ADORA IL SIGNORE DIO TUO

Culto del 01 Mar 2020
Predicatore: Apostolo Lirio Porrello
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Date all’Eterno la gloria dovuta al suo nome; adorate l’Eterno nello splendore della sua santità. Salmi 29:2

 

Redazione a cura di Caterina Di Miceli

 La risposta che Gesù diede a satana  quando Lo tentò dicendo che, se Lo avesse adorato, Gli avrebbe dato tutti i regni della terra, fu: «Vattene Satana, poiché sta scritto: “Adora il Signore Dio tuo e servi a lui solo”» (Mt 4:10) o secondo altre traduzioni “…a lui solo rendi il culto”,.

L’apostolo Lirio ricorda che l’adorazione comporta lo svuotare se stessi e rende sensibile la nostra coscienza, che davanti alla perfezione e alla santità di Dio diventa consapevole delle proprie imperfezioni (Isaia 6:5).

Ricorda inoltre  che  non può esserci adorazione senza verità, infatti lo stesso fatto di nutrirsi della verità è di per sé adorazione (Gv. 17:17).

Aggiunge che quando contempliamo la santità e la bellezza di Dio la nostra immaginazione si purifica, viene liberata dalle false immagini che abbiamo di Lui, ci mostra la Sua vera e gloriosa immagine (Salmo 96:6), ci rivela qual è il Suo scopo per la nostra vita (Efesini 1:5).

Il termine ebraico tradotto in italiano con “adorazione” è  shachah, che vuol dire inchinarsi, prostrarsi davanti al Signore. Troviamo questo vocabolo nel libro dell’Esodo, dove è scritto che il popolo d’Israele, quando seppe che l’Eterno aveva chiamato Mosé per liberarlo dall’afflizione della schiavitù e vide i segni e i prodigi che Dio compiva per suo mezzo, s’inchinò e Lo adorò.

Esodo 4:29 Allora Mosè ed Aaronne andarono e radunarono tutti gli anziani dei figli d’Israele. 30 E Aaronne riferì tutte le parole che l’Eterno aveva detto a Mosè e fece i prodigi in presenza del popolo. 31 Così il popolo credette. Essi compresero che l’Eterno aveva visitato i figli d’Israele e aveva veduto la loro afflizione; e si inchinarono e adorarono.

Gesù parlò così alla donna di Sichar, in Samaria:

Giovanni 4:24 Dio è Spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità».

Da questo versetto risulta chiaro che Dio riceve solo l’adorazione fatta in spirito e verità, cioè nella parte più profonda di noi stessi e sulla base della Sua Parola.

Dopo questa premessa, viene precisato che la vera adorazione non è un’invenzione umana, ma un’iniziativa di Dio, in quanto è Lui che si offre per entrare con noi, unici esseri viventi creati a Sua immagine e somiglianza, in una relazione d’intimità. L’adorazione è la nostra risposta all’iniziativa del Signore.

In Ebrei 11:6 si afferma che senza fede è impossibile piacere a Dio, ma spesso si omette di precisare che tale affermazione è collegata a quanto è scritto nel versetto precedente riguardo a Enoch.

Ebrei 11:5 Per fede Enok fu trasferito in cielo perché non vedesse la morte, e non fu più trovato perché Dio lo aveva trasferito; prima infatti di essere portato via, egli ricevette la testimonianza che era piaciuto a Dio. 6 Ora senza fede è impossibile piacergli, perché chi si accosta a Dio deve credere che egli è, e che egli è il rimuneratore di quelli che lo cercano.

 

Enoch rappresenta il rapimento della Chiesa, in particolare di quei credenti che verranno rapiti  mentre saranno ancora in vita. Enoch fu rapito perché stava sempre con Dio e questo a Lui piacque così tanto che lo prese con Sé. Per tale motivo rappresenta la Chiesa innamorata del suo Signore, che ama la Sua presenza e si fida totalmente della Sua Parola. È all’esperienza di Enoch che si riferisce il verso 6, in particolare quando afferma che Dio è il rimuneratore di quelli che Lo cercano.

