AUTORITA’ SPIRITUALE DELEGATA

Culto del 07 Lug 2019
Predicatore: Past. Luigi La Torre
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Il pastore Luigi inizia la predicazione della Parola con un’affermazione molto importante: “Noi siamo chiamati a non vivere una vita autonoma” . Il cristianesimo è, infatti, fare tutto secondo la volontà di Dio, non essere indipendenti ma essere costantemente connessi con il cielo. Il Padre ci ha conferito la Sua autorità e noi siamo chiamati ad usare questa autorità perché, la chiesa è l’ambasciata di Dio sulla terra. Ognuno di noi è quindi un ambasciatore che ha ricevuto un messaggio da portare al mondo, e per fare questo in modo efficace dobbiamo dipendere dal Padre. La Scrittura ci dice che quando Gesù è morto, è sceso agli inferi dove è rimasto tre giorni per predicare e svuotare il regno delle tenebre da tutti coloro che hanno creduto in Lui. Satana e i suoi demoni non hanno trovato un solo peccato nella vita terrena di Gesù e quindi non hanno potuto trattenerlo nella morte, al contrario il Signore ha sconfitto il diavolo ed ha recuperato l’autorità che Adamo aveva perso quando ha peccato cercando di essere indipendente. Gesù poi è resuscitato, è salito al cielo e in seguito ha passato quaranta giorni con i suoi discepoli, conferendogli il mandato di stabilire il regno di Dio qui sulla terra. La chiesa è costituita sulla rivelazione di Cristo e della Sua parola e, finché rimarrà connessa con il cielo, non sarà mai scossa e porterà il messaggio con efficacia. Ognuno di noi è un delegato da Dio, ma deve dipendere da Lui in ogni cosa per poter portare frutto nel mondo.
C’è una differenza tra essere chiesa e fare chiesa, così come c’è una differenza tra essere cristiani e fare i cristiani. Essere chiesa vuol dire camminare nella delega del cielo, significa muoversi in ogni ambito secondo il messaggio che Dio dà, per rappresentarlo sulla terra. Fare chiesa o fare il cristiano, significa invece rivestire un ruolo, fare una parte, frequentare incontri, ma senza dipendere dal Padre. Abbiamo un esempio di questo, nella parabola delle dieci vergini: le cinque vergini avvedute sono chiesa, le cinque vergini stolte fanno chiesa. Noi quindi non dobbiamo fare chiesa ma dobbiamo essere chiesa, per fare la differenza nel nostro tempo, muovendoci nella delega di Dio. Il termine “autorità”, deriva dal latino “auctoritas – auctoritatis”, che significa legittimità; deriva anche da “auctor – auctoris” che significa autore, autorizzare, autentico. Il mandato della chiesa è quello di esercitare l’autorità di Dio legittimamente e fare le cose in aderenza al modello autentico del Padre. Noi dunque siamo chiamati ad applicare sulla terra lo stesso modello di vita che c’è in cielo; Gesù nella preghiera del Padre nostro ci insegna a chiedere che la volontà di Dio sia fatta sulla terra come viene fatta in cielo, questo perché se facciamo la nostra volontà non ci muoviamo più nella delega ricevuta. Gesù stesso ha pregato nel Getsemani di fare non la Sua, ma la volontà del Padre, perché sapeva che essa è migliore. Così anche noi dobbiamo chiedere a Dio di aiutarci a dipendere da Lui e a fare ciò che vuole per noi, poiché Egli sa cosa è meglio per la nostra vita. Non dobbiamo però fare questo confidando nelle nostre forze, ma poggiandoci sulla forza di Colui che ci ha delegato, una forza grande che ci porterà risultati grandi. Il vangelo è infatti potenza e se si cerca di separarlo da questa potenza, rimarrà soltanto un libro di buone norme sociali.
1 Samuele 8:4 Allora tutti gli anziani d’Israele si radunarono, vennero da Samuele a Ramah, 5 e gli dissero: <<Ecco, tu ormai sei vecchio e i tuoi figli non seguono le tue orme; or dunque stabilisci su di noi un re che ci governi come avviene per tutte le nazioni>>… 7 E l’Eterno disse a Samuele: <<Ascolta la voce del popolo in tutto ciò che ti dice, poiché essi non hanno rigettato te ma hanno rigettato me, perché io non regni su di loro.
