ADORAZIONE E IL SACRIFICIO DEI SACRIFICI

Culto del 09 Feb 2020
Predicatore: Past. Joe Porrello
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Per essere dei veri adoratori dobbiamo svuotare noi stessi e farci riempire da Dio della Sua presenza e adorarLo in Spirito e Verità, come è scritto in Giovanni 4:23 Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità; poiché il Padre cerca tali adoratori. 24 Dio è Spirito; e quelli che l’adorano, bisogna che l’adorino in spirito e verità».
Un vero adoratore ha fame della presenza di Dio e riconosce l’importanza dell’adorazione perché essa è il livello più alto della fede.
Ebrei 11:6 Ora senza fede è impossibile piacergli, perché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che egli è il rimuneratore di quelli che lo cercano. Dio ama chi Lo cerca e ancora oggi sta cercando chi Lo cerca.
Un esempio di vera adorazione lo vediamo nella storia della donna sirofenicia in Matteo 15:25 Ella però venne e l’adorò, dicendo: «Signore, aiutami!». 26 Egli le rispose, dicendo: «Non è cosa buona prendere il pane dei figli e gettarlo ai cagnolini». 27Ma ella disse: «È vero, Signore, poiché anche i cagnolini mangiano le briciole che cadono dalla tavola dei loro padroni». 28Allora Gesù le rispose, dicendo: «O donna, grande è la tua fede! Ti sia fatto come tu vuoi». E in quel momento sua figlia fu guarita. La donna adorò Gesù senza seguire alcuno schema religioso, ma semplicemente riconobbe che Gesù era il Messia e Lo adorò!
Se ci riflettiamo bene, spesso è proprio la religiosità che impone degli schemi che non ci permettono di adorare con genuinità e in piena libertà! Ed è proprio per questo motivo che dobbiamo prendere d’esempio quella donna e adorare Cristo con tutto il nostro cuore, perché quando Lo adoriamo con tutto il cuore compiamo un atto di fede più alto! Difatti adorare Dio non consiste nel sapere i testi dei cantici a memoria, ma è un atteggiamento del nostro cuore, qualcosa che dovremmo fare ogni giorno perché noi siamo stati fatti per adorare e come figli di Dio abbiamo bisogno di adorare nostro Padre con tutto il nostro cuore stando in ginocchio!
L’adorazione, inoltre, è manifestata dal valore del sacrificio. Cosa significa? Significa che l’adorazione non solo deve essere fatta con tutto il cuore, ma deve prevedere un sacrificio, deve costarci qualcosa. Oggi la parola sacrificio non piace molto, in effetti siamo abituati a ottenere molte cose con tanta facilità e viviamo nella comodità, mentre per Dio il concetto di sacrificio è fondamentale: Cristo infatti si è sacrificato per ognuno di noi ed è per questo che dobbiamo avere la rivelazione del concetto di sacrificio, affinché possiamo vivere una vita migliore.
Nell’Antico Testamento Dio diede a Israele il tabernacolo come modello di sacrificio e di adorazione, ma il sacrificio dei sacrifici fu compiuto da Gesù quando sulla croce gridò a gran voce “tutto è compiuto”! E in quell’istante il Suo sacrificio sostituì tutti i sacrifici del sacerdozio di Aronne, ponendo dunque fine al sacerdozio Levitico. Leggiamo a tal proposito Matteo 27:50E Gesù, avendo di nuovo gridato con gran voce, rese lo spirito. 51Ed ecco, il velo del tempio si squarciò in due, da cima a fondo; la terra tremò e le rocce si spaccarono. Gesù era stato martoriato, stava subendo una delle torture più atroci della storia, ma nel momento di sofferenza più atroce Egli alzò la voce e dichiarò: tutto è compiuto e dentro quel grido ci siamo noi! Perciò tutte quelle volte che nella vita diciamo di non avere forze o il diavolo ci fa credere che non abbiamo l’autorità di parlare, pensiamo a Gesù che a gran voce disse tutto è compiuto, perché guardava noi e voleva salvarci e liberarci. La crocifissione di Gesù fu il più grande atto di sacrificio nella storia del mondo, una dimostrazione perfetta del suo stesso insegnamento.
Giovanni 15:13 Nessuno ha amore più grande di questo: dare la propria vita per i suoi amici.
Gesù è l’esempio perfetto di Colui che parla, insegna, ma soprattutto agisce! Gesù era un facitore della Parola, perciò dobbiamo seguire il Suo esempio e comprendere che noi non siamo quello che esce dalla nostra bocca, bensì quello che facciamo!

