ALTRI ESEMPI DI ADORAZIONE PRIVATA

Culto del 22 Mar 2020
Predicatore: Apostolo Lirio Porrello
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Ma io, per la tua grande benignità (hesed) entrerò nella tua casa e adorerò con gran timore, rivolto al tuo santo tempio. Salmi 5:7

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

La predicazione della scorsa domenica ha avuto come tema centrale l’esempio di adorazione nella vita privata dato da Davide. Oggi vengono presi in esame i comportamenti di altri personaggi biblici che nella loro vita privata hanno dato priorità all’adorazione.

Viene riproposto quanto detto la scorsa domenica riguardo all’adorazione privata che il re Davide praticava quotidianamente. Essendo il re della nazione d’Israele era chiamato a governare, ma sua principale priorità era quella di lodare il Signore, infatti preferiva definirsi salmista piuttosto che re. Comprese che per realizzare l’intenzione originale di Dio e governare sulla terra secondo la Sua volontà, doveva adorarLo costantemente e in tal modo stare connesso con il cielo.

Genesi 1:26 Poi DIO disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza, ed abbia dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame e su tutta la terra, e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». 27 Così DIO creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di DIO; li creò maschio e femmina. 28 E DIO li benedisse e DIO disse loro: «Siate fruttiferi e moltiplicatevi, riempite la terra e soggiogatela, e dominate sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo e sopra ogni essere vivente che si muove sulla terra».

Per Davide l’adorazione era il mezzo per mantenersi in contatto con Dio e potere governare sulla terra in accordo alla Sua volontà. La sua vita fu benedetta, infatti durante il suo regno Israele fece solo conquiste. Questo ci insegna che anche la nostra sarà una vita di conquiste se sapremo mantenerci in costante adorazione.

Oltre che nella vita pubblica, Davide manteneva viva l’adorazione in quella privata. Egli si occupava dell’adorazione pubblica, infatti nel tabernacolo c’era una corale di oltre duemila persone e durante il suo regno il culto a Dio durò ininterrottamente per ben trentatré anni portando molti a divenire adoratori, ma non trascurò mai quella privata

Davide considerava l’obbedienza il più alto livello di adorazione. Continuava a lodare e ad adorare Dio mentre si trovava in mezzo alle avversità, e poiché le lodi a Dio venivano rese con canti, la sua bocca non cessava mai di cantare lodi all’Eterno.

Innalziamo anche noi le nostre lodi a Dio in questo difficile periodo che l’Italia e il mondo intero stanno attraversando a causa della pandemia di coronavirus.
Salmi 34:1 Io benedirò l’Eterno in ogni tempo, la sua lode (tehillah) sarà sempre sulla mia bocca.
Salmi 27:5 Perché nel giorno dell’avversità egli mi nasconderà nella sua tenda, mi occulterà nel luogo segreto della sua dimora, mi leverà in alto sopra una roccia. 6 E ora il mio capo s’innalzerà sui miei nemici che mi accerchiano, e offrirò nella sua dimora sacrifici con grida di giubilo; canterò e celebrerò le lodi dell’Eterno.

La parola “giubilo”, che leggiamo in quest’ultimo versetto, non ha a che fare con la lode, ma con l’adorazione, e in quanto figli noi dobbiamo credere che nostro Padre non ci ha dimenticati, che si prende cura di ciascuno di noi e che dopo questa fase di difficoltà ci innalzerà anche economicamente in modo soprannaturale.
Ma noi, siamo veri adoratori come il Padre richiede?

Giovanni 4:23 Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità, perché tali sono gli adoratori che il Padre richiede. 24 Dio è Spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità».

Per adorare, i veri adoratori non aspettano che le circostanze si normalizzino, essi non permettono a nessuna circostanza di bloccare la loro adorazione.