Quando i credenti cominciano a desiderare ciò che il mondo ha, stanno scegliendo di mettersi sotto un’autorità sbagliata e non riconoscono più la giusta autorità stabilita da Dio, per questo il Signore dice a Samuele che il popolo ha rigettato Lui. Resistere all’autorità costituita dal Padre, vuol dire resistere a Dio stesso. È importante comprendere però che, finché vediamo le autorità con occhi naturali, troveremo mille difetti in loro, la nostra fede però non deve essere riposta nella perfezione dell’uomo, ma in Colui che ha delegato l’uomo, poiché Egli è perfetto e dove l’uomo non arriva, Dio supplisce colmando i suoi limiti. Gesù nel suo ministero terreno usò l’autorità che il Padre Gli aveva data e prima di andare via, come leggiamo in Marco 16, Egli diede questa autorità a noi spiegandoci tutto ciò che possiamo fare nel suo nome. Noi siamo chiamati a usare il nome di Gesù con autorità e fede, la potenza infatti sta nella fede che noi abbiamo nel Suo nome e quando lo proclamiamo, guardiamo all’opera perfetta della croce e alle parole pronunciate dal Signore “Tutto è compiuto” che ci permettono di calpestare serpenti e scorpioni senza ricevere alcun male. Il nome di Gesù è infatti una spada affilata e potente per distruggere le opere delle tenebre.
Marco 9:14 Ritornato poi dai discepoli, vide una grande folla intorno a loro e degli scribi, che discutevano con loro. 15 E subito tutta la folla, vedutolo, sbigottì e accorse a salutarlo. 16 Allora egli domandò agli scribi: <<Di che cosa discutete con loro?>>: 17 Ed uno della folla, rispondendo, disse: << Maestro, ti avevo condotto mio figlio che ha uno spirito muto 18 e dovunque lo afferra, lo strazia ed egli schiuma, digrigna i denti e si irrigidisce. Così ho detto ai tuoi discepoli di schiacciarli, ma non hanno potuto>>. 19 << O generazione incredula, fino a quando sarò con voi? Fino a quando vi sopporterò? Portatelo da me>>. 20 Ed essi glielo portarono. Ma appena lo vide, lo spirito lo scosse con violenza, e il fanciullo, caduto a terra, si rotolava schiumando. 21 E Gesù domandò al Padre di lui: << Da quanto tempo gli accade questo?>>. Ed egli disse: << Dalla sua fanciullezza. 22 E spesso lo ha gettato nel fuoco e nell’acqua per distruggerlo ma, se tu puoi qualcosa, abbi pietà di noi e aiutaci>>. 23 E Gesù gli disse: << Se tu puoi credere, ogni cosa è possibile a chi crede>>.24 Subito il padre del fanciullo, gridando con lacrime, disse: <<Io credo Signore, sovvieni alla mia incredulità>>. 25 Allora Gesù, vedendo accorrere la folla, sgridò lo spirito immondo dicendogli: << Spirito muto e sordo, io te lo comando, esci da lui e non entrare mai più in lui>>. 26 E il demone, gridando e straziandolo grandemente, se ne uscì. E il fanciullo divenne come morto, sicché molti dicevano: << E’ morto>>. 27 Ma Gesù, presolo per mano, lo sollevò, ed egli si alzò in piedi. 28 Or quando Gesù fu entrato in casa, i suoi discepoli lo interrogarono in privato: << Perché non abbiamo noi potuto scacciarlo?>>. 29 Ed Egli disse loro: << Questa specie di spiriti non si può scacciare in altro modo, se non con la preghiera e il digiuno>>.
