DIVENTARE CITTADINI FUNZIONALI DEL REGNO

Culto del 23 Dic 2018
Predicatore: Apostolo Lirio Porrello
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Ognuno di noi diventa cittadino per nascita (nasciamo in Italia e automaticamente siamo cittadini italiani), ma ciò non significa che stiamo funzionando come “cittadini produttivi”, ovvero che produciamo più di quanto consumiamo. Dio ci vuole dare la mentalità di cittadini perché quando accettiamo Gesù Cristo come Signore diventiamo figli di Dio e cittadini del Regno dei cieli, come vediamo scritto in Filippesi 3:20 La nostra cittadinanza infatti è nei cieli, da dove aspettiamo pure il Salvatore, il Signore Gesù Cristo.
Nel grande mandato, scritto in Matteo 28:18-20, Gesù ci ha comandato di fare discepoli tra tutti i popoli, ma chi è un discepolo? Colui che riceve formazione per vivere esattamente come il suo maestro. Matteo 10:25 Basta al discepolo di essere come il suo maestro … Questo verso ci mostra che dobbiamo essere conformati alla volontà del Signore, poiché essere discepoli è ben diverso dall’essere studente, perché quest’ultimo solamente riceve informazioni e acquisisce conoscenza; a Dio non interessa che impartiamo conoscenza alle persone, Gli interessa avere figli-discepoli che vivono secondo la Sua volontà.
Come credenti stiamo vivendo in un processo di crescita per essere sempre più simili a Cristo, tenendo sempre a mente due concetti fondamentali: la Chiesa è la famiglia di Dio, il Regno riguarda il lavoro per Dio (l’essere produttivi).
Leggiamo Efesini 2:19 Voi dunque non siete più forestieri né ospiti, ma concittadini dei santi e membri della famiglia di Dio.
Questo verso è molto importante perché afferma che come credenti facciamo parte della famiglia divina e la nostra cittadinanza è in cielo (perché siamo nati di nuovo), perciò viviamo nel mondo, ma non apparteniamo a esso! Ma come concittadini, facenti parte di una società, dobbiamo diventare produttivi. Di conseguenza, il concetto di famiglia racchiude l’idea della nostra identità privata, mentre il concetto di cittadino racchiude in sé il significato del ruolo pubblico che assumiamo in una società.
Vediamo un esempio per spiegare ancora meglio il concetto: da cos’è fatta la chiesa? essa è fatta da famiglie edificate per essere il corpo di Cristo, in essa entriamo attraverso una confessione di fede. Invece da cos’è fatto il Regno? È fatto da un insieme di famiglie che devono vivere secondo la società divina che Dio ha immaginato sulla terra, che si chiama Regno, dove la Sua volontà deve essere fatta; possiamo entrare nel Regno solo se abbiamo rivelazione! Difatti, nasciamo, cresciamo e consumiamo nella famiglia, ma siamo chiamati a diventare cittadini produttivi del Regno, affinché produciamo di più di quello che consumiamo e gli altri ne possono beneficiare.
Un’ulteriore differenza è che la famiglia è basata sull’essere, ovvero svolgiamo faccende utili solo per i membri familiari, mentre il Regno è basato sul fare, quindi come credenti svolgiamo un lavoro e dobbiamo essere utili agli altri. Nella famiglia dunque acquisiamo identità, mentre nel Regno impariamo come cittadini a compiere le opere che Dio ha innanzi preparato per noi, perché il Signore ha preparato queste opere prima della fondazione del mondo, prima che noi venissimo creati e formati! Vediamo a tal proposito Efesini 2:10 Noi infatti siamo opera (poema) sua, creati in Cristo Gesù per le buone opere che Dio ha precedentemente preparato, perché le compiamo. Come afferma questo verso: noi siamo il poema di Dio! Quando siamo stati creati in Cristo Gesù? Quando siamo nati di nuovo! Purtroppo nel nostro mondo è frainteso ciò che è scritto in questo verso, perché si crede che per entrare a fare parte della famiglia di Dio bisogna compiere delle buone opere, infatti le persone sono convinte che per essere salvati devono compiere buone azioni, ma non è così! In realtà la nuova nascita/la salvezza avviene per grazia, mentre le buone opere che compiamo in obbedienza e sottomissione ci rendono cittadini produttivi del Regno. Dio infatti non ha disoccupati nel Suo Regno, poiché ci sono opere preparate innanzi per ognuno di noi! Qual è allora il problema? Perché molte persone sono salvate, entrano nella famiglia di Dio, ma non crescono? È tutta colpa di una falsa teologia: molti evangelici credono che lo scopo del Vangelo sia accettare Cristo come proprio Signore e ricevere la salvezza per andare in paradiso, di conseguenza non sentono il bisogno di cambiare, si sentono “arrivati”. Ma questa idea è completamente sbagliata, perché il Vangelo che Gesù predicava era il Vangelo del Regno! Purtroppo nel corso dei secoli la Chiesa ha distorto l’idea del Vangelo del Regno e ha predicato solo il Vangelo della Salvezza.
