gesù parlò al fico non lo fece da Dio, ma da uomo, da secondo Adamo, e in quanto tale dimostrò di avere autorità sulla creazione. Se avesse agito come Dio, non avrebbe avuto bisogno di essere unto e che Dio fosse con Lui.

Atti 10:38 come Dio abbia unto di Spirito Santo e di potenza Gesù di Nazaret, il quale andò attorno facendo del bene e sanando tutti coloro che erano oppressi dal diavolo, perché Dio era con lui.

Se Gesù avesse agito in quanto Dio, noi non potremmo fare le Sue opere, ma poiché agì per fede da uomo, lo possiamo.

Giovanni 14:12 In verità, in verità vi dico: chi crede in me farà anch’egli le opere che io faccio; anzi ne farà di più grandi di queste, perché io vado al Padre.

Gesù, il Figlio di Dio, morì come Agnello, risuscitò come Sommo Sacerdote in eterno secondo l’ordine di Melchisedek ed è salito fino al terzo cielo,
Sull’esempio datoci da Lui, che per venire sulla terra si spogliò della Sua deità e agì sempre da uomo, anche noi, aggrappandoci fermamente alla Parola di Dio, mediante la nostra confessione di fede possiamo cambiare ogni circostanza negativa della nostra vita.
Ebrei 4:14 Avendo dunque un gran sommo sacerdote che è passato attraverso i cieli, Gesù, il Figlio di Dio, riteniamo fermamente la nostra confessione di fede.