Tornando al sistema sacrificale Levitico, possiamo vedere che Dio ha sempre avuto il desiderio di comunione con il Suo popolo. Nonostante Israele fosse spiritualmente morto, gli ordinò di costruirGli un Tabernacolo, affinché Egli potesse dimorare in mezzo a loro, perché Dio stesso avrebbe avuto comunione col popolo attraverso il Sacerdozio di Aaronne attraverso i sacrifici e le offerte. Esistevano cinque tipi di offerta: tre erano offerte di comunione o di amicizia, mentre due erano offerte per ripristinare la comunione interrotta; in entrambi i casi però l’oggetto principale dell’offerta era la comunione, perché Dio voleva avere comunione con il Suo popolo. E Dio ancora oggi, desidera avere comunione con ognuno di noi. Tutte le offerte erano atti volontari, come per esempio l’olocausto, perché Dio non costringeva mai le persone a offrire dei sacrifici, dava loro solo delle direttive sul modo di offrirle. Un esempio di olocausto lo vediamo nell’episodio di Abrahamo e Isacco in Genesi 22:4 Il terzo giorno Abrahamo alzò gli occhi e vide da lontano il luogo. 5 Allora Abrahamo disse ai suoi servi: «Rimanete qui con l’asino; io e il ragazzo andremo fin là e adoreremo; poi ritorneremo da voi».
Abramo salì sul monte per adorare Dio perché Lo conosceva e nonostante fosse un momento difficile perché gli aveva chiesto di sacrificare il proprio figlio, ubbidì al Suo comando e salì sul monte per adorarLo. Questo episodio ci mostra come l’adorazione che ha più valore è quella che compiamo nei momenti più difficili della nostra vita. Oggi, grazie al sacrificio di Gesù, non abbiamo bisogno di dirigerci a un tabernacolo o a un tempio per poter adorare Dio, perché abbiamo il privilegio di essere il tempio dello Spirito Santo e di poter adorare nostro Padre sempre e ovunque!

In Levitico l’olocausto era un’offerta puramente volontaria di amicizia, d’amore e si faceva davanti alla porta della tenda di convegno, così l’uomo posava la mano sulla testa dell’offerta (simbolo del fatto che l’uomo si identificava con l’offerta). Leggiamo a tal proposito Levitico 1:1 L’Eterno chiamò Mosè e gli parlò dalla tenda di convegno, dicendo: 2«Parla ai figli d’Israele e di’ loro: Quando uno di voi porta un’offerta all’Eterno, portate come vostra offerta un animale preso dalla mandria o dal gregge. 3 Se la sua offerta è un olocausto di un capo preso dalla mandria, offra un maschio senza difetto(figura di Gesù); lo porterà all’ingresso della tenda di convegno di sua spontanea volontà davanti all’Eterno.4 Poserà quindi la sua mano sulla testa dell’olocausto, che sarà gradito al suo posto, per fare l’espiazione per lui.
Dalla lettura di questi versi possiamo comprendere che Dio ci invita a offrire con piacere e non per dovere, ma non solo, dobbiamo offrire con piacere qualcosa che ci costa!
L’offerta era volontaria e gli Ebrei dovevano prendere dal proprio gregge (o mandria) l’animale che dovevano sacrificare, quindi qualcosa che gli costava perché costituiva il loro nutrimento. Inoltre gli animali venivano sgozzati e il sangue veniva sparso, perché era così che Dio aveva stabilito: senza spargimento di sangue il popolo non poteva avere comunione con l’Eterno. Oggi per noi non ha un grande significato tutto questo, ma dobbiamo capire che per gli Ebrei il sangue era molto importante e aveva una forte simbologia, infatti rappresentava: protezione, salvezza e sacrificio.
Sull’offerta dell’olocausto inoltre era emessa una triplice sentenza: l’uomo che decideva di offrire, esaminava l’offerta per scoprire se avesse qualche imperfezione; in seguito il sacerdote esaminava l’offerta, e infine Dio stesso l’esaminava. Queste tre sentenze sono state emesse anche quando Gesù è andato a morire sulla croce per noi, perché Egli è l’olocausto per eccellenza, il sacrificio dei sacrifici, infatti:
1) Gesù fu esaminato dalla Legge e fu trovato impeccabile (nessun difetto è stato trovato in Lui);
2) Gesù fu esaminato dai sacerdoti del Suo tempo, ma non poterono trovare in Lui nessuna colpa, perciò inventarono delle false accuse per poterLo condannare. Nonostante i farisei non credevano in Lui e volevano condannarLo, capirono che quello che Gesù diceva si realizzava e avevano paura che realmente Lui potesse risorgere, così chiusero la tomba dove era seppellito e vi misero le guardie attorno, in pratica credevano più loro nella Sua risurrezione che i suoi discepoli! Ma quando giunse l’angelo e aprì la tomba di Gesù le guardie caddero a terra come morte, la tomba si aprì e Gesù Cristo risorse!
