ANCORA SULLA BEATA SPERANZA (seconda parte)

Culto del 23 Ago 2020
Predicatore: Apostolo Lirio Porrello
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La volta precedente abbiamo imparato, tramite l’applicazione profetica del calendario delle feste, che l’epoca della Chiesa (e della sua missione) è iniziata dalla festa di Pentecoste e terminerà col Rapimento! Sappiamo anche che l’apostolo Paolo nella sua epistola indirizzata a Tito tratta l’argomento del periodo della grazia, vista nel passato, presente e futuro. Leggiamo Tito 2:11 Infatti la grazia salvifica di Dio è apparsa a tutti gli uomini, 12 e ci insegna a rinunziare all’empietà e alle mondane concupiscenze, perché viviamo nella presente età saggiamente, giustamente e piamente, 13 aspettando la beata speranza e l’apparizione (epiphaneia) della gloria del grande Dio e Salvatore nostro, Gesù Cristo.

Il concetto fondamentale che dobbiamo comprendere e ricordare è che la Grazia è una persona, ovvero Cristo Gesù, Colui che ha compiuto tutto sulla croce (Grazia nel passato). Oggi è lo Spirito Santo che ci guida, ci insegna ciò che il Padre desidera da noi (Grazia nel presente), mentre aspettiamo il rapimento (la beata speranza), l’apparizione di Gesù (Grazia futura) che ristabilirà il Regno e insieme a Lui avremo un futuro glorioso!

La speranza di tutti i veri credenti, figli di Dio, è incentrata ora sull’apparizione “la parousía” del Signore Gesù! Ci sono otto ragioni per aspettare con grande gioia la beata o super benedetta speranza! Finora abbiamo visto le prime tre:

1) Incontreremo e vedremo il Signore Gesù faccia a faccia!

2) Avremo un nuovo corpo incorruttibile e immortale!

3) Saremo liberati dalla carne!

Oltre alle prime tre ragioni per cui noi figli di Dio dobbiamo essere felici nell’aspettare la beata speranza, abbiamo imparato anche la differenza tra giustificazione, santificazione e glorificazione. Nella giustificazione e rigenerazione siamo liberati dalla natura di peccato e dalla sua pena; perciò non siamo più peccatori ma figli di Dio! Nella santificazione siamo liberati dalla potenza del peccato; quindi come figli di Dio possiamo crocifiggere la carne e dominare il peccato! Infine, nella glorificazione saremo liberati dalla presenza del peccato: difatti la parola peccato significa “fallire il bersaglio”, ma una volta glorificati con Cristo non esisterà più il concetto di fallimento, dunque il peccato!

Oltre a queste definizioni, dobbiamo comprendere che esistono in realtà tre tipi di santificazione: posizionale, progressiva e finale.

Santificazione posizionale

Quando diventiamo figli di Dio, cambiamo la nostra famiglia spirituale di appartenenza: non siamo più in Adamo, ma siamo in Cristo! Perciò siamo santi per la nostra posizione in Cristo di figli di Dio, e come tali siamo stati messi a parte per adempiere il proposito di Dio per la nostra vita!

L’apostolo Paolo infatti ricorda questo concetto alla Chiesa di Corinto in 1Corinzi 1:2 alla chiesa di Dio che è in Corinto ai santificati in Gesù Cristo, chiamati ad essere santi, insieme a tutti quelli che in qualunque luogo invocano il nome di Gesù Cristo, loro Signore e nostro é […]30Ora grazie a lui voi siete in Cristo Gesù, il quale da Dio è stato fatto per noi sapienza, giustizia, santificazione e redenzione.

Santificazione progressiva

Una volta diventati figli di Dio dobbiamo scegliere ogni giorno di santificarci e assomigliare sempre di più a Cristo Gesù! Ciò che dobbiamo avere chiaro in mente è che il concetto di Santificazione progressiva è diverso dal concetto di giustificazione, difatti “Santificare” significa rendere giusto; mentre “Giustificare” significa dichiarare giusto.

L’apostolo Lirio per farci comprendere ancora meglio la differenza tra i due concetti afferma che:

1) La Giustificazione dichiara giusto il peccatore; mentre la Santificazione rende giusta la condotta di un santo.