La storia di Abramo ci conferma che è sempre Dio a prendere l’iniziativa e a rivelarsi.

Genesi 17:1 Quando Abramo ebbe novantanove anni, l’Eterno gli apparve e gli disse: «Io sono il Dio onnipotente; cammina alla mia presenza, e sii integro; 2 e io stabilirò il mio patto fra me e te e ti moltiplicherò grandemente». 3 Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e DIO gli parlò, dicendo: 4 «Quanto a me, ecco io faccio con te un patto: tu diventerai padre di una moltitudine di nazioni.

L’Eterno apparve ad Abramo e gli parlò; Abramo rispose prostrandosi con la faccia a terra in adorazione, in totale riverenza e sottomissione; dopo di che l’Eterno continuò a parlargli. Se Abramo non si fosse prostrato con la faccia a terra, Dio non avrebbe continuato a parlargli e a fargli delle promesse, non avrebbe cambiato il nome sia a lui che a sua moglie. Dalla sua esperienza si evince che l’adorazione non è un monologo, ma un dialogo. Oggi è la risposta dei figli all’iniziativa del Padre.

Dio si rivelò anche a Isacco. La conoscenza che egli aveva dell’Eterno, infatti, non era dovuta all’insegnamento che aveva ricevuto da suo padre, ma alla rivelazione che ricevette direttamente dal Signore.

 Genesi 26:24 E l’Eterno gli apparve quella stessa notte, e gli disse: «Io sono il DIO di Abrahamo tuo padre; non temere, perché io sono con te; ti benedirò e moltiplicherò la tua discendenza per amore di Abrahamo mio servo».25 Allora egli costruì in quel luogo un altare e invocò il nome dell’Eterno, e vi piantò la sua tenda. La i servi di Isacco scavarono un pozzo.

 

Nel luogo in cui Dio gli parlò, come risposta Isacco costruì un altare, luogo di offerta e di sacrificio, e invocò il nome dell’Eterno. Questo conferma il principio secondo cui non c’è vera adorazione senza offerta e senza sacrificio.

 

 Dio prese l’iniziativa anche con Giacobbe quando, mentre fuggiva da Esaù, per riposare poggiò il capo su una pietra e fece un sogno. Evidentemente per iniziativa divina.

Genesi 28:12 E sognò di vedere una scala appoggiata sulla terra, la cui cima toccava il cielo; ed ecco, gli angeli di DIO salivano e scendevano su di essa. 13 Ed ecco l’Eterno stava in cima ad essa e gli disse: «Io sono l’Eterno, il DIO di Abrahamo tuo padre e il DIO di Isacco; la terra sulla quale tu sei coricato la darò a te e alla tua discendenza

 

Sognò di vedere una scala che dalla terra raggiungeva il cielo; vide gli angeli che salivano e scendevano, mentre sulla cima stava il Signore. Al risveglio Giacobbe comprese che si era trattato di una visitazione divina.

 

 Genesi 28:16 Allora Giacobbe si svegliò dal suo sonno e disse: «Certamente l’Eterno è in questo luogo, e io non lo sapevo». 17 Ed ebbe paura e disse: «Come è tremendo questo luogo! Questa non è altro che la casa di DIO, e questa è la porta del cielo!».

Giacobbe chiamò quel luogo Bethel, che vuol dire “casa di Dio”, il luogo in cui Dio si rivela, ed è figura della Chiesa. Giacobbe fu preso da grande timore e da riverenza al tempo stesso per quella forte esperienza con Dio, dovuta a una Sua iniziativa, come era stato per Abramo e per Isacco. Questo vale anche per noi: Dio ci visita, si rivela, e la nostra risposta è l’adorazione, infatti non possiamo adorare Dio, se Egli non si rivela nella nostra vita.

Nella scala gli angeli salivano e scendevano. Salivano per prendere ciò che Dio diceva loro di prendere e scendevano per portarlo sulla terra. Cielo e terra erano connessi, cosicché le benedizioni scendevano dal cielo sulla terra.