Stiamo attenti: il diavolo manderà demoni per metterci paura e farci credere che la resurrezione di Gesù è una bugia, ma se poniamo la nostra fede in Dio nulla ci potrà smuovere ed Egli è potente a compiere ogni cosa nella nostra vita!
3) Gesù infine fu esaminato da Pilato e da Dio stesso, ma non fu trovata in Lui nessuna colpa! Giovanni 19:4 Poi Pilato uscì di nuovo e disse loro: «Ecco, io ve lo conduco fuori, affinché sappiate che non trovo in lui alcuna colpa». Gesù era consapevole di essere innocente, perciò non cercò di convincere Pilato della Sua innocenza, sapeva perfettamente che doveva morire per ognuno di noi, e non commise mai alcun peccato, come è scritto in 1Pietro 2:22 «Egli non commise alcun peccato e non fu trovato alcun inganno nella sua bocca», Pietro era stato con Gesù, aveva visto tutto ciò che Gli fecero, ma Lo rinnegò e sapeva che Gesù mai aveva usato la Sua bocca contro di lui e che tutto quello che Gesù aveva fatto lo ha fatto per amore!
Per questa ragione dobbiamo camminare nel suo amore perché il suo sacrificio fu guidato dall’amore che aveva per noi. Efesini 5:1Siate dunque imitatori di Dio, come figli carissimi,2e camminate nell’Amore(agape), come anche Cristo ci ha amati e ha dato se stesso per noi, in offerta e sacrificio a Dio come un profumo di odore soave. Gesù si è offerto sull’altare dei sacrifici per amore nostro!
Ritorniamo ai tempi degli Ebrei e leggiamo Levitico 1:5Poi scannerà il torello davanti all’Eterno; e i sacerdoti, figli di Aaronne, presenteranno il sangue e spargeranno il sangue tutt’intorno sull’altare, che è all’ingresso della tenda di convegno;6 scuoierà l’olocausto e lo taglierà a pezzi. E i figli del sacerdote Aaronne metteranno del fuoco sull’altare e sistemeranno della legna sul fuoco.8 Poi i sacerdoti, figli di Aaronne, disporranno i pezzi, la testa e il grasso, sulla legna posta sul fuoco che è sull’altare;
Come vediamo da questi versi, la legna è sempre presente quando si tratta di sacrificio, anche Gesù fu immolato sul legno della croce; mentre il fuoco (se consideriamo il sacrificio di Cristo) simboleggia quel fuoco che ha bruciato i nostri peccati. Leggiamo ancora Levitico 1: 9ma laveranno con acqua gli intestini e le gambe, e il sacerdote farà fumare ogni cosa sull’altare, come un olocausto, un sacrificio fatto col fuoco di odore soave all’Eterno. Ma perché le interiora e i piedi si dovevano lavare prima di metterli sul fuoco? Perché le viscere erano state riempite con il frutto di un suolo maledetto, mentre i piedi erano stati a contatto con il terreno maledetto. Ma cosa simboleggia l’azione di lavare e poi purificare col fuoco? Oggi grazie al sacrificio di Gesù abbiamo libero accesso alla presenza di Dio Padre, ma prima di entrare nell’adorazione abbiamo bisogno di lavare il nostro cammino, il nostro cuore e la nostra mente, perché possiamo presentarci puri alla Sua presenza. Dunque, prima di approcciarci al trono di Dio dobbiamo pulire il nostro uomo interiore affinché una reale adorazione salga al Padre e la nostra preghiera, la nostra adorazione stessa, non venga compromessa.
Pensiamo a Caino: lui compiva dei sacrifici, ma quando Dio stesso gli disse che le sue offerte non erano gradite, come lo erano quelle di Abele, non si mise in discussione, ma cominciò a odiare suo fratello e ad avere risentimento; non purificò l’uomo interiore e cominciò ad avere pensieri malvagi che lo portarono addirittura a ucciderlo. Perciò non facciamo come fece Caino, ma rinnoviamo il nostro uomo interiore!