Abacuc 3:17 Anche se il fico non fiorirà e non ci sarà alcun frutto sulle viti, anche se il lavoro dell’ulivo sarà deludente e i campi non daranno più cibo, anche se le greggi scompariranno dagli ovili e non ci saranno più buoi nelle stalle, 18 esulterò nell’Eterno e mi rallegrerò nel DIO della mia salvezza. 19 L’Eterno, il Signore, è la mia forza; egli renderà i miei piedi come quelli delle cerve e mi farà camminare sulle mie alture».

Il profeta Abacuc dice che la sua vita non dipende dalle circostanze, ma dalla sua relazione con Dio. Egli vede le difficoltà che lo circondano, ma non gli impediscono di lodare il Signore. Le circostanze non possono cambiare Dio, ma Dio può cambiare le circostanze, e quando nei momenti difficili vengono meno le risorse naturali e con gli occhi della fede scopriamo quelle divine, saliamo di livello spirituale e nella rivelazione. Le parole che nella scrittura parlano di esultanza o giubilo, hanno a che fare con lo spirito, con la rivelazione.

Maria usò questa espressione nel Magnificat: «L’anima mia magnifica il Signore, e lo spirito mio esulta (agalliào = salta di gioia ) in Dio, mio Salvatore (Luca 1:46-47).
Esaminando bene questa frase possiamo notare che lodava il Signore con la sua anima, mentre nello spirito esultava, gioiva in Dio.

Anche nella prima epistola di Pietro troviamo il termine esultare.
1Pietro 1:8 che, pur non avendolo visto, voi amate e, credendo in lui anche se ora non lo vedete, voi esultate di una gioia ineffabile e gloriosa,
Il fatto che noi esultiamo nello spirito è segno che amiamo il Signore anche se non Lo vediamo.

L’apostolo Pietro ci esorta a rallegrarci e ad esultare anche quando il mondo ci perseguita.
1Pietro 4:13 Ma, nella misura in cui partecipate alle sofferenze di Cristo, rallegratevi perché anche nella manifestazione della sua gloria possiate rallegrarvi ed esultare.

L’apostolo Lirio afferma che il primo passo per diventare adoratori è quello di imparare ad adorare Dio quando le circostanze sono negative. Ricordiamo che il popolo d’Israele poté avere la consapevolezza di chi è Dio grazie alle circostanze negative. Sono esse, infatti, che ci fanno scoprire il Suo amore e la Sua potenza, ci fanno conoscere le Sue soluzioni e ci fortificano nella fede.

La vita di un vero adoratore è caratterizzata da tre cose fondamentali: la fede, l’obbedienza, il sacrificio. Apprendiamo questo principio dal nostro padre Abrahamo.

Per fede Abramo diede a Dio la priorità nella sua vita. Per sé non costruì mai una casa, viveva nelle tende, mentre era dedito a costruire altari.
Quando Dio gli faceva una promessa, lui costruiva un altare, luogo di offerta e di sacrificio.

Genesi 12:7 Allora l’Eterno apparve ad Abramo e disse: «Io darò questo paese alla tua discendenza». Allora Abramo vi costruì un altare all’Eterno che gli era apparso. 8 Di là si spostò verso la montagna a est di Bethel, e piantò le sue tende, avendo Bethel a ovest e Ai a est; e là costruì un altare all’Eterno e invocò il nome dell’Eterno.

Dopo che si separò da Lot, Abramo tornò all’altare che aveva costruito in precedenza, tornò alla comunione, tornò all’adorazione e invocò l’Eterno.

Genesi 13:4 al luogo dell’altare che aveva fatto inizialmente; e là Abramo invocò il nome dell’Eterno.

Lot scelse di vivere in pianura, Abramo scelse il monte, e da adoratore qual era vi costruì un altare all’Eterno.

Genesi 13:18 Allora Abramo levò le sue tende e venne ad abitare alle querce di Mamre, che sono a Hebron; e là costruì un altare all’Eterno.

