CRESCERE COME ADORATORI IN PRIVATO

Culto del 15 Mar 2020
Predicatore: Apostolo Lirio Porrello
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Salmi 5:7 Ma io, per la tua grande benignità (hesed) entrerò nella tua casa e adorerò con gran timore, rivolto al tuo santo tempio
.
L’apostolo Lirio anche questa domenica ci parla di cosa significa essere veri adoratori e sottolinea il fatto che l’adorazione non va fatta soltanto la domenica insieme ai fratelli, e quindi al corpo di Cristo, ma è importante adorare Dio ogni giorno della settimana in modo personale e intimo. Gesù infatti, in Giovanni capitolo 4, non ha parlato di adorazione nel tempio o in una sinagoga, luoghi in cui Lo avrebbero ascoltato tante persone, ma si è rivolto a una singola persona davanti al pozzo di Giacobbe, cioè alla Samaritana.

Giovanni 4:24 Dio è Spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità.

Dalle parole di Gesù comprendiamo che se una chiesa vuole migliorare il suo livello di adorazione, deve portare ogni singolo membro a crescere nell’adorazione personale. Ognuno di noi, dunque, deve essere adoratore dal lunedì al sabato nella propria casa, per arrivare poi la domenica ripieni della presenza del Signore per adorare il nostro meraviglioso Padre nell’unità. L’adoratore è colui che è appassionato della presenza di Dio.
Dobbiamo comprendere che è molto importante l’adorazione quotidiana individuale, avere il desiderio di glorificare Dio ed essere appassionati della
Sua presenza, manifestandoGli la nostra lode, la nostra adorazione e il nostro ringraziamento sia in pubblico che in privato.

Un grande esempio di adorazione nella Scrittura, dopo quello di Gesù, è Davide. Egli
amava adorare il Signore e infatti ha scritto 73 dei 150 Salmi presenti nella Bibbia. Oggi noi non conosciamo la musica dei salmi di Davide, ma solo i testi, che sono arrivati fino a noi nel corso dei secoli, e sono alcune delle parti più apprezzate e citate delle Scritture. Vi sono stati altri autori che hanno scritto i restanti Salmi: Asaf ne ha scritto dodici, i discendenti di Kore (probabilmente musicisti esecutori appartenenti a questa famiglia) hanno scritto undici composizioni, Mosè e Salomone che ne ha scritto 2, Eman ed Etan.

Davide ha influenzato gli uomini del passato, e influenza ancora oggi, nel modo di adorare Dio. Egli ha avuto nella sua vita momenti belli e di festa, come quando trasportò l’arca dell’Eterno nella sua città, Gerusalemme, ma anche momenti
difficili, uno di questi fu quello in cui peccò con Bath-Sceba.
In quella situazione Davide ebbe due paure fondamentali: la prima fu quella di essere rigettato da Dio e la seconda che il Signore gli togliesse il Suo Spirito Santo.

Salmi 51:11Non rigettarmi dalla tua presenza e non togliermi il tuo santo Spirito.

Davide sapeva che la sorgente di ogni bene è Dio e senza la Sua presenza tutto sarebbe finito. Ogni volta che leggiamo i Salmi entriamo nell’intima preghiera e adorazione di Davide verso il Signore che gli veniva ispirata dallo Spirito Santo e riceviamo ispirazione a nostra volta.
Salmo 139:1 Tu mi hai investigato, o Eterno e mi conosci. 2 Tu sai quando mi siedo e quando mi alzo, tu intendi il mio pensiero da lontano. 3 Tu esamini accuratamente il mio cammino e il mio riposo e conosci a fondo tutte le mie vie.

In questo Salmo Davide e Dio stanno dialogando. Davide dice al Signore tutto ciò che Egli ha fatto nella sua vita e Gli chiede di investigare il suo cuore e togliere da lui ogni via iniqua, poiché Davide era disposto a lasciarsi investigare e cambiare per piacere a Dio e questo è ciò che dobbiamo fare anche noi, permettere al Signore di trasformarci entrando alla Sua presenza.

Salmo 143:6 Protendo le mie mani verso di te, la mia anima è assetata di te, come una terra arida.

Nella vita di Davide c’era una forte fame e sete di Dio. Egli si paragonava ad una terra arida che desidera l’acqua, allo stesso modo la sua anima desiderava con grande passione la presenza di Dio. Anche noi dobbiamo avere questo profondo desiderio della Sua presenza che è l’unica capace di spegnere la nostra sete spirituale.

Salmi 86:12 Io ti loderò, o Signore, DIO mio, con tutto il mio cuore, e glorificherò il tuo nome in eterno.

Davide aveva la percezione dell’eternità e aveva anche la percezione che nell’eternità ciò che si farà in modo prevalente è adorare Dio. Egli era un adoratore e l’adorazione privata era la principale caratteristica della sua vita. Chi è adoratore in privato riesce ad influenzare gli altri affinché diventino a loro volta adoratori, non solo in privato ma anche in pubblico. Davide imparò ad adorare Dio da solo, durante la sua adolescenza, mentre faceva il pastore di pecore e, nel lungo tempo in cui stava fuori casa, suonava e cantava al Signore. Durante quel periodo egli imparò due cose molto importanti: suonare e cantare bene ed essere un guerriero, infatti egli lottò contro il leone e contro l’orso vincendoli entrambi, queste esperienze lo prepararono ad affrontare il gigante Golia.

1Samuele 16:11 Poi Samuele disse ad Isai: «Sono tutti qui i tuoi figli?». Egli rispose: «Rimane ancora il più giovane che ora si trova a pascolare le pecore». Samuele disse ad Isai: «Manda a prenderlo, perché non ci metteremo a tavola prima che sia giunto qui».