Guardiamo Davide come esempio di vero adoratore che adorava senza schemi: lavava il suo uomo interiore e adorava Dio con piena libertà! Lui deve essere il nostro esempio, perché non dobbiamo permettere che la mancanza di perdono impedisca la nostra adorazione. Scegliamo sempre di perdonare e quando lo facciamo ricordiamoci di avere due sguardi: il primo verso il cielo e il secondo verso chi ci ha fatto del male, affinché possiamo essere liberati! Perché il prigioniero della mancanza di perdono siamo noi stessi e non chi ci ha ferito!
Gesù perdonò coloro che Gli fecero del male e se lo ha fatto Lui, noi che siamo Suoi figli abbiamo tutte le carte in regola per poter perdonare chiunque, perché la Chiesa deve vivere nel perdono affinché i cieli si aprano.
Ricordiamo una cosa fondamentale: Dio è più interessato a quello che abbiamo dentro che al nostro aspetto fisico, a Lui interessa il nostro uomo interiore, perciò dobbiamo essere rinnovati come dice Romani 12:1 Vi esorto dunque, fratelli, per le compassioni di Dio, a presentare i vostri corpi, il che è il vostro ragionevole servizio, quale sacrificio vivente, santo e accettevole a Dio. 2 E non vi conformate a questo mondo, ma siate trasformati mediante il rinnovamento della vostra mente, affinché conosciate per esperienza qual sia la buona, accettevole e perfetta volontà di Dio.
Dobbiamo presentare i nostri corpi quale sacrificio vivente, affinché non siamo più legati a questo mondo.
Il rinnovamento della mente deve avvenire ogni giorno e dipende da noi stessi! Perciò di cosa ci nutriamo durante la settimana? Se reputiamo che ci sono delle cose che ci fanno male o ci fanno perdere tempo, togliamole! Le cose di questo mondo non potranno mai soddisfarci pienamente, perché siamo stati creati per scoprire le rivelazioni della Parola e ascoltare quello che Dio ha in serbo per noi.
Abbiamo bisogno di rinnovarci ogni giorno e per rinnovare dobbiamo togliere dal nostro uomo interiore alcune cose. Leggiamo Atti 1:17Perché egli era uno di noi e aveva ricevuto la sua parte di questo ministero. 18Egli dunque acquistò un campo con il salario della sua iniquità; poi, essendosi precipitato, gli si squarciò il ventre, e tutte le sue interiora si sparsero. Questi versi parlano dell’orrenda fine che fece Giuda perché non aveva creduto nel perdono. Anche se lui stette tre anni con Gesù e vide i miracoli, il suo uomo interiore non si rinnovò, ma aveva pensieri di vendetta e di odio contro il popolo romano e aspettava che Gesù (il Messia) guidasse una rivoluzione contro gli oppressori del popolo di Israele, ma Gesù non lo fece. Così Giuda non cambiò mai e il suo uomo interiore si deteriorò, non sopportò il senso di colpa e fallì. Se ci riflettiamo, i Vangeli descrivono Pietro da un punto di vista caratteriale, violento e impulsivo, ma a differenza di Giuda scelse di cambiare, e giorno dopo giorno rinnovava il suo uomo interiore, e vinse divenendo un grande apostolo. Questi esempi ci mostrano che certe cose della nostra vita non le vinciamo perché non rinnoviamo il nostro uomo interiore, ma se cambiamo il nostro modo di pensare e lo allineiamo a quello di Gesù la vittoria sarà nostra!
Leggiamo Ebrei 13:15Per mezzo di lui dunque, offriamo del continuo a Dio un sacrificio di lode, cioè il frutto di labbra che confessano il suo nome. 16 E non dimenticate la beneficenza e di far parte dei vostri beni agli altri, perché Dio si compiace di tali sacrifici.
Gli Ebrei aerano abituati a fare un sacrificio continuo, sapevano che il fuoco doveva rimanere costantemente acceso come la lode continua a Dio.
Quante volte del continuo diamo gloria a Dio durante la giornata? Le nostre labbra sono state pagate col sacrificio di Gesù, ma quante volte ci arrabbiamo e sbagliamo a parlare?
Non basta la bocca, dobbiamo agire! Proprio come afferma il rhema di quest’anno Shout non rimaniamo in silenzio, ma cominciamo a gridare a gran voce, fuori dalla chiesa o durante un momento difficile in casa, che Gesù è il Signore.
Scegliamo di rinnovare giorno dopo giorno il nostro uomo interiore affinché la nostra adorazione non sia compromessa e possiamo stare col Padre che ci ha scelti e amati per primo!

Redazione a cura di Gioia Machì