Un anno prima che nascesse Isacco, Dio gli rinnovò la promessa di un figlio. Abramo si prostrò con la faccia a terra e Lo adorò, allora Dio gli parlò, gli promise che sarebbe diventato padre di una moltitudine di nazioni e che con lui avrebbe fatto un patto eterno.

Genesi 17:1 Quando Abramo ebbe novantanove anni, l’Eterno gli apparve e gli disse: «Io sono il Dio onnipotente; cammina alla mia presenza, e sii integro; 2 e io stabilirò il mio patto fra me e te e ti moltiplicherò grandemente». 3 Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e DIO gli parlò, dicendo: 4 «Quanto a me, ecco io faccio con te un patto: tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni. 5 E non sarai più chiamato Abramo, ma il tuo nome sarà Abrahamo, poiché io ti faccio padre di una moltitudine di nazioni. 6 Ti renderò grandemente fruttifero. Quindi ti farò divenire nazioni e da te usciranno dei re. 7 E stabilirò il mio patto fra me e te, e i tuoi discendenti dopo di te, di generazione in generazione; sarà un patto eterno, impegnandomi ad essere il DIO tuo e della tua discendenza dopo di te. 8 E a te, e alla tua discendenza dopo di te, darò il paese dove abiti come straniero: tutto il paese di Canaan, in proprietà per sempre; e sarò il loro DIO».15 Poi DIO disse ad Abrahamo: «Quanto a Sarai tua moglie non la chiamare più Sarai, ma il suo nome, sarà Sarah. 16 E io la benedirò e da lei ti darò pure un figlio; sì, io la benedirò ed ella diventerà nazioni; re di popoli usciranno da lei».

È da notare che queste promesse Dio le fece ad Abramo mentre Lo adorava, e Abramo, che di queste promesse non aveva ancora visto niente, si fidò di Lui, camminò per fede. Nei versi 15 e 16 è scritto che Dio cambiò il nome sia a lui che a sua moglie: aggiunse un’h al suo nome, che divenne Abrahamo, e a quello di Sarai, che divenne Sarah. Quell’h Dio la prese dal Suo nome e così facendo li rese partecipi della natura divina. Da quel momento essi iniziarono a esercitare la loro fede nella Parola di Dio e nelle Sue promesse.
Le notizie che la Scrittura ci dà su Abrahamo ci fanno sapere che fu un adoratore nel privato, fu un costruttore di altari, fu un uomo che curò molto la sua vita spirituale e fu molto benedetto nella vita pratica.

Per noi l’altare è il Golgota, dove Dio fece la più grande offerta all’umanità e dove avvenne la transizione tra l’altare dell’A.T., quello che era nel tabernacolo di Mosé, dove i Leviti svolgevano la loro funzione, e quello del N.T..
La transizione viene spiegata bene nel capitolo 13 dell’epistola agli Ebrei, in cui si afferma che alla croce si adempì il sacerdozio levitico ed entrò in vigore quello secondo l’ordine di Melchisedek. Il sacerdozio levitico non aveva più motivo di esistere, ma per comprenderlo bisogna avere la rivelazione della croce.

Ebrei 13:10 Noi abbiamo un altare del quale non hanno diritto di mangiare quelli che servono al tabernacolo.

Tornando ad Abrahamo e a Sarah, prima che nascesse Isacco per un anno si chiamarono con i nuovi nomi. Per fede Abrahamo chiamava sua moglie “Sarah”, cioè “Madre di moltitudini” e lei chiamava suo marito “Abrahamo”, cioè “Padre di moltitudini”. Così Abrahamo crebbe nella fede e pervenne a una fede matura, una fede che non aveva al tempo in cui si unì ad Agar.
Dapprima Abramo non era pienamente convinto che Dio avrebbe potuto fare quello che prometteva, ma quando ne fu pienamente convinto ebbe la grazia di vedere non solo la nascita di Isacco, ma anche quella del nipote Giacobbe.