La fede non discute, la fede dichiara e agisce. I discepoli non avevano saputo rappresentare Gesù, essi avevano portato un vangelo di promesse ma spogliato della potenza. Quando la chiesa non crede e non cammina nel soprannaturale, non sta rappresentando Dio. Gesù però ci ha detto che noi saremo accompagnati da segni, che imporremo le mani ai malati ed essi guariranno, che scacceremo demoni e che Lui sarà sempre con noi fino alla fine dell’età presente. Quando non accadono miracoli, è perché l’autorità non sta funzionando e manca la fede. Molto spesso le persone dicono: <<Se Dio vuole, accadrà>> ma Dio vuole sempre, in ogni tempo e quindi il problema non sta nella Sua volontà, ma nelle nostre aspettative; Gesù ha detto che ogni cosa è possibile a chi crede, perciò non dobbiamo limitare Dio. Il Signore però non cerca una fede perfetta per rispondere ai nostri bisogni, basta avere una fede piccola come un granello di senape per vedere l’intervento del Padre nella nostra vita, sarà Lui stesso infatti ad aggiungere il resto. Quando non riceviamo risposte immediate da Dio, è bene che ci interroghiamo, e interroghiamo Gesù sul perché questo accade e su come possiamo ricevere il risultato sperato senza rassegnarci, ma pregando e digiunando come faceva Gesù. Egli agiva infatti come un uomo consacrato, appartato per Dio. Quando Gesù mandò prima i dodici e poi i settanta, gli conferì una delega temporanea, cioè limitata per la missione che dovevano affrontare. L’autorità definitiva nella vita dei credenti è stata data dopo la resurrezione di Gesù, quando Egli l’ha strappata dalle mani del diavolo e l’ha data alla Sua chiesa. I discepoli non hanno potuto liberare il ragazzo, perché si sono basati sulle esperienze fatte nel passato, così a volte nella nostra vita l’autorità non sta funzionando perché ci basiamo sulla conoscenza o sull’esperienza passata, usando il nome di Gesù come una formula magica, senza fede. Quando non abbiamo autorità delegata o non riusciamo nell’autorità delegata, possiamo acquisirla pregando e digiunando. L’autorità cresce infatti, attraverso la preghiera e il digiuno che sottomettono la nostra carne e ci portano nel mondo dello spirito. La chiesa degli Atti era contraddistinta proprio dalla preghiera e dal digiuno, senza di essi e senza la fede non si possono vedere i miracoli. L’autorità si sviluppa progressivamente acquisendo conoscenza e competenza; se non sappiamo quali sono le promesse, se non sappiamo come usare la Parola di Dio nella nostra vita, non potremmo entrare nei territori che il Padre ha stabilito per noi. Egli usa sempre la nostra conoscenza e la nostra competenza che si sviluppa attraverso l’ esperienza che facciamo. Un principio importante è quello di non confondere l’autorità diretta con quella delegata. Con il nuovo testamento noi abbiamo accesso diretto al trono della Grazia, non abbiamo bisogno quindi di un sommo sacerdote con cui confrontarci, se non Cristo. Dio però ha stabilito anche delle autorità nella nostra vita senza le quali, a volte, non possiamo ricevere. Questo perché nel regno di Dio c’è ubbidienza e sottomissione e Gesù stesso si è mosso in questo modo.
Matteo 10: 40 Chi riceve voi, riceve me; e chi riceve me, riceve colui che mi ha mandato. 41 Chi riceve un profeta nel nome di un profeta, riceverà un premio da profeta; e chi riceve un giusto nel nome di un giusto, riceverà un premio da giusto. 42 E chiunque darà da bere anche un solo bicchiere d’acqua fredda a uno di questi piccoli nel nome di un discepolo, in verità vi dico, che egli non perderà affatto il suo premio>>.
Nel mondo dello spirito tutto funziona per delega, chi riceve noi, riceve Dio; quindi il premio che otteniamo nella nostra vita, dipende da quanto e come riceviamo l’autorità che viene mandata nella nostra vita. Nella delega c’è la fedeltà, c’è l’essere amministratori fedeli della Grazia, c’è protezione ma, quando qualcuno si muove senza la delega, è abusivo nel regno di Dio e andrà verso il basso e non in alto. Quindi quando noi stimiamo le autorità sopra di noi come delegate da Dio, c’è un premio e una ricompensa nella nostra vita. il ricevere però non dipende dalla persona che prega per noi, ma dall’attitudine del nostro cuore, la nostra fede quindi non deve essere riposta in un uomo piuttosto che in un altro, ma solo in Dio e nella Sua Parola, l’unica che può fare la differenza nella nostra vita.