Per Dio lo scopo della salvezza è il Regno, perciò siamo salvati per vedere il Regno e per entrarvi!
Vediamo l’episodio di Nicodemo: Giovanni 3:3 Gesù gli rispose e disse: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato di nuovo, non può vedere il regno di Dio».
Gesù insegna a Nicodemo che la nuova nascita non è finalizzata alla salvezza, bensì al Regno. Se perdiamo di vista questo concetto fondamentale non potremo mai crescere! Come uomini infatti siamo nati in Adamo perciò ciechi spiritualmente, e per questo motivo per vedere il Regno e dunque avere la vista spirituale nuovamente aperta, abbiamo bisogno di nascere di nuovo.
Continuiamo con Giovanni 3:4 Nicodemo gli disse: «Come può un uomo nascere quando è vecchio? Può egli entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e nascere?». 5 Gesù rispose: «In verità, in verità ti dico che se uno non è nato d’acqua e di Spirito, non può entrare nel regno di Dio.
Gesù spiega a Nicodemo concetti spirituali, ma quest’ultimo non riesce a capirLo perché ha ancora una mente carnale. Gesù voleva fare capire a Nicodemo innanzitutto la differenza tra la nascita naturale (d’acqua e sangue) e la nuova nascita (d’acqua e Spirito), e successivamente il concetto importante che prima si vede il Regno e poi si entra in esso.
Dopo aver creduto in Gesù e aver ricevuto la nuova nascita, quindi, iniziamo il nostro viaggio verso il Regno diventando discepoli di Gesù. Vediamo: Giovanni 8:31 Gesù disse allora ai Giudei che avevano creduto in lui: «Se dimorate nella mia parola, siete veramente miei discepoli; 32 conoscerete la verità e la verità vi farà liberi».
In questi versi Gesù parla a dei Giudei che Lo avevano riconosciuto come Messia e spiega loro che non basta credere in Lui e che il primo requisito importante dopo averLo riconosciuto come Signore è diventare Suoi discepoli e dimorare nella Sua parola. Questo discorso vale anche per noi, perché il nostro destino come credenti è essere conformati a Cristo Gesù; solo quando dimoreremo nella Sua parola e le obbediremo diventeremo dei veri discepoli di Cristo.
La Parola ci rende liberi dalle bugie del nemico e ci dà la consapevolezza del destino eterno per cui Dio ci ha creati, ovvero essere il Suo riflesso sulla terra! In questi versi Gesù afferma che attraverso Lui possiamo ottenere la Salvezza, avere la Sua natura e la Sua immagine e attraverso un processo somigliare sempre più a Lui.
Cristo, dopo averci ridato la Sua immagin, comincia a cambiarci, ma in maniera pratica cosa dobbiamo fare per assomigliare a Gesù?
1) Il primo passo: purificare se stessi
1Giovanni 3:1 Vedete quale amore il Padre ha profuso su di noi, facendoci chiamare figli di Dio. La ragione per cui il mondo non ci conosce è perché non ha conosciuto lui,
Noi credenti siamo figli del cielo, ma abitiamo sulla terra, per questo il mondo non ci riconosce… e ancora 1Giovanni 3:2 Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non è ancora stato manifestato ciò che saremo; sappiamo però che quando egli sarà manifestato, saremo simili a lui, perché lo vedremo come egli è. Il fatto che non è stato ancora manifestato ciò che saremo; questo significa che siamo tuttora in un processo di crescita. Siamo figli di Dio perché nati di nuovo, ma non abbiamo ancora la piena conformità alla somiglianza di Cristo. Per questo motivo dobbiamo stare attenti, perché diventiamo ciò che contempliamo! Oggi non abbiamo la piena rivelazione di com’è Gesù, ma man mano che siamo trasformati avremo la piena rivelazione di chi Lui è, e noi saremo simili a Lui. Infine: 1Giovanni 3:3 E chiunque ha questa speranza in lui, purifichi se stesso, come egli è puro. Da queste parole risulta chiaro che siamo noi a doverci purificare, infatti non può purificarci il Signore; ognuno di noi deve fare decisioni di qualità e separare ciò che è puro da ciò che è impuro, ciò che è di Cristo da ciò che non lo è.