Nell’isola di Pathmos, Giovanni ebbe la visione di ciò che avviene in cielo. Oltre agli angeli che cantavano a gran voce, vide i ventiquattro anziani prostrarsi e adorare.

Il loro atteggiamento ci dice che non c’è adorazione senza sottomissione; ne consegue che, se si perde la sottomissione, non solo non si può adorare, ma si va nella ribellione, come avvenne a Lucifero.

Apocalisse 5:12 che dicevano a gran voce: «Degno è l’Agnello, che è stato ucciso, di ricevere la potenza, le ricchezze, la sapienza, la forza, l’onore, la gloria e la benedizione». 13 Udii ancora ogni creatura che è nel cielo, sulla terra, sotto la terra e quelle che sono nel mare e tutte le cose contenute in essi, che diceva: «A colui che siede sul trono e all’Agnello siano la benedizione, l’onore, la gloria e la forza nei secoli dei secoli». 14 E i quattro esseri viventi dicevano: «Amen!». E i 24 anziani si prostrarono ed adorarono colui che vive nei secoli dei secoli.

La sottomissione è un valore del Regno che bisogna insegnare ai propri figli sin da quando sono piccoli. Il credente non può fare la volontà di Dio sulla terra come è fatta in cielo se non è totalmente sottomesso alla Parola di Dio e alla Sua volontà. L’entità della nostra sottomissione rende manifesta la direzione verso cui stiamo andando: quanto più cresce il livello della nostra sottomissione, tanto più aumenta la nostra somiglianza a Cristo. La ribellione è l’aspetto del nostro carattere che manifesta se andiamo somigliando sempre più al nemico.

 

Con la Samaritana Gesù parlò al futuro, era proiettato verso il tempo in cui, grazie al sacrificio di Cristo, Dio avrebbe avuto dei figli che Lo avrebbero adorato.

 

Giovanni 4:19 La donna gli disse: «Signore, vedo che tu sei un profeta. 20 I nostri padri hanno adorato su questo monte, e voi dite che è a Gerusalemme il luogo dove si deve adorare». 21 Gesù le disse: «Donna, credimi: l’ora viene che né su questo monte, né a Gerusalemme adorerete il Padre. 22 Voi adorate quel che non conoscete; noi adoriamo quel che conosciamo; perché la salvezza viene dai Giudei. 23 Ma l’ora viene, anzi è già venuta, che i veri adoratori (proskynētēs), adoreranno (proskunéo) il Padre in spirito e verità, perché tali sono gli adoratori che il Padre richiede. 24 Dio è Spirito, e quelli che lo adorano devono adorarlo in spirito e verità».

Parlando alla donna di Sichar dei Samaritani, Gesù affermò che adorano quello che non conoscono e che quindi compiono “atti” di adorazione,  ma non sono veri adoratori; aggiunse inoltre che la salvezza sarebbe venuta dai Giudei.

L’espressione “Ma l’ora viene, anzi è già venuta” sembra contenere una contraddizione, ma non è così, perché “l’ora viene” si riferisce al sacrificio di Cristo che sul piano naturale doveva ancora avvenire, mentre “è già venuta” si riferisce al sacrificio di Cristo che sul piano spirituale ed eterno era già avvenuto. Il verso 24, infine, afferma che la vera adorazione nasce dallo spirito, non è determinato, quindi, da un fatto emotivo, non è espressione di uno stato d’animo.

Per far comprendere meglio il principio secondo cui il Padre richiede adoratori, viene fatto il paragone con quello che desidera ogni padre terreno, cioè che il proprio figlio gli apra il cuore e abbia con lui una relazione di apertura e di fiducia che nasce da un rapporto di confidenza e d’intimità.

I veri adoratori adorano solo Dio, a Lui solo rendono il culto, e poiché Gesù è il nostro modello di adoratore, dobbiamo prenderLo come modello anche riguardo alla risposta che diede a satana quando Lo tentò promettendoGli tutti i regni della terra.