Quando Samuele andò casa di Isai per scegliere tra i suoi figli un re, Davide si trovava a pascolare le pecore, ubbidendo senza ribellarsi al volere del padre. In seguito arrivò alla corte del re Saul per la sua capacita di suonare bene. Il stesso ordinò di andare a prendere Davide al pascolo, dove stava con le pecore.

1Samuele 16:19 Saul dunque inviò dei messaggeri a Isai per dirgli: «Mandami tuo figlio Davide, che è col gregge»

Ogni volta che Davide suonava, la presenza di Dio scendeva e i cattivi spiriti si allontanavano da Saul ma egli continuò anche a fare il pastore e a scrivere Salmi per adorare il Signore come il Salmo 23.
In questa meravigliosa composizione Davide ci fa comprendere che, come il pastore è la
sorgente delle pecore, in quanto le protegge e le cura, Dio è la sorgente della nostra vita, anche noi, infatti, come le pecore non siamo autosufficienti e abbiamo bisogno di Dio in ogni cosa che facciamo. Gesù stesso nel Nuovo Testamento si presenta come il Buon Pastore che dà la vita per le pecore. Con il passare del tempo Davide diventò re d’Israele e nel suo cuore nacque il desiderio di costruire un tempio per Dio, una casa in cui il Signore potesse essere adorato. Dio però mandò il profeta Nathan a dirgli che non sarebbe stato lui a costruirGli un tempio ma suo figlio Salomone, il
cui nome deriva dalla parola shalom e significa “Principe della pace”.

2Samuele 7:18 Allora il re Davide andò a sedersi davanti all’Eterno e disse: «Chi sono io o Signore, o Eterno, e che cos’è la mia casa, da farmi arrivare fino qui?

Davanti al rifiuto da parte di Dio di fargli costruire il tempio, Davide non si arrabbiò, non protestò né chiamò i sacerdoti, ma andò dà solo alla presenza del Signore e Lo ringraziò per quello che aveva fatto per lui e per come lo aveva fatto arrivare fino a dove era arrivato. Davide visse una vita lunga e fruttuosa. Passò dall’essere un pastorello all’essere un re, ma sempre adorando Dio e fece questo fino alla fine dei suoi giorni. Una volta divenuto anziano egli ricordò come aveva goduto la benignità di Dio per tutta la sua vita.

Salmo 143:5 Ricordo i giorni antichi; medito su tutte le tue opere; rifletto su ciò che le tue mani hanno fatto.

Davide non riflette su quello che aveva fatto lui bensì su quello che aveva fatto Dio, infatti, essendo un adoratore, il suo sguardo era sempre rivolto verso il Signore e quando Salomone divenne re, Davide non ne fu geloso, anzi si rallegrò per la grazia ricevuta da Dio di vedere il futuro re d’Israele.

1Re 1:48 ha pure detto: “Sia benedetto l’Eterno, il DIO d’Israele, che oggi ha fatto sedere uno sul mio trono, permettendo ai miei occhi di vederlo”»

Davide non era legato al trono, egli era legato al futuro d’Israele, per questo non provò gelosia verso suo figlio, ma fu felice di poter vedere Salomone continuare l’opera di Dio, secondo la promessa che aveva ricevuta dal Signore.

Vi sono quattro caratteristiche importanti nell’adorazione privata di Davide:

Egli fece dell’adorazione la sua massima priorità. Davide unì due cose che sono nelle intenzioni originali di Dio: il governo e l’adorazione. Il Signore infatti ci ha creato per governare sulla terra, ma non possiamo governare senza adorare. Egli nella sua vita di preghiera e nella sua adorazione adempì l’intenzione originale di Dio in quanto governò la nazione attraverso l’adorazione e portò tutto il popolo ad adorare Dio. Oggi il Signore sta cercando adoratori che sappiano ricevere dall’alto e sappiano portare la Sua Parola fresca e nuova, attraverso l’adorazione, per portare il risveglio in questa nazione.

2. Davide ebbe una continua e normale pratica di adorazione privata.

Egli considerò l’ubbidienza come la più alta forma di adorazione. Adorare significa
essere ubbidienti.

Davide adorava anche in mezzo alle avversità. Egli adorava sempre il Signore.

Oggi anche noi, nella nostra nazione, stiamo vivendo un tempo di avversità a causa dell’epidemia, ma come chiesa siamo chiamati a lodare e adorare l’Eterno in ogni tempo, a vedere oltre questa difficoltà, la grande raccolta che ci sarà nelle chiese, per questo dobbiamo prepararci ad accogliere tutte le persone che arriveranno sfruttando questi giorni in cui siamo chiusi in casa per crescere nell’adorazione personale.

Salmi 34:1Io benedirò l’Eterno in ogni tempo, la sua lode sarà sempre sulla mia bocca.

Se passiamo le nostre giornate ad adorare Dio, non ci sarà spazio per adorare noi stessi.

Salmi 27:5 Perché nel giorno dell’avversità egli mi nasconderà nella sua tenda, mi occulterà nel luogo segreto della sua dimora, mi leverà in alto sopra una roccia. 6 E ora il mio capo s’innalzerà sui miei nemici che mi accerchiano, e offrirò nella sua dimora sacrifici con grida di giubilo; canterò e celebrerò le lodi dell’Eterno.

Nel giorno dell’avversità Dio ci nasconderà nel luogo segreto della Sua dimora e ci terrà al sicuro fino a quando l’avversità non sarà passata. Non dobbiamo avere paura, ma dobbiamo usare questo tempo per cantare, pregare e profetizzare nella nostra famiglia. Questo è un tempo in cui Dio ci sta costringendo a fare un altare di adorazione nelle nostre case affinché la Sua benedizione scenda nelle nostre vite e nella nostra nazione.

Redazione a cura di Rosanna Garofalo