Se vogliamo diventare discepoli dobbiamo avere lo stesso stile di vita di Gesù, ma per avere il Suo stesso stile di vita dobbiamo possedere una mente uguale alla Sua.
2) Il secondo passo è la trasformazione
Per fare le opere di Cristo dobbiamo avere la mente di Cristo!
L’apostolo Paolo afferma in Colossesi 1:13 Poiché egli ci ha riscossi dalla potestà delle tenebre e ci ha trasportati nel regno del suo amato Figlio. Quando siamo nati di nuovo Dio ci ha spostati dal regno delle tenebre al Regno della luce, ma è importante che capiamo la differenza tra l’essere nel Regno per cittadinanza e l’essere nel Regno per produttività! Dopo essere stati “salvati e trasportati” nel Regno della luce abbiamo bisogno di un processo di trasformazione per comprendere a pieno la volontà di Dio, perché se non comprendiamo la Sua volontà non possiamo adempierla! Come si chiama questo processo? Rinnovamento della mente.
Guardiamo: Romani 12:1 Vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi, il che è il vostro ragionevole servizio, quale sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio.
Paolo parla ai credenti e afferma che il rinnovamento della mente inizia con un sacrificio vivente, ovvero Dio vuole che ci presentiamo davanti a Lui come morti fatti viventi per poterci usare come vuole per la Sua gloria. Un esempio di questo sacrificio lo vediamo nell’episodio della moltiplicazione dei pani e dei pesci: Gesù poteva benissimo creare pani e pesci, ma non lo ha fatto, perché ha voluto educarci a offrirGli tutto quello che abbiamo! Perché? Perchè ogni volta che offriamo a Dio quello che abbiamo, dimostriamo di avere fiducia in Lui, e di conseguenza il Signore userà quello che Gli abbiamo dato per l’utile comune. Se ci riflettiamo quando il ragazzo ha dato i pani e i pesci a Gesù, ha cambiato economia: dall’economia naturale (sotto la gestione dell’uomo) è passato all’economia soprannaturale (sotto la gestione di Dio), e il miracolo è avvenuto! Se diamo a Dio Egli fa moltiplicare ciò che Gli abbiamo dato, benedicendo noi stessi e gli altri!
La prima cosa che dobbiamo capire, se abbiamo la rivelazione del Regno è che non siamo i padroni, ma amministratori di ciò che Dio ci ha dato, infatti Egli ci ha dato secondo la nostra capacità di essere produttivi. Nel Regno, inoltre, non esiste la proprietà privata, perciò è il Re (Dio) che provvede e per questo Gesù dice “cercate prima il Regno di Dio e la Sua giustizia e tutte le altre cose vi saranno sopraggiunte”…

Andiamo a leggere Romani 12:2 E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio.
Il proposito di Dio è che il mondo si conformi alla Sua volontà, e non al contrario!
Solo la mente di Cristo ci fa conoscere la perfetta volontà di Dio e quando la conosciamo possiamo scegliere di compierla o no.
Rinnovare la mente significa cambiare la percezione della realtà, imparando a vedere le cose come realmente sono e a fidarsi interamente di Dio, Colui che sa ogni cosa! Ma se dobbiamo percepire la realtà come Dio la percepisce che mezzi possiamo utilizzare? Due mezzi: la Sua Parola e i sensi spirituali. I sensi dello Spirito ci liberano dalla schiavitù dei sensi naturali con i quali elaboriamo una realtà distorta poiché sono limitati, incompleti e soggettivi (es. la stessa temperatura in una stanza non è percepita allo stesso modo tra marito e moglie).