 

 Matteo 4:8 Di nuovo il diavolo lo trasportò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria 9 e gli disse: «Io ti darò tutte queste cose se, prostrandoti a terra, mi adori (proskunéo) ». 10 Allora Gesù gli disse: «Vattene Satana, poiché sta scritto: “Adora il Signore Dio tuo e servi a lui solo”». 11 Allora il diavolo lo lasciò; ed ecco degli angeli gli si accostarono e lo servivano.

Viene fatto notare che le due voci del verbo servire: “servi a lui solo” (v.10) e “gli angeli lo servivano” (v.11) nel testo originale sono rese con due vocaboli diversi.

Servi a lui solo”, in greco latrèuo, rappresenta il servizio che il sacerdote svolgeva nel tempio ed era un servizio reso alla maestà di Dio.

Nella Torà questo termine viene usato per rappresentare l’Agnello. Gesù, usandolo, intese dire che serviva solo Dio e che il Suo servizio consisteva nell’offrirGli la propria vita in sacrificio come prezzo di riscatto per molti. Intese dire inoltre che solo in virtù del proprio sacrificio avrebbe avuto ogni cosa, compresi tutti i regni della terra; non avrebbe accettato nessuna cosa che non Gli fosse costata sacrificio, perché questo era il metodo divino da seguire per ricevere le benedizioni.

A un certo punto il diavolo capì che con Gesù nessuna sua tentazione funzionava e Lo lasciò; allora gli angeli iniziarono a servirLo. Questa seconda forma del verbo servire, in greco viene resa col verbo diaconéo.

Noi dobbiamo adorare Dio non solo perché è il nostro Creatore, ma perché ci ha mandato il Redentore. Egli è l’unico che non è stato creato e che è sempre esistito, infatti a Mosé si rivelò come ‘IO SONO COLUI CHE SONO’ (Esodo 3:14).

 

Egli è il nostro Creatore. Tutte e tre le persone della Trinità furono coinvolte nella creazione.

Genesi 1:1 Nel principio DIO creò i cieli e la terra.

Genesi 1:26 Poi DIO disse: «Facciamo l’uomo a nostra immagine e a nostra somiglianza, ed abbia dominio sui pesci del mare, sugli uccelli del cielo, sul bestiame e su tutta la terra, e su tutti i rettili che strisciano sulla terra». 27 Così DIO creò l’uomo a sua immagine; lo creò a immagine di DIO; li creò maschio e femmina.

 

Quando la Scrittura dice che Dio creò l’uomo a Sua immagine, si riferisce allo spirito; quando poi formò il corpo con la polvere della terra, gli soffiò un alito di vita nelle narici. In realtà il testo originale parla di vite, al plurale, perché a quella dello spirito si era aggiunta la vita dell’anima e quella del corpo, perché l’uomo era divenuto trino, cioè costituito da spirito, anima e corpo.

Genesi 2:7 Allora l’Eterno Dio formò l’uomo dalla polvere della terra, gli soffiò nelle narici un alito di vita, e l’uomo divenne un essere (anima) vivente.

Per Dio, il vero uomo è lo spirito, l’essere spirituale che è dentro di noi, che non si vede, ma è la nostra parte migliore.

Con la nuova creazione, Egli ci ha reso idonei a essere adoratori, ma poiché siamo dotati di libero arbitrio, siamo liberi di aderire o meno alla Sua volontà, di accettare o meno la sua iniziativa d’intimità. Dipende da noi, dalla nostra sapienza.

L’epistola dell’apostolo Paolo ai Romani ci ricorda che molti hanno deviato dalla legge di Dio e si sono dati all’idolatria.

Romani 1:25 Essi che hanno cambiato la verità di Dio in menzogna e hanno adorato e servito la creatura, al posto del Creatore che è benedetto in eterno. Amen.  

Noi apparteniamo a Dio sia perché ci ha  creati sia perché ci ha redenti. In quanto riscattati dobbiamo esserGli grati non solo perché ci ha dato la vita eterna, ma anche per il dono di averci resi figli, quindi idonei a rappresentarLo.