2) La Giustificazione è un atto che è stato compiuto una volta sola: Cristo sulla croce è divenuto giustizia per noi! Invece, la Santificazione progressiva è un processo continuo, attraverso il quale possiamo essere sempre più simili a Gesù.

3) La Giustificazione produce la salvezza, mentre la Santificazione è l’effetto della salvezza.

4) La Giustificazione rimuove la colpa e la pena del peccato, invece la Santificazione rimuove la crescita e la forza del peccato.

5) La Giustificazione riguarda la posizione del cristiano davanti a Dio, mentre la Santificazione parla dell’esperienza di Dio nella vita del cristiano: per questa ragione, più facciamo esperienza con Dio, più la nostra vita si trasforma!

6) La Giustificazione è oggettiva. La Santificazione invece, è soggettiva perché dipende dalla nostra volontà! Dio infatti mai ci costringerà a santificarci, ma se vogliamo piacerGli e scegliamo di fare la Sua volontà, desidereremo santificarci ogni giorno.

7) La Giustificazione cambia la posizione davanti a Dio; diversamente la Santificazione cambia il carattere di un credente.

8) La Giustificazione è per i peccatori; la Santificazione è per i santi (posizionali)!

Santificazione finale (o glorificazione)

Nella glorificazione saremo simili al Signore Gesù!

L’apostolo Giovanni afferma in 1Giovanni 3:2 Carissimi, ora siamo figli di Dio, ma non è ancora stato manifestato ciò che saremo; sappiamo però che quando egli sarà manifestato, saremo simili a lui, perché lo vedremo come egli è. 3 E chiunque ha questa speranza in lui, purifichi se stesso, come egli è puro.

L’apostolo Giovanni dunque dichiara che nonostante abbiamo il privilegio di essere figli di Dio, la parte migliore di noi ancora non è manifestata! Ciò che saremo nella Sua gloria sarà molto meglio di quello che siamo stati nel passato! Per questa ragione, se abbiamo la speranza della glorificazione ci sottoporremo facilmente a un processo di santificazione e sceglieremo di prepararci per un futuro eterno!

Dopo aver analizzato questi concetti, possiamo passare ai successivi motivi per cui dobbiamo aspettare con grande gioia la beata speranza:

4) Saremo tutti insieme a quelli che ci hanno preceduto

Leggiamo 1Tessalonicesi 4:16 perché il Signore stesso con un potente comando, con voce di arcangelo con la tromba di Dio discenderà dal cielo, e quelli che sono morti in Cristo risusciteranno per primi; 17 poi noi viventi, che saremo rimasti saremo rapiti assieme a loro sulle nuvole, per incontrare il Signore nell’aria; così saremo sempre col Signore.

Al suono della tromba tutti i credenti, di tutte le epoche si riuniranno per raggiungere il Signore e lo vedranno faccia a faccia! Da quel momento avremo una comunione costante ed eterna con Lui!

5) Avremo una nuova casa, una vera casa!

La casa che attualmente abbiamo è solo una tenda! In effetti, la nostra vera casa non è su questa terra, perché Dio ne ha già preparato una per ognuno di noi nella Gerusalemme celeste!

Per comprendere meglio questo concetto di dimora temporanea possiamo studiare una festa ebraica, la Festa dei Tabernacoli o delle Capanne o Sukkoth: Dio ammaestra il Suo popolo per questa festa in Levitico 23:39 Inoltre il quindicesimo giorno del settimo mese, quando avrete raccolto i frutti della terra, celebrerete una festa all’Eterno per sette giorni; il primo giorno sarà di riposo, e l’ottavo giorno sarà pure di riposo. 40 Il primo giorno prenderete il frutto di alberi maestosi: rami di palma, rami dal folto fogliame e salici di torrente, e vi rallegrerete davanti all’Eterno, il vostro DIO, per sette giorni. 41 Celebrerete questa festa in onore dell’Eterno per sette giorni, ogni anno. È una legge perpetua, per tutte le vostre generazioni. La celebrerete il settimo mese. 42 Dimorerete in capanne per sette giorni; tutti quelli che sono nativi d’Israele dimoreranno in capanne, 43 affinché i vostri discendenti sappiano che io feci dimorare in capanne i figli d’Israele, quando li feci uscire dal paese d’Egitto. Io sono l’Eterno, il vostro DIO».

Dio comandò al popolo d’Israele di vivere in capanne (Sukkah in ebraico) durante questa festa (Sukkot) affinché ricordasse l’esodo dall’Egitto, e che durante i quarant’anni trascorsi nel deserto non avevano mai avuto una dimora stabile, ma dipendevano dalla provvidenza e dalla protezione dell’Onnipotente. Per questo motivo, durante la festa per ricordare le antiche tende/capanne, il tetto di esse doveva essere costruito con delle palme che facevano intravedere il cielo e, di notte, lasciar filtrare la luce delle stelle.

Il popolo di Israele visse nel deserto un cosiddetto periodo di transizione dalla schiavitù alla terra promessa: simbolicamente, dal punto di vista spirituale, la festa ci ricorda che noi credenti abbiamo lasciato l’Egitto e siamo in viaggio verso la Terra Promessa! Difatti, noi cristiani viviamo in un momento di transizione, e affrontiamo il nostro viaggio di vita attraverso un “tabernacolo” temporaneo, ovvero il nostro corpo, ma dobbiamo avere lo sguardo rivolto al cielo! Perché proprio come il popolo d’Israele è entrato nella Terra Promessa, anche noi un giorno ci troveremo rivestiti di un nuovo corpo e avremo una nuova casa nell’eterna Nuova Gerusalemme.

Sia l’apostolo Paolo che l’apostolo Pietro hanno parlato del nostro attuale ‘tabernacolo’, il nostro corpo. L’apostolo Paolo ne parla in 2Corinzi 5:1 Sappiamo infatti che se questa tenda, (tabernacolo) che è la nostra abitazione terrena, viene disfatta, noi abbiamo da parte di Dio un edificio, un’abitazione non fatta da mano d’uomo eterna nei cieli. 2 Poiché in questa tenda noi gemiamo, desiderando di essere rivestiti della nostra abitazione celeste 3 se pure saremo trovati vestiti e non nudi. 4 Noi infatti che siamo in questa tenda gemiamo, essendo aggravati, e perciò non desideriamo già di essere spogliati ma rivestiti, affinché ciò che è mortale sia assorbito dalla vita. ritornare all’intenzione originale. Come cristiani dunque, dovremmo sempre essere consapevoli che il nostro corpo attuale, imperfetto a causa della caduta di Adamo, è solo una dimora temporanea, e quando saremo nella gloria i nostri corpi saranno perfetti come il Signore li aveva creati, perché l’obiettivo di Dio è sempre quello di riportarci alla Sua intenzione originale!

Anche l’apostolo Pietro parla del corpo come una dimora temporanea, usa lo stesso termine dell’apostolo Paolo, ovvero tenda in 2Pietro 1:13 Ma ritengo giusto, finché sono in questa tenda, di tenervi desti ricordandovi queste cose, 14 sapendo che presto dovrò lasciare questa mia tenda, come me l’ha dichiarato il Signor nostro Gesù Cristo. 15 Ma farò in modo che, anche dopo la mia dipartita, voi possiate sempre ricordarvi di queste cose. Ricordiamoci inoltre che l’apostolo Pietro sapeva già come doveva morire perché Gesù glielo aveva profetizzato. Sarebbe stato un martire, ma la consapevolezza che aveva della gloria eterna era più forte della paura della morte!

L’apostolo Paolo in un’altra epistola chiama il corpo usando il termine tenda, in Filippesi 1:23 perché sono stretto da due lati: avendo il desiderio di partire a da questa tenda e di essere con Cristo, il che mi sarebbe di gran lunga migliore. Paolo aveva una così profonda intimità con il Padre tanto che quest’ultimo gli lascia la decisione di morire oppure rimanere sulla terra! Paolo nonostante sapesse che la cosa migliore sarebbe stata andare con il Signore scelse di rimanere per servire il corpo di Cristo, finché anche lui morì da martire!

 

Se leggiamo la Bibbia, possiamo notare che la dimora definitiva (la dimora celeste) è stata desiderata sin da Abrahamo, infatti egli nonostante fosse molto ricco e benedetto in ogni cosa che faceva, aspettava la città di Dio, come è scritto in Ebrei 11:10 perché aspettava la città che ha i fondamenti, il cui architetto e costruttore è Dio.