Come figli di Dio non dobbiamo fidarci dei nostri sensi naturali, ma di Dio che è Onnisciente! Egli ha la totale percezione dei fatti e di ognuno, perciò quello che dice è perfetto! La Parola è perfetta ed è una finestra sulla realtà che ci aiuta a vedere le cose come stanno, come sono davvero. Leggiamo di nuovo però in un’altra versione Giovanni 8:31,32 Se dimorate nella rivelazione che vi ho portato, se vivete nella Mia Parola, se vi attenete al mio insegnamento conoscerete la verità e la verità vi renderà liberi. La parola verità significa il più alto livello della realtà.
In questa versione vediamo chiaramente che possiamo entrare nel Regno solo per rivelazione, quindi il Regno è per tutti, ma non viene percepito da tutti! Se abbiamo la rivelazione del Regno tutto ciò di cui abbiamo bisogno lo troveremo lì!
Solo attraverso la Parola di Dio possiamo conoscere il modo in cui le cose sono realmente (realtà) e quella conoscenza può produrre cambiamenti in noi in modo che la volontà di Dio possa essere dimostrata nella nostra vita.

Ricapitolando: Dio ci salva così come ci trova, ci dà una nuova immagine, e ci porta in un processo per poter assomigliare sempre di più a Gesù. Tale processo prevede la purificazione presentando i nostri corpi come un sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio e poi il rinnovamento delle nostre menti per avere la mente di Cristo.
Come possiamo adempiere le cose di Cristo se non abbiamo la Sua mente? Si tratta sempre di un processo, infatti man mano che acquisiamo la mente di Cristo compiamo le Sue opere.
È chiaro che non possiamo arrivare alla maturità senza il rinnovamento della mente e non possiamo diventare produttivi nel Regno di Dio se le nostre menti non sono rinnovate!
Dio vuole che facciamo la Sue opere, ma con il Suo cuore! Gesù infatti non solo fece le cose del Padre, ma le fece con le compassioni di Dio (es. guariva i malati mosso dalla compassione).

In conclusione, vediamo l’episodio in cui Gesù andò con i suoi genitori a Gerusalemme per una festa e lo dimenticarono lì; Giuseppe e Maria solo dopo un giorno si accorsero che Gesù non era con loro, tornarono indietro e LO rimproverarono, ma erano stati loro a distrarsi, invece di vegliare sul Messia! In questo episodio sicuramente vediamo un esempio lampante di persone che non sono concentrate sul proposito di Dio e vengono distratte da tante altre cose! Non facciamo come loro!
Gesù aveva dodici anni, perciò aveva già fatto il bar mitzvah (ovvero aveva raggiunto l’età matura e aveva imparato a memoria tutto il Pentateuco), e discuteva con i dottori del tempio. I dottori trovarono in Lui molta sapienza e quando arrivarono Giuseppe e Maria preoccupati Gesù rispose: Luca 2:49 Ma egli disse loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?».
Gesù ricordò ai suoi genitori chi Lui era, Egli aveva chiaro che era stato affidato a una famiglia, ma Suo Padre era Dio (questo vale anche oggi con i nostri figli, noi siamo solo amministratori, le loro vite appartengono a Dio).
L’apostolo Lirio in un suo studio ha scoperto che il 50% dei traduttori hanno reso questo verso in questo modo:” perché mi cercavate? non sapete che io devo essere nella casa del Padre mio?” “Trovarsi a casa” significa che Gesù aveva l’identità della famiglia.
L’altro 50% dei traduttori lo hanno reso in questo modo: “[…] occupato con gli affari di mio Padre?” come in Ampl: And He answered, “Why did you have to look for Me? Did you not know that I had to be in My Father’s house?” or occupied with My Father’s business.
Appena dodicenne Gesù sapeva perché era venuto sulla terra, sapeva che doveva occuparsi degli affari del Padre, ovvero la nostra redenzione! Infatti Egli è venuto come Agnello per offrirsi come prezzo di riscatto per tutti noi!
Gesù quindi è membro della famiglia di Dio ed è il Re che si occupa degli affari del Regno! Questo è il giusto equilibrio per ognuno di noi: trovare un’identità nella famiglia divina e compiere le opere del Regno per fare conoscere il Re!

Redazione a cura di Gioia Machì