Romani 4:20 Neppure dubitò per incredulità riguardo alla promessa di Dio, ma fu fortificato nella fede e diede gloria a Dio, 21 pienamente convinto che ciò che egli aveva promesso era anche potente da farlo.

Abrahamo aveva circa centoventi anni quando Dio gli chiese di offrirGli in sacrificio Isacco. Che prova, che dolore per Abrahamo! Tuttavia obbedì, nonostante avesse il cuore straziato, e con Isacco e due servi si mise in cammino. Quando si trovò in vista del monte disse ai servi: “Andremo, adoreremo e ritorneremo!”, e giunto sul posto indicatogli da Dio Abrahamo costruì un altare, sul quale avrebbe sacrificato Isacco.

Genesi 22:1 Dopo queste cose DIO mise alla prova Abrahamo e gli disse: «Abrahamo!». Egli rispose: «Eccomi». 2 E DIO disse: «Prendi ora tuo figlio, il tuo unico figlio, colui che tu ami, Isacco, va’ nel paese di Moriah e là offrilo in olocausto sopra uno dei monti che io ti dirò». 3 Così Abrahamo si alzò al mattino presto, mise il basto al suo asino, prese con sé due dei suoi servi e Isacco suo figlio e spaccò della legna per l’olocausto; poi partì per andare al luogo che DIO gli aveva detto.4 Il terzo giorno Abrahamo alzò gli occhi e vide da lontano il luogo. 5 Allora Abrahamo disse ai suoi servi: «Rimanete qui con l’asino; io e il ragazzo andremo fin là e adoreremo; poi ritorneremo da voi». 6 Così Abrahamo prese la legna per l’olocausto e la caricò su Isacco suo figlio; poi prese in mano sua il fuoco e il coltello e s’incamminarono tutt’e due insieme. 7 E Isacco parlò a suo padre Abrahamo e disse: «Padre mio!». Abrahamo rispose: «Eccomi, figlio mio». E Isacco disse: «Ecco il fuoco e la legna; ma dov’è l’agnello per l’olocausto?». 8 Abrahamo rispose: «Figlio mio, DIO provvederà egli stesso l’agnello per l’olocausto». E proseguirono tutt’e due insieme. 9 Così giunsero al luogo che DIO gli aveva indicato, e là Abrahamo edificò l’altare e vi accomodò la legna; poi legò Isacco suo figlio e lo depose sull’altare sopra la legna. 10 Abrahamo quindi stese la mano e prese il coltello per uccidere suo figlio. 11 Ma l’Angelo dell’Eterno lo chiamò dal cielo e disse: «Abrahamo, Abrahamo!». Egli rispose: «Eccomi». 12 L’Angelo disse: «Non stendere la tua mano contro il ragazzo e non gli fare alcun male; ora infatti so che tu temi Dio, poiché non mi hai rifiutato tuo figlio, l’unico tuo figlio».

Abrahamo decise di obbedire a Dio e di sacrificare suo figlio, il dono da Lui ricevuto. Sul monte Moriah giunse al punto di prendere il coltello e stava per vibrarlo quando la voce dell’Angelo dell’Eterno, cioè di Gesù prima che s’incarnasse, fermò la sua mano dicendogli praticamente: “Non ti permetto di offrire in sacrificio Isacco, sarò io che mi sacrificherò”.

Concludendo: i veri adoratori hanno fede, sono obbedienti e pronti al sacrificio, come nostro padre Abrahamo. Come lui, quando Dio ci chiama a fare qualcosa, dobbiamo rispondere: “Eccomi”, senza esitare.
Se vogliamo vedere il risveglio che attendiamo da tempo, dobbiamo cambiare, fare dell’adorazione il nostro stile di vita, essere persone che sulla terra rappresentano Dio in ogni circostanza, non persone che compiono solo sporadici atti di adorazione.