Luca 10: 16 Chi ascolta voi, ascolta me; chi disprezza voi, disprezza me; e chi disprezza me, disprezza colui che mi ha mandato>>.
C’è una stretta connessione tra Dio che delega, la persona delegata ed il messaggio dato. Non dobbiamo disprezzare le autorità messe dal Signore nella nostra vita, perché Egli sa vegliare sulla Sua chiesa, sa mettere e sa togliere, e quando noi giudichiamo male le autorità scelte da Dio stiamo disprezzando anche Lui e ci attiriamo un giudizio sulla nostra vita. Siamo tutti in un processo di santificazione e come lo Spirito Santo ha pazienza con noi, così noi dobbiamo averla con i fratelli. Il termine disprezzo deriva da una parola greca che vuol dire scartare, rifiutare un’autorità. È importante che noi ci lasciamo condurre dai nostri responsabili, essi infatti ci ammaestrano nella Parola di Dio e vegliano su di noi, incoraggiandoci e correggendoci. Il desiderio di Dio è che possiamo stare sotto un’autorità.
Luca 20:14 Ma i vignaioli, quando lo videro, dissero tra di loro: “Costui è l’erede; venite, uccidiamolo affinché l’eredità diventi nostra”. 15 Così cacciatolo fuori dalla vigna, lo uccisero. Che farà dunque a costoro il padrone della vigna? 16 Egli verrà, sterminerà quei vignaioli, e darà la vigna ad altri>>. Ma essi, udito ciò, dissero: <<Così non sia>>.
Quando una persona disprezza e si pone contro un’autorità delegata vedrà che prima o poi Dio interverrà, poiché Egli si fa garante contro i nostri nemici e mette una protezione speciale sulla chiesa, quando essa sta sotto l’ordine divino.
Atti 9:5 Ed Egli disse: <<Chi sei, Signore?>>. E il Signore disse: <<IO sono Gesù, che tu perseguiti; ti è duro recalcitrare contro i pungoli>>. 6 Allora egli, tutto tremante e spaventato, disse: <<Signore, che vuoi ch’io faccia?>>. E il Signore: <<Alzati ed entra nella città, e ti sarà detto ciò che devi fare>>.
Dio cerca la stessa attitudine del centurione romano, cerca persone che chiedono a Lui o alle autorità delegate cosa devono fare. Attraverso i nostri responsabili è il Signore che parla, che si muove e che ci protegge. Nella disubbidienza non c’è benedizione ma chi è ubbidiente e sottomesso, mangerà i frutti migliori della terra. Ci saranno momenti nella nostra vita in cui la nostra sottomissione sarà messa alla prova e se noi supereremo questa prova, saliremo di livello.
Matteo 8:7 E Gesù gli disse: << Io verrò e lo guarirò>>. 8 Il centurione, rispondendo, disse: <<Signore, io non son degno che tu entri sotto il mio tetto; ma dì soltanto una parola, e il mio servo sarà guarito. 9 Perché io sono un uomo sotto l’autorità di altri e ho sotto di me dei soldati; e se dico all’uno: “Va”, egli va: e se dico all’altro: “Vieni”, egli viene; e se dico al mio servo: “Fa questo”, egli lo fa>>. 10 E Gesù, avendo udito queste cose, si meravigliò, e disse a coloro che lo seguivano: <<In verità vi dico, che neppure in Israele ho trovato una così grande fede.
Quando il Signore trova persone disponibili ad ubbidire e con grande fede, farà cose grandi nella loro vita. Quando noi riconosciamo le autorità delegate nella nostra vita ed esercitiamo a nostra volta l’autorità che ci viene delegata, vedremo grandi miracoli, perché riconoscendo le autorità riconosciamo Dio, ed onorando loro, onoriamo Dio che le ha mandate. Questo ci permetterà di compiere il mandato che Gesù ha dato alla chiesa in Marco 16 per manifestare la gloria del Padre.

Redazione a cura di Rosanna Garofalo