Ma di che città si tratta? Si tratta della Gerusalemme celeste. Leggiamo a tal proposito anche Ebrei 11:16 Ma ora ne desiderano una migliore, cioè quella celeste; perciò Dio non si vergogna di essere chiamato il loro Dio, perché ha preparato loro una città.

Abrahamo e i vari campioni della fede aspettavano la gloria eterna, la città celeste! Non erano interessati alle cose di questo mondo, ma a ciò che Dio aveva preparato per loro! E anche noi credenti dobbiamo aspettare questa città celeste dove Dio ha già preparato le nostre dimore eterne!

Nella Gerusalemme celeste troveremo miriadi di angeli, come è scritto in Ebrei 12:22 Ma voi vi siete accostati al monte Sion e alla città del Dio vivente, che è la Gerusalemme celeste e a miriadi di angeli. Sappiamo che l’unica cosa stabile nella vita di noi credenti è la Parola di Dio, perciò anche il nostro futuro eterno con Lui sarà stabile, per questo motivo dobbiamo avere lo sguardo verso le cose eterne! Ebrei 13:14 Infatti non abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura.

Anche Gesù parlò della città eterna ai Suoi discepoli. Egli sapeva che presto sarebbe morto perciò li incoraggiò e li consolò in Giovanni 14:1 «Il vostro cuore non sia turbato; credete in Dio e credete anche in me. 2 Nella casa del Padre mio ci sono molte dimore; se no, ve lo avrei detto; io vado a prepararvi un posto. 3 E quando sarò andato e vi avrò preparato il posto, ritornerò e vi accoglierò presso di me, affinché dove sono io siate anche voi. Gesù spiega ai discepoli che nonostante avessero dovuto affrontare delle difficoltà, non dovevano perdere la loro fede perché le difficoltà hanno sempre un inizio e una fine, mentre ciò che Lui aveva in serbo per loro era eterno! Gesù promette ai discepoli di costruire a ciascuno una casa nella Gloria e ciò vale ancora oggi anche per noi Suoi figli! Gesù ha già preparato una dimora per ciascuno di noi, per questo motivo dobbiamo continuare ad avere fede in Lui e non guardare le circostanze attorno a noi. 2Corinzi 5:8 Ma siamo fiduciosi e abbiamo molto più caro di partire dal corpo e andare ad abitare con il Signore.

La nuova dimora che ci aspetta nella Gerusalemme celeste è così bella che l’apostolo Giovanni riesce a descriverla solo attraverso un paragone con una pietra preziosa, in Apocalisse 21:9 Poi venne uno dei sette angeli che avevano le sette coppe piene delle ultime sette piaghe, e parlò con me, dicendo: «Vieni, ti mostrerò la sposa, la moglie dell’Agnello». 10 E mi trasportò in spirito su di un grande ed alto monte, e mi mostrò la grande città, la santa Gerusalemme che scendeva dal cielo da presso Dio, 11 avendo la gloria di Dio. E il suo splendore era simile a quello di una pietra preziosissima, come una pietra di diaspro cristallino.

L’apostolo Giovanni fu rapito in spirito e vide la Sposa e la città di una perfezione assoluta.

Ma come è possibile che abbia visto la Sposa? Perché come l’Agnello è stato immolato avanti la fondazione del mondo, anche se la Sposa di Cristo è stata rapita ed è con lo Sposo, perché già tutto ciò è successo nell’eternità! Gesù morendo sulla croce ha confessato “tutto è compiuto!” per questa ragione nell’eternità è avvenuto tutto ciò che trattano le Scritture, ma nel tempo ancora no!

Torniamo adesso alla città, l’apostolo Giovanni la paragona a una pietra di diaspro cristallino...una pietra che ha molte sfaccettature che le permettono di proiettare molta luce, perciò di essere molto luminosa. La città celeste che ci aspetta è dunque fatta di pavimenti d’oro, le case avranno le pareti di diaspro cristallino, ovvero così risplendenti che proiettano luce da ogni parte: è davvero meraviglioso quello che ci aspetta!!

Dio fa sempre al di là di quello che pensiamo, è un architetto e costruttore formidabile, il suo progetto per noi è meraviglioso perciò dobbiamo essere grati e ringraziarLo ogni giorno per il meraviglioso futuro che ci aspetta!

Sicuramente se pensiamo al nostro futuro celeste, supereremo le difficoltà di questo tempo!

 

Redazione a cura di